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Lunga fila di lastre di pietra identiche illuminate di ambra, allineate nel buio come le pagine di un registro infinito, ognuna incisa con lo stesso segno della precedente

Cos’è una blockchain, senza fuffa

Ciao trader,

parto con una confessione che mi fa fare la figura del pirla.

Le mie prime crypto le ho comprate senza avere la più pallida idea di cosa fosse una blockchain.

Sapevo che saliva. Bastava quello.

È come guidare per anni senza sapere che sotto il cofano c’è un motore: finché tutto va, non serve. Il giorno che si ferma in mezzo alla strada, però, sei quello lì fermo che aspetta qualcuno che gli spieghi cosa è successo.

Quindi con questo pezzo parte una serie. Otto lezioni, una a settimana, il lunedì mattina, dal basso verso l’alto.

Niente formule. Niente inglese non tradotto. Solo le cose che, se non le sai, prima o poi ti costano soldi.

Ok, vamos.

Il problema che qualcuno stava cercando di risolvere

Dimentica per un attimo la parola blockchain e pensa a una cosa banale: come fai a mandare cento euro a un tuo amico?

Vai in banca, o apri l’app. E la banca fa una cosa sola: scrive su un registro che tu hai cento euro in meno e lui cento in più.

Non si sposta niente di fisico. Si aggiorna una riga.

Il punto quindi è che chi tiene il registro comanda. Può bloccarti, può sbagliare, può decidere che oggi non sei una persona simpatica.

La domanda che qualcuno si è fatto è: si può tenere un registro senza che ci sia un padrone del registro?

La blockchain è la risposta a quella domanda. Non è altro.

Cos’è, in una riga

È un registro pubblico, copiato identico su migliaia di computer sparsi per il mondo, che chiunque può leggere e che nessuno può correggere da solo.

Rileggi le tre parti, perché sono tutta la lezione: pubblico, copiato, non correggibile.

Non c’è dentro una cassaforte. Non ci sono monete d’oro digitali parcheggiate da qualche parte. Ci sono righe, esattamente come in banca.

La differenza è chi le custodisce e come si mettono d’accordo.

Perché non si può truccare

Qui c’è il malinteso più diffuso, e ci sono cascato pure io: la gente pensa che sia sicura perché è “criptata”.

Non è quello il motivo. Il motivo è molto più contadino.

Primo: è copiata. Se io modifico la mia copia del registro per darmi mille bitcoin, la mia versione non coincide più con le altre migliaia in circolazione. Quando la rete confronta, la mia viene scartata come un biglietto falso in mezzo a diecimila veri. Non serve che qualcuno mi becchi: si becca da solo.

Secondo: è incatenata. Le transazioni vengono raggruppate in blocchi, e ogni blocco si porta dentro l’impronta di quello precedente. È come una pila di fogli dove ogni foglio ha scritto in cima il riassunto esatto del foglio sotto.

Adesso prova a cambiare una riga in un foglio di tre mesi fa.

L’impronta di quel foglio cambia, quindi il foglio sopra non torna più. E quindi non torna nemmeno quello sopra ancora. Per far quadrare la bugia dovresti rifare tutti i fogli venuti dopo, mentre il resto del mondo continua a impilarne di nuovi più veloce di te.

Due catene di quattro blocchi a confronto: in alto la catena integra, dove l'impronta scritta in ogni blocco coincide con quella del precedente, in basso la stessa catena con una riga modificata nel blocco 2, dove l'impronta cambia e tutti i blocchi successivi non tornano più
Una catena di quattro blocchi, ognuno con l’impronta del blocco precedente. Sotto, la stessa catena con una riga modificata nel secondo blocco: l’impronta non torna più e tutti i blocchi successivi risultano invalidi.

Ecco perché si chiama catena di blocchi. Il nome, per una volta, dice esattamente la cosa che fa.

La sicurezza non sta nel segreto. Sta nella ripetizione e nel confronto.

E adesso il conto da pagare

Questa parte i venditori di sogni te la saltano, e invece è quella che ti spiega la metà delle cose che vedi succedere.

Tenere migliaia di copie dello stesso registro, e farle mettere d’accordo di continuo, è mostruosamente inefficiente.

Non è un difetto da sistemare in un aggiornamento. È il prezzo della cosa stessa: paghi in lentezza e in commissioni quello che risparmi in fiducia.

Guarda i numeri, che chiariscono meglio di mille parole.

Bitcoin regge circa 7 transazioni al secondo, e un blocco nuovo esce ogni dieci minuti circa.

Ethereum, sul suo livello base, sta intorno alle 15.

Il circuito delle carte di credito ne macina in media qualche migliaio al secondo.

Confronto fra il registro della banca, una copia sola tenuta da un padrone, e quello della blockchain, decine di copie identiche confrontate di continuo, con sotto le transazioni al secondo: circa 7 per bitcoin, circa 15 per ethereum, qualche migliaio per il circuito delle carte
Confronto fra il registro unico della banca, una copia sola tenuta da un padrone, e il registro della blockchain, migliaia di copie identiche confrontate fra loro. Sotto, le transazioni al secondo: circa 7 per bitcoin, circa 15 per ethereum, qualche migliaio per il circuito delle carte.

Non sono numeri per dire “la blockchain fa schifo”. Sono numeri per dirti che è uno strumento con un mestiere preciso, e quel mestiere non è comprare il caffè.

Un registro che non ha padrone lo usi quando il padrone è esattamente il problema che vuoi togliere di mezzo. Per tutto il resto, la carta di credito funziona benissimo ed è più economica.

Le tre cose che da domani ti tornano utili

Bene, e in pratica? Cosa cambia per te, che magari le crypto le compri e basta?

Uno. Ora sai perché le commissioni ballano. Lo spazio in un blocco è limitato e ogni dieci minuti ne esce uno solo. Quando c’è coda, si fa un’asta per entrare, e chi paga di più passa davanti. Non è l’exchange che ti sta derubando: è il traffico. Se puoi aspettare, aspetti e paghi meno.

Due. Ora sai perché quel bonifico è “in attesa”. Non sta viaggiando da nessuna parte. È in fila, e aspetta che qualcuno lo infili in un blocco.

Tre, e questa è la più importante di tutte. Una transazione confermata non si annulla. Non c’è nessun ufficio reclami. Se sbagli indirizzo di un carattere, se ti fai fregare, se clicchi sulla cosa sbagliata alle due di notte, quei soldi sono andati e basta.

La stessa proprietà che rende il registro impossibile da truccare lo rende impossibile da correggere quando l’errore lo fai tu.

Nel trading questa è l’unica riga di tutto il pezzo che ti può salvare dei soldi veri.

Dove andiamo la prossima volta

Se il registro non ha un padrone, la domanda successiva viene da sola: come fa il registro a sapere che quella riga l’hai scritta tu e non io?

Lì entrano in gioco le chiavi, ed è la lezione della settimana prossima. È anche quella dove si capisce cosa vuol dire davvero la frase “not your keys, not your coins”, che tutti ripetono e in pochi hanno capito.

Se invece vuoi già dare un’occhiata a cosa muove i prezzi di questa roba, ne ho parlato in bitcoin e i flussi degli ETF, che è un altro pianeta rispetto a questa lezione ma è dove finiscono i discorsi.

La blockchain non è sicura perché è segreta. È sicura perché è copiata, e quella stessa copia è il motivo per cui è lenta e cara. Tiziano Brunno

Chiudo con la cosa che mi ripeto ogni volta che qualcuno prova a vendermi la parola blockchain come se fosse magia.

Non è magia. È un registro contabile con dentro una regola di buon senso: se lo tengono in tanti e lo confrontano di continuo, nessuno può riscriverlo di nascosto.

Tutto il resto, la finanza decentralizzata, i token, le stablecoin, sta sopra questa riga qui.

E quando uno ti spiega la roba che sta sopra senza averti mai spiegato questa, di solito è perché ha qualcosa da venderti.

Suerte Amigo!

Tiziano Brunno

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Disclaimer: contenuto puramente informativo ed educativo. Non costituisce consulenza finanziaria né un invito a operare. Il trading comporta rischio di perdita del capitale.

Enorme cisterna in penombra: da una breccia nella parete esce un torrente scuro e silenzioso, mentre da un piccolo tubo sul lato opposto cola un sottile filo di liquido ambra luminoso, minuscolo al confronto

Il sorpasso c’è stato, ma non dove lo stavi guardando

Ciao trader,

a metà luglio ti avevo lasciato con una domanda aperta.

Ethereum è il fratello sfigato che ha perso il treno, o è una molla compressa pronta a scattare?

Bene, un pezzo di risposta è arrivato. E come al solito non è arrivata dove la stavamo guardando tutti.

Il titolo che hai letto

Per la prima volta da quando esistono, i fondi ETF su ether hanno raccolto in un mese più di quelli su bitcoin.

Il titolo gira da settimane, in italiano e in inglese, quasi sempre con la stessa parola: sorpasso.

Ed è vero. Non è una bufala, il dato c’è.

Il problema è che il titolo finisce lì, e il numero invece continua.

Ora apriamo il numero

Luglio 2026. Ecco le due cifre, una accanto all’altra.

ETF su ether: 365 milioni di dollari di raccolta netta.

ETF su bitcoin: 205 milioni.

Sorpasso, appunto. Adesso però guarda le due etichette che nessuno ti ha messo sotto.

Quei 365 milioni sono il mese migliore di ether da quando i suoi ETF esistono, cioè da luglio 2024.

Quei 205 milioni sono il mese peggiore di bitcoin da quando i suoi ETF esistono.

Grafico a barre della raccolta netta di luglio 2026: gli ETF su ether a 365 milioni di dollari, il loro mese migliore da luglio 2024, contro gli ETF su bitcoin a 205 milioni, il loro mese peggiore di sempre
Le due barre della raccolta netta di luglio 2026, ETF su ether a 365 milioni contro ETF su bitcoin a 205 milioni, con sotto le due etichette: per ether è il mese migliore di sempre, per bitcoin il peggiore di sempre.

Rileggi la frase, perché è tutto lì dentro.

Il record di uno ha battuto il minimo storico dell’altro.

Non è la Ferrari che ha superato la McLaren in rettilineo. È la McLaren che si è fermata ai box, e la Ferrari, che stava andando alla sua velocità massima, se l’è trovata davanti.

Sempre un sorpasso è. Ma se scommetti sul pilota sbagliando la ragione, poi al giro dopo ti stupisci.

E il prezzo, che dice?

Qui arriva la parte che mi interessa davvero, perché è quella che ti tocca il conto.

Se i flussi comandano, e ether ha vinto il mese sui flussi, ether dovrebbe volare.

Ether, a metà agosto, sta poco sopra i 1.900 dollari.

Il picco del 2025 era intorno ai 5.000.

Bitcoin nel frattempo sta intorno ai 64.000, contro un massimo di 126.080 toccato a ottobre 2025.

Quindi il flusso ha vinto e il prezzo non se n’è accorto.

Non è una stranezza, ed è la stessa identica famiglia di cose di cui parliamo da un mese su questo blog. Quello che muove il tuo grafico spesso non sta sul tuo grafico, e quando finalmente riesci a vederlo, scopri che è più piccolo di come te l’avevano raccontato.

Il motivo è banale: le proporzioni

Trecentosessantacinque milioni di dollari sembrano tanti perché noi ragioniamo con lo stipendio.

Sul mercato di ether, che capitalizza centinaia di miliardi, sono un rubinetto. Non sono una diga.

Ci sono singole giornate storte in cui su ether si muove più valore di così in poche ore.

Quindi la domanda giusta non è mai “quanto è entrato?”.

È “quanto è entrato rispetto a cosa?”.

E qui ti do il numero che nessuno ha titolato, che è di gran lunga il più grosso di tutta la storia.

Il numero vero, quello senza titolo

Nel primo semestre del 2026 gli ETF su bitcoin hanno perso 5,4 miliardi di dollari netti.

È il primo semestre in rosso da quando esistono, cioè da gennaio 2024.

Il patrimonio gestito è sceso da oltre 70 miliardi a circa 55 a fine giugno.

Confronto di scala fra i 365 milioni di dollari raccolti dagli ETF su ether a luglio 2026 e i 5,4 miliardi netti usciti dagli ETF su bitcoin nel primo semestre dello stesso anno: la prima barra è quindici volte più piccola
Confronto di scala fra i 365 milioni raccolti dagli ETF su ether a luglio e i 5,4 miliardi netti usciti dagli ETF su bitcoin nel primo semestre 2026. La prima barra è quindici volte più piccola.

Guarda la figura e tieni a mente la proporzione, perché vale più di dieci articoli.

Il “sorpasso” da 365 milioni è quindici volte più piccolo del fiume che nel frattempo era uscito dall’altra parte.

Uno ha fatto notizia. L’altro no.

Ed è sempre così, tra parentesi: la notizia è l’evento raro, il numero grosso è la noia che nessuno racconta.

Dove il sorpasso c’è per davvero

Adesso ti dico l’unica cosa di questo pezzo che si può usare.

Se prendi il prezzo di ether e lo dividi per quello di bitcoin, tiri fuori il famoso ratio ETH/BTC. È il modo pulito di chiedersi chi dei due sta andando meglio, senza farsi sporcare il ragionamento dal dollaro.

Quel rapporto, a maggio, stava intorno a 0,024.

Adesso sta intorno a 0,030.

Ecco il sorpasso. È lì, non nel prezzo in dollari.

Ether ha guadagnato circa un quarto contro bitcoin, e nello stesso periodo ha perso valore contro il dollaro. Le due cose stanno insieme benissimo, perché sono due scommesse diverse.

E questa è la lezione operativa vera, che non riguarda le crypto ma qualunque mercato tu tocchi:

se compri A perché pensi che batterà B, la scommessa giusta è A contro B, non A contro il dollaro.

Chi a maggio si è messo lungo ether contro bitcoin ha avuto ragione e l’ha portata a casa.

Chi si è messo lungo ether e basta ha avuto la stessa identica intuizione, ha avuto ragione sulla tesi, e ha perso soldi lo stesso.

Se dopo questo pezzo ti resta una sola frase, fai che sia questa.

La spiegazione che gira, e quanto ci credo

Quelli che il mestiere lo fanno sul serio la raccontano più o meno così: chi vende gli ETF su bitcoin sta vendendo l’esposizione a una riserva di valore che il valore non lo stava riservando, mentre chi compra gli ETF su ether compra un’infrastruttura che qualcosa rende, tra il 2 e il 2,6 per cento netto di staking, e su cui si regolano le stablecoin.

È una spiegazione coerente. Mi piace pure.

Però mettiamoci d’accordo su cosa è: è una narrazione che si adatta bene ai dati, non una prova.

Le narrazioni che si adattano bene ai dati sono le più pericolose che esistano, perché sembrano capire e invece stanno solo raccontando all’indietro. Se domani il rapporto torna a 0,024 troveremo tutti, me compreso, un motivo altrettanto elegante per spiegarlo.

E agosto?

Agosto non te lo commento, e ti dico perché.

Nella prima settimana del mese gli ETF su bitcoin hanno raccolto oltre 750 milioni.

Nella settimana intorno a Ferragosto ne sono usciti quasi 390.

Due titoli opposti, tutti e due veri, a otto giorni di distanza.

Chiunque ti citi una singola settimana per dimostrarti che i soldi stanno entrando, o che stanno uscendo, sta scegliendo la settimana che gli serve.

È lo stesso identico difetto della statistica di cui parlavo mercoledì sui livelli: una cifra senza il periodo con cui è stata costruita non è un dato, è una posizione mascherata da dato.

Se vuoi guardare i flussi, guardali per mese e per semestre. Sotto quella soglia è rumore, e il rumore ti fa entrare male.

Cosa me ne faccio, in pratica

Poco, e onestamente.

I flussi degli ETF sono contesto lento. Ti dicono chi sta accumulando in silenzio nell’arco di trimestri, non se domani mattina compri o vendi.

Chiedere ai flussi il timing è come chiedere all’orologio del salotto che tempo fa fuori.

Quello che invece cambia davvero le cose, se il mondo crypto lo tocchi, è la size. Perché qui il “mese peggiore di sempre” e “il mese migliore di sempre” stanno dentro lo stesso trimestre, e la volatilità che c’è dietro quei titoli è la stessa che ti liquida di notte mentre dormi.

Se ci operi con la leva, il conto della size fallo prima di entrare e falla piccola: ho messo online il Crypto Risk Manager apposta, è gratuito e ti dice in dieci secondi quanto puoi permetterti di sbagliare.

Non è il tool che ti fa guadagnare. È quello che ti tiene al tavolo abbastanza a lungo perché la tua tesi, se è giusta, abbia il tempo di diventarlo.

Chiudo dove avevo aperto

A luglio la domanda era: fratello sfigato o molla compressa?

La risposta di oggi, onesta, è molla che si sta caricando, ma di poco, e contro bitcoin, non contro il dollaro.

Il sorpasso sui flussi è reale ed è la prima volta. Ma è successo ai minimi storici di tutti e due, dentro un semestre in cui dal settore sono usciti miliardi, e il prezzo in dollari non lo ha nemmeno salutato.

Se ti interessa il quadro completo, il pezzo di luglio su ether resta valido nelle premesse, e quello su bitcoin e i flussi degli ETF è il fotogramma prima di questo.

Un sorpasso ai minimi di entrambi non è una gara vinta. È una gara che ha smesso di correre uno solo dei due. Tiziano Brunno

E la morale, che poi è sempre la stessa da quando ho iniziato a scrivere su questo blog.

I titoli ti danno il verbo. I numeri ti danno il soggetto e il complemento.

Se leggi solo il verbo, sai che è successo qualcosa e non sai né a chi né quanto, e con quella roba lì ci apri le posizioni.

Suerte Amigo!

Tiziano Brunno

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Ethereum, il fratello rimasto indietro: può arrivare il sorpasso?

🤓 Nerd Mode

Mentre Bitcoin si prende tutti i riflettori, gli ETF spot e la narrativa da “oro digitale”, Ethereum è rimasto indietro. Non di poco. Il rapporto tra il prezzo di Ethereum e quello di Bitcoin, il famoso ratio ETH/BTC, viaggia da mesi vicino ai minimi degli ultimi anni.

La domanda che si fanno tutti è una sola: è il fratello sfigato che ha perso il treno, oppure una molla compressa pronta a scattare? Vediamo di rispondere senza tifoserie.

Perché Ethereum è rimasto indietro

Non è sfortuna, sono motivi precisi. Bitcoin ha una storia che un istituzionale capisce in dieci secondi: offerta limitata, “oro digitale”, riserva di valore. È una narrazione semplice, ed è proprio la semplicità che ha attirato gli ETF spot e i grandi capitali.

Ethereum è un’altra bestia. È una piattaforma, non solo una moneta: ci girano sopra applicazioni, stablecoin, finanza decentralizzata. Più potente, ma anche molto più difficile da raccontare in una riga. In più, ha dovuto convivere con la concorrenza di altre blockchain più veloci ed economiche e con l’incertezza normativa, in particolare sul nodo dello staking e su come la SEC lo tratta.

🧩 Spiegato Bene: il ratio ETH/BTC

Il ratio ETH/BTC misura quanto vale Ethereum rispetto a Bitcoin, ignorando il dollaro. È il grafico più onesto per capire chi sta vincendo dentro il mondo crypto.

Se il ratio sale, Ethereum sta sovraperformando Bitcoin. Se scende, sta perdendo terreno. Guardare solo il prezzo in dollari inganna: in un mercato in cui sale tutto, anche Ethereum sembra fare bene, ma se sale meno di Bitcoin sta in realtà perdendo la gara relativa. Il ratio ETH/BTC toglie il rumore e ti dice la verità.

Cosa servirebbe davvero per il sorpasso

Perché Ethereum torni a correre più forte di Bitcoin non basta l’entusiasmo. Servono catalizzatori concreti:

Catalizzatore Perché conta
Flussi veri sugli ETF spot ETH Non basta che l’ETF esista: servono capitali che entrano davvero, come è successo per Bitcoin
Chiarezza normativa sullo staking Se lo staking viene sdoganato dalla SEC, Ethereum diventa un asset che “rende”, molto più appetibile
Una narrativa forte e semplice Stablecoin e pagamenti che girano su Ethereum potrebbero dargli la storia da una riga che oggi gli manca

La molla compressa, insomma, esiste. Ma una molla compressa resta compressa finché qualcosa non la fa scattare. E il timing, nei mercati, è la cosa più difficile da indovinare.

I rischi, che nessun influencer ti racconta

Arrivare secondi non garantisce il sorpasso. Nella tecnologia il “quasi leader” a volte recupera, altre volte viene semplicemente superato da qualcun altro. Ethereum ha vantaggi enormi, ma anche concorrenti agguerriti e una complessità che è un’arma a doppio taglio.

Chi compra Ethereum “perché deve per forza recuperare su Bitcoin” sta facendo una scommessa sul quando, non solo sul se. E scommettere sul quando è il modo più veloce per farsi male, anche avendo ragione sulla direzione.

Come inquadrarlo nel tuo trading

Tre regole per non trasformare una tesi giusta in una perdita:

1. Guarda il ratio ETH/BTC, non solo il prezzo in dollari. È lì che si decide chi vince la gara interna al mondo crypto. Ne abbiamo parlato anche nell’analisi su Bitcoin e i flussi degli ETF.

2. Dimensiona la posizione prima di entrare. Le crypto si muovono forte in entrambe le direzioni: la size sbagliata su Ethereum ti può costare cara in una sola notte.

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3. Traccia e resta oggettivo. Sul “quando arriverà il sorpasso” ci si innamora facilmente della propria tesi. Segna le operazioni sul TradingBlog Diary e lascia parlare i numeri, non le speranze.

Il mercato può restare irrazionale più a lungo di quanto tu possa restare solvibile. John Maynard Keynes

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Bitcoin che si dissolve in flussi di luce assorbiti dai vault degli ETF

Bitcoin -20% a giugno: ora comandano gli ETF

🤓 Nerd Mode

Giugno 2026 verrà ricordato come il mese in cui Bitcoin ha smesso di ascoltare Twitter e ha iniziato ad ascoltare Wall Street.

BTC ha chiuso il 30 giugno intorno a 58.500 dollari, in calo di circa il 20% sul mese. Non un ritracciamento qualsiasi: parliamo del peggior mese rispetto alla stagionalità storica, secondo Fortune. E la parte interessante non è il numero. È il colpevole.

Non è stato il retail a vendere in preda al panico. È stato un flusso lento, ordinato, quasi burocratico: riscatti continui dagli ETF spot americani. Circa 4,4 miliardi di dollari di deflussi in una tredicina di sedute da metà maggio. Ogni giorno un pezzetto di offerta che torna sul mercato, senza urla, senza meme, senza capitolazione.

Benvenuto nel Bitcoin del 2026: dove il prezzo marginale lo decide chi gestisce un ETF, non chi posta rocket emoji.

Deflussi netti dagli ETF spot su Bitcoin: -4,4 miliardi di dollari a giugno 2026
Giugno 2026: il mese peggiore di sempre per i flussi degli ETF spot su Bitcoin. Fonte: CoinDesk / Fortune.

Chi tiene la penna adesso

Per anni la narrazione era semplice: il retail muove il prezzo, le balene lo anticipano, gli istituzionali arrivano tardi. Nel 2026 quella storia è invecchiata male.

Da quando gli ETF spot su Bitcoin sono diventati il canale d’accesso dominante per il capitale professionale, i loro flussi netti sono la variabile che conta. Quando entrano soldi, l’emittente compra BTC sul mercato per coprire le quote. Quando escono, vende. Il flusso ETF è domanda e offerta, tradotta in tempo reale.

Ed è per questo che i driver di giugno raccontano una storia coerente: una Fed più falco del previsto, che tiene alti i rendimenti reali e rende meno appetibile un asset che non paga cedole; e una rotazione del capitale verso l’equity legato all’intelligenza artificiale, dove nel 2026 sembra esserci la festa vera. In quel contesto, i gestori hanno semplicemente ruotato fuori. Il deflusso è la fotografia di quella decisione.

🧩 Spiegato Bene: cos’è un ETF spot

Un ETF spot su Bitcoin è un fondo quotato in borsa che detiene BTC “vero” e ne replica il prezzo, comprato e venduto come una normale azione. Ogni volta che entrano o escono capitali, l’emittente compra o vende Bitcoin sul mercato reale. Ecco perché i suoi flussi non seguono il prezzo: lo fanno.

Come funziona un ETF spot su Bitcoin: flusso in entrata e in uscita
Il meccanismo di un ETF spot: i flussi in entrata e in uscita si traducono in acquisti e vendite di BTC reale.

Ethereum, il fratello rimasto indietro

Se ti serviva una prova che ora comanda la domanda istituzionale e non l’entusiasmo generico “per la crypto”, guarda Ethereum.

A giugno gli ETF spot su ETH hanno registrato deflussi per più sedute consecutive, proprio mentre gli ETF su Bitcoin, per qualche seduta, tornavano brevemente in afflusso netto. Due prodotti sullo stesso scaffale, stesso wrapper regolamentare, comportamenti opposti. Il capitale professionale sta scegliendo, e sta scegliendo BTC.

Il risultato sul prezzo è brutale: il drawdown di ETH dal massimo di ciclo si è allargato verso il -60%, secondo Investing.com. Il divario di domanda tra i due asset non si sta chiudendo, si sta ampliando.

Drawdown dal massimo di ciclo 2026: Bitcoin -48% vs Ethereum -60%
Stesso wrapper, mandati diversi: il drawdown di Ethereum dal picco di ciclo è più profondo di quello di Bitcoin. Fonte: Investing.com.

La lettura da nerd è questa: nel mondo degli ETF non esiste “la crypto” come blocco unico. Esistono singoli asset con singoli mandati, e chi alloca decide riga per riga. Bitcoin si è conquistato lo status di “asset da portafoglio istituzionale”. Ethereum, per ora, resta l’esposizione più tecnica che fatica a trovare gli stessi compratori pazienti.

La SEC ridisegna quali ETF nasceranno

Qui arriva il pezzo che pochi stanno collegando, ma che potrebbe contare più di ogni singola seduta di deflussi.

Intorno al 30 giugno la SEC ha aperto una finestra di commenti di circa 60 giorni, fino a inizio settembre, su un nuovo framework unico e “asset-neutral” per gli ETF complessi e di nuova generazione. Fonte: The Block.

Un gateway regolatorio che filtra i token crypto in corsie approvate e respinte
Il nuovo framework “asset-neutral” della SEC decide in anticipo quali ETF crypto potranno nascere e quali no.

Cosa c’è dentro quel perimetro? Praticamente tutta la prossima ondata: gli ETF spot crypto, i prodotti con staking-yield, i basket di altcoin, e persino gli ETF legati ai prediction market. Non a caso, circa due dozzine di filing su event-contract risultano congelati da maggio, in attesa che le regole del gioco vengano scritte.

Tradotto: la SEC sta smettendo di valutare ogni ETF crypto caso per caso e sta provando a definire un modello unico. Un framework che decide in anticipo quali strutture sono ammissibili e quali no. Che tipo di prodotti potranno raccogliere capitale istituzionale nei prossimi anni. E se i flussi ETF sono ormai il prezzo marginale di Bitcoin, allora chi scrive le regole degli ETF sta scrivendo le regole del prezzo.

Non è più una questione di adozione. È una questione di architettura.

Cosa tenere d’occhio

Due appuntamenti, entrambi sul calendario a breve.

  • Verbali FOMC, 8 luglio. Se confermano il tono falco che ha guidato i deflussi di giugno, la pressione sugli afflussi ETF resta. Se aprono anche solo uno spiraglio più morbido, il flusso può girare in fretta, e ora sappiamo che il flusso è il prezzo.
  • Finestra SEC, fino a inizio settembre. Ogni commento, ogni bozza, ogni segnale su cosa entrerà nel framework “asset-neutral” è materiale per capire quale sarà la prossima generazione di prodotti crypto istituzionali. E quali asset ne resteranno fuori.

Il 2026 crypto non si legge più sui social. Si legge nei flussi e nei filing.

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Disclaimer: contenuto a scopo puramente informativo e didattico. Non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. Fai sempre le tue ricerche.