Bad high e bad low: l’estremo che non ha finito il lavoro

Ciao trader,
lo shortavo con la faccia di chi ha capito tutto.
Massimo di ieri, massimo di oggi, stesso prezzo al tick. Doppio massimo da manuale, quello che nei gruppi Telegram fa scrivere “resistenza fortissima” con tre punti esclamativi.
Ordine dentro, stop sopra, e via.
Il prezzo ci è passato attraverso come il coltello nel burro. Nemmeno una pausa per educazione.
Ci ho messo anni a capire che quel massimo non era una resistenza.
Era un lavoro lasciato a metà.
Prima il nome, che è già mezza spiegazione
Nelle community lo chiamano bad high e bad low.
Sui libri seri il nome è un altro, poor high e poor low, e arriva dal Market Profile, il metodo che Peter Steidlmayer sviluppò al CBOT negli anni Ottanta per leggere il mercato come un’asta invece che come un grafico.
Uso tutti e due i nomi perché li sentirai tutti e due. Ma tieni il secondo in testa, perché è quello che ti dice la cosa giusta.
Poor vuol dire povero, scadente.
Non “forte”, non “resistenza”. Povero.
È un estremo fatto male, e il mercato di solito torna a rifarlo meglio.
Ok, vamos, andiamo per ordine.
Come finisce un’asta fatta bene
Il mercato è un’asta. Sale finché non trova qualcuno disposto a vendere in quantità, scende finché non trova qualcuno disposto a comprare in quantità.
Quando l’asta al rialzo finisce davvero, non finisce per stanchezza.
E soprattutto non finisce perché il prezzo è “salito troppo”. Levatelo dalla testa, quel concetto non esiste: non c’è nessun prezzo troppo alto in assoluto, e chi vende perché “ormai è salito tanto” lo scopre a sue spese, di solito dopo altri duecento punti.
Finisce perché il prezzo arriva dove qualcuno ha voglia di vendere in quantità. Lì trova venditori seri, e da lì viene respinto in fretta.
Quella fretta lascia un’impronta, e ha un nome: excess, cioè eccesso.
Sul profilo lo vedi come un dentino che sporge: due o tre righe sottilissime a volume bassissimo, appiccicate sopra il corpo grasso del profilo. Nel Market Profile classico sono i single print della coda, cioè prezzi che in tutta la sessione ha scambiato un solo periodo di trenta minuti.
Il senso è semplice: lassù ci ha scambiato quasi nessuno perché il prezzo non è rimasto lassù abbastanza da permetterlo.
È stato spinto su, rifiutato, e riportato giù.
Quella è un’asta chiusa. Il mercato ha fatto la domanda, ha ricevuto la risposta, ha girato pagina.

E come finisce un’asta fatta male
Adesso guarda il profilo a destra della figura.
Niente dentino. Niente coda.
L’estremo è squadrato, tagliato di netto, con due o più righe piene allineate sullo stesso prezzo. Nel Market Profile diresti due o più TPO che finiscono esattamente lì.
Quel massimo non è stato respinto da nessuno.
È semplicemente finito il tempo.
Suonata la campana, chiuso il negozio, e il prezzo era ancora lì che scambiava tranquillo al massimo di giornata. Nessuno gli ha detto di no. Gli è solo scaduta la sessione.
Ecco perché in inglese lo chiamano anche unfinished business, faccenda in sospeso.
E le faccende in sospeso, nei mercati come nella vita, prima o poi tornano a bussare.
Il dentino che ti frega, perché non tutti i dentini sono uguali
Qui casca il novanta per cento di chi ha appena scoperto il volume profile, e ci sono cascato pure io.
Vedi una fascia sottile, dici “eccesso”, ci appoggi un’operazione.
Tre casi in cui invece non lo è.
Uno. Il dentino a metà profilo non è un excess.
Se le righe sottili stanno in mezzo, e non all’estremo, hanno un altro nome e un altro significato: si chiama LVN, low volume node, nodo a basso volume.
Non è un posto dove qualcuno ha rifiutato il prezzo. È un posto dove il prezzo è transitato di corsa senza che nessuno avesse voglia di trattare.
È un corridoio, non un muro. E la conseguenza operativa è opposta: sull’LVN il prezzo tende a scivolare veloce, non a fermarsi.

Due. Un excess senza velocità non è un excess.
Il dentino conta se la barra che lo ha creato si è mossa in fretta. Rifiuto vuol dire violenza, vuol dire che il prezzo è tornato indietro di corsa.
Se quelle righe sottili si sono formate in venti minuti di prezzo che galleggiava, non hai visto un rifiuto.
Hai visto della stagnazione con pochi scambi, che è un’altra cosa e non ti dà nessun diritto.
Tre. Di notte i dentini non valgono.
Sui future la sessione notturna, e in generale gli strumenti poco liquidi, producono fasce sottili a raffica.
Non perché qualcuno abbia rifiutato quei prezzi, ma perché non c’era nessuno.
È un profilo magro perché il negozio era vuoto, non perché la merce non piacesse. Chi legge quelle fasce come livelli di rifiuto sta leggendo l’orario di chiusura e lo scambia per informazione.
E adesso la parte che conta: cosa ci fai
Qui devo darti la notizia scomoda, quella per cui probabilmente questo pezzo ti farà girare le scatole.
Un bad high non è un livello dove entrare contro.
Il ragionamento è lineare, seguilo.
L’asta lassù non si è chiusa. Non c’è stato rifiuto. Nessuno ha difeso quel prezzo.
Quindi quel prezzo, molto più che un muro, è un bersaglio.
Un posto dove il mercato ha un lavoro da finire, dove sopra ci sono stop appoggiati da chi ha creduto al doppio massimo, e dove per arrivarci non deve rompere nessuna difesa perché la difesa non è mai esistita.
È esattamente il mio short dell’inizio: mi ero messo davanti a un bersaglio pensando di essere dietro a un muro.
E la traduzione operativa è questa, in due righe.
Su un bad high non ci shorti aggressivo. Se proprio hai una tesi ribassista, non la giochi lì.
Su un bad high, semmai, ci porti un target. Se sei lungo e sopra hai un massimo squadrato, hai una ragione in più per non chiudere troppo presto.
E soprattutto: è contesto, non è un segnale.
Nessuno entra a mercato perché ha visto un profilo squadrato. Ti dice che tipo di terreno stai calpestando, non ti dice di cliccare.
Il grilletto continua a essere quello che hai già: come reagisce il prezzo quando ci arriva. Ci arriva, rallenta e reagisce, oppure ci passa attraverso senza nemmeno rallentare. Quella è la risposta, e arriva sempre dopo, mai prima.
Se hai letto i due pezzi sull’order flow delle settimane scorse, hai già in mano il microscopio per guardare quel momento: nelle candele bid/ask vedi chi sta scambiando sul livello, e con assorbimento ed esaurimento capisci se qualcuno lo sta davvero difendendo.
Il profilo ti dice com’è finita l’asta su quel prezzo. L’order flow ti dice chi c’è adesso.
Sono due domande diverse sullo stesso punto del grafico, ed è per questo che stanno bene insieme.
La percentuale che non ti do
A questo punto del discorso, dal vivo, mi fanno sempre la stessa domanda.
“Ok Tiziano, ma quante volte un bad high viene poi ritestato?”
E qui ti dico una cosa che non è quello che vorresti sentire.
Non lo so.
Cioè: numeri in giro se ne trovano, li ho letti anch’io, e ti assicuro che chi te li spara non ti sta dicendo su quale strumento, in che anni, su che timeframe e con quale definizione di “ritestato” li ha misurati.
Perché la verità è che cambia tutto. Cambia fra ES e DAX, cambia fra sessione piena e sessione ridotta d’agosto, cambia se conti il ritocco al tick o il superamento vero.
Una statistica che non sai come è stata costruita non è un numero, è un modo elegante di indovinare.
Quindi la risposta seria è: misuralo sul tuo mercato e sui tuoi orari.
Ti serve pochissimo. Ogni volta che a fine giornata trovi un estremo squadrato, te lo segni. Poi segni se nei giorni successivi il prezzo ci è tornato, e se lo ha superato o no.
Dopo trenta osservazioni hai una percentuale tua, sul tuo strumento, che vale mille volte quella di un tizio su internet. E soprattutto sai come l’hai contata.
Se un posto dove tenere queste annotazioni non ce l’hai, usa il TradingBlog Diary: è gratuito, è nato apposta per registrare le osservazioni e non solo i trade, e ti evita la fine che fanno tutte le statistiche fatte a memoria, cioè quella di confermare esattamente quello che credevi già.
Cosa fai da domani mattina
Compito piccolo, come sempre. E per una settimana non ci operi.
Accendi il profilo sulla sessione del mercato che segui, e ogni sera guarda i due estremi, il massimo e il minimo.
Poi scrivi una parola sola per ciascuno: coda, se sporge il dentino ed è nato da un movimento veloce, oppure squadrato, se è tagliato di netto.
Solo quello. Niente ordini.
Dopo due settimane apri le annotazioni e guarda cosa è successo il giorno dopo ai “squadrato” e cosa è successo ai “coda”.
Non ti serve altro per farti un’idea che è tua, e per non doverti più fidare di me.
Un massimo che nessuno ha difeso non è una resistenza. È un lavoro lasciato a metà, e il mercato torna sempre a finire i lavori. Tiziano Brunno
Ci tengo a chiudere con una cosa che vale ben oltre il profilo.
Per anni ho guardato i grafici cercando muri. Livelli che tengono, prezzi che respingono, resistenze da manuale.
Il giorno che ho iniziato a chiedermi invece “questo estremo, come si è formato?”, metà dei miei livelli sono spariti dalla mappa.
Ed è stata la cosa migliore che potesse capitare al mio conto, perché quei livelli non tenevano nemmeno prima.
Semplicemente, non lo sapevo.
Se il pezzo ti è servito, mandalo a quel tuo amico che shorta ogni doppio massimo perché “è un doppio massimo”. Gli fai un favore, e forse gli salvi la giornata.
Suerte Amigo!
Tiziano Brunno
Tradingblog
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Disclaimer: contenuto puramente informativo ed educativo. Non costituisce consulenza finanziaria né un invito a operare. Il trading comporta rischio di perdita del capitale.

Tiziano Brunno, trader dal 2014. Ho iniziato come junior in una prop firm e ne sono uscito da CEO: il settore lo conosco da dentro, trucchi compresi. Qui scrivo di mercati, macro e crypto senza cravatta e senza fuffa – solo roba verificata. Oggi costruisco The Thunder Trader, dove contano solo le performance.


