Operatività

Assorbimento, esaurimento, squilibri: come si sceglie il prezzo dell’ordine

Tiziano Brunno · 11 Agosto 2026 · 14 min

Ciao trader,

c’è un momento preciso in cui il trading smette di essere un quiz e diventa un mestiere.

È quando smetti di chiederti “sale o scende?” e cominci a chiederti “a che prezzo metto l’ordine, e dove lo tolgo se ho sbagliato?”.

La prima è una domanda da bar. La seconda ti obbliga a scegliere un numero, e un numero lo puoi difendere o no.

Nella puntata precedente abbiamo aperto la candela: il volume a ogni prezzo, chi ha aggredito, il delta. Quella era la vista.

Oggi chiudiamo la serie dall’altra parte, quella che serve: come si legge un livello, e soprattutto perché il livello sta proprio lì e non due punti più in là.

Alla fine ti faccio vedere due schermate mie, vere, di due giorni diversi.

Assorbimento: tanto sforzo, zero risultato

Parti da qui, è il concetto più importante di tutta la serie.

Assorbimento vuol dire che a un prezzo arriva una montagna di volume aggressivo da una parte, e il prezzo non avanza in quella direzione.

Sul footprint lo vedi così: una o due celle con numeri fuori scala rispetto alle vicine, concentrate su pochi livelli, e la barra che non estende oltre. Spesso chiude perfino dalla parte opposta.

Ricordi la regola della puntata 1? Se una cella segna 800 all’ask, vuol dire che c’erano 800 contratti in vendita passiva fermi a quel prezzo, e qualcuno se li è presi tutti pagando la fretta.

Ora ribalta la frase.

Se dopo quegli 800 il prezzo non è salito, quel venditore passivo ha vinto lo scambio. Ha venduto tutto quello che gli arrivava addosso e ha continuato a rimettere merce sul banco man mano che gliela compravano.

È la spinta al motorino in salita di cui parlavamo. Spingi come un dannato, non avanzi: il problema non è la spinta, è il peso dall’altra parte.

Confronto affiancato: a sinistra una candela classica con le sole etichette di apertura, massimo, minimo e chiusura, a destra la stessa barra scomposta in nove livelli di prezzo con il volume aggredito al bid e all'ask
Due gruppi di candele con la stessa identica aggressione all’ask nella barra centrale. A sinistra la barra dopo avanza, lo sforzo ha prodotto il risultato. A destra la barra dopo non avanza e chiude sotto: qualcuno stava vendendo tutto.

E adesso la cosa scomoda

Quella foto ha una terza possibilità che l’immagine non distingue.

Volume enorme e prezzo fermo può voler dire due cose opposte:

un grosso passivo che sta reggendo, e il prezzo si gira;

oppure un grosso passivo che sta finendo le munizioni, e da lì parte lo sfondamento.

Sono la stessa immagine. Identica. Non esiste una soglia, un colore o un indicatore che le separi in tempo reale, e chiunque ti dica il contrario ti sta vendendo qualcosa.

Assorbimento ed esaurimento si riconoscono con certezza solo dopo.

Non è una brutta notizia, è la più utile del pezzo, perché ti dice dove sta davvero l’informazione: non dentro la cella, in quello che il prezzo fa subito dopo.

Volume enorme e prezzo fermo è una domanda, non una risposta.

La risposta arriva dalle barre successive. Se il prezzo si gira, quel passivo ha retto e il livello ha funzionato. Se invece il livello viene attraversato con il volume dietro, quel passivo aveva finito le munizioni, e quello che stavi guardando non era un muro ma l’inizio di una partenza.

Ecco perché il fenomeno da solo non vale niente e la reazione al fenomeno vale tutto. È lo stesso motivo per cui una cella grossa isolata non ti dice niente, mentre la stessa cella seguita da tre barre che non riescono a superarla ti dice parecchio.

Esaurimento: il movimento continua, la benzina no

L’esaurimento è un’altra cosa e va tenuto separato, perché i due si confondono di continuo.

Nell’assorbimento c’è tanta aggressione che non produce movimento. Nell’esaurimento c’è poca aggressione che produce ancora movimento.

Il primo è un muro. Il secondo è una benzina che finisce.

Sul footprint lo riconosci dalle celle che si assottigliano man mano che il prezzo si avvicina all’estremo. Le prime barre della spinta hanno numeri da 300, 400 contratti. Le ultime da 20, 30. Il delta resta positivo, ma è un positivo sempre più magro.

Il prezzo sale ancora, però lo sta facendo con quattro gatti.

Anatomia di una candela bid/ask con cinque richiami numerati: la colonna dei prezzi, il volume aggredito al bid, quello aggredito all'ask, il punto in cui l'acquisto si spegne e la riga più scambiata della barra
Quattro candele in salita con le celle che si assottigliano verso l’estremo, da 300-400 contratti a 20-30, e il delta ancora positivo ma sempre più piccolo. Il movimento continua, la benzina no.

Occhio anche qui: una spinta che si assottiglia può ripartire il minuto dopo se arriva gente nuova. Ti sta dicendo che chi ha portato il prezzo fin lì ha quasi finito, non che adesso si scende.

Gli squilibri, e perché si guardano in diagonale

Uno squilibrio, imbalance nel gergo delle piattaforme, è una cella dove un lato stravince sull’altro.

Fin qui facile. Il punto che quasi nessuno spiega è che il confronto NON è orizzontale.

L’ask a un certo prezzo si confronta con il bid del prezzo un tick sotto. In diagonale.

Il motivo è bello, ed è il motivo per cui questa roba ha senso. Nel momento in cui quei due scambi sono avvenuti, quei due prezzi erano i due lati dello stesso spread: il miglior bid e il miglior ask distano un tick. Chi comprava aggressivo lassù, il venditore che poteva contrastarlo era quello in attesa un tick sotto.

Confrontare invece i due numeri sulla stessa riga mette a confronto due momenti diversi, in cui il mercato stava su due lati diversi. Due squadre che hanno giocato in giorni diversi.

Il confronto diagonale rimette in campo insieme quelli che si sono davvero incontrati.

Sequenza in tre pannelli che mostra il libro ordini prima e dopo l'arrivo di un ordine di acquisto a mercato da 120 contratti, con la tabella di chi consuma cosa e in quale colonna finisce il volume
A sinistra le frecce diagonali che collegano l’ask a un prezzo con il bid del prezzo un tick sotto, cioè i due lati dello stesso spread. A destra la stessa griglia con la freccia orizzontale barrata: quei due numeri non si sono mai guardati in faccia.

La soglia non è una legge di natura

Quando la cella supera la sua controparte diagonale di parecchio, la piattaforma te la colora. Quanto è “parecchio” lo decidi tu.

Nessuna borsa la definisce. Non esiste uno standard, e le piattaforme non vanno d’accordo fra loro.

Su Sierra Chart, che ho usato per anni, le soglie sono tue: le imposti in percentuale oppure in volume assoluto, su più fasce di colore.

Su DeepCharts di Volumetrica, che è quella che uso adesso, la soglia si cambia nei parametri delle candele footprint.

Il valore che gira di più come default è tre volte il lato opposto, ma è prassi, non legge.

E la conseguenza è pesante: cambiando quel numero cambiano i segnali che vedi sullo schermo. Chi ti mostra un footprint pieno di squilibri senza dirti a che soglia è impostato ti sta mostrando una sua opzione, non un dato di mercato.

Poi c’è il filtro che quasi tutti dimenticano di attivare: un volume minimo perché la cella conti. Senza quello, 3 contro 1 è uno squilibrio del 300% e non significa niente. C’è perfino un’impostazione che decide se un livello con zero contratti da un lato debba contare come squilibrio: con quella accesa, 40 contro 0 diventa uno squilibrio infinito, e ti si accende mezzo grafico.

Quando invece trovi tre o quattro livelli consecutivi squilibrati dalla stessa parte, gli squilibri impilati, quella è una traccia più solida: vuol dire che l’aggressione non è stata un colpo isolato, ma ha camminato per diversi prezzi di fila.

Tre riquadri con il volume totale, il delta e il prezzo più scambiato di una candela bid/ask, ognuno con la domanda a cui risponde
Quattro livelli consecutivi con lo squilibrio dallo stesso lato, e a fianco il pannello dei parametri: soglia 300%, minimo 3 livelli, volume minimo di cella 20. Sono impostazioni tue, non uno standard: cambiale e cambiano i segnali.

Il delta che non torna

Ultimo attrezzo, e il più abusato del settore.

Il prezzo fa un nuovo massimo, il delta cumulato no: resta sotto il picco di prima. Si chiama divergenza, e su internet è venduta come il segnale che ti fa prendere i massimi.

Non lo è.

Nessuno studio pubblicato dimostra che quello schema preveda le inversioni. Lo scrivo qui perché è il punto in cui perdo qualche lettore, ma preferisco perderlo adesso che vederlo entrare short su una divergenza.

Quello che la divergenza fa, e lo fa bene, è mandarti a guardare in un posto preciso.

Tre candele bid/ask affiancate con delta molto diversi: la salita comprata, la salita con delta negativo e la barra con volume enorme e prezzo fermo
Il prezzo che fa un nuovo massimo e, allineata sotto, la curva del delta cumulato che non lo fa. Con l’avvertenza in chiaro: nessuno studio pubblicato dimostra che questo schema preveda le inversioni, è una domanda da fare al livello, non un ingresso.

E c’è un secondo motivo per non leggere mai il delta da solo: lo stesso squilibrio muove i prezzi in modo diverso a seconda di quanta liquidità trova davanti. Su un book spesso sposta il prezzo di pochi tick, su un book sottile molto di più. La microstruttura lo ha misurato: a parità di flusso, l’impatto cresce quanto più sottile è il muro.

Il delta non si legge da solo. Si legge diviso per quanto era spesso quel muro.

I tre esiti di un livello

Mettiamo insieme il tavolo. Quando il prezzo arriva su un livello che hai segnato, davanti a te ci sono tre finali possibili, non due.

Respinto. Arriva, trova gente pronta dall’altra parte, l’aggressione si spegne salendo, le celle si assottigliano, il prezzo si gira. È lo scenario che avevi in mente.

Mangiato. Arriva, trova gente pronta, e se la mangia tutta: squilibri impilati che attraversano il livello, e il prezzo esce dall’altra parte con il volume dietro. Il livello non era un muro, era una porta.

Falso movimento. Arriva, buca di poco, il volume oltre il livello è ridicolo e il prezzo rientra subito. Qualcuno ha spinto giusto quanto basta per andare a prendere gli ordini che stavano lì.

Il footprint non ti dice quale dei tre sarà. Ti dice quale dei tre è appena successo, mentre a occhio nudo sembravano tutti uguali.

E adesso la domanda vera, quella che regge tutto il resto.

Perché il livello sta proprio lì

Ti mostro una schermata mia del 4 agosto sull’S&P. Non c’è nessun ordine, non c’è nessuna posizione. È una dimostrazione, ed è la cosa che mi ha convinto più di mille spiegazioni.

A destra il grafico, con un box viola disegnato dalla regola più banale che ci sia: tre candele, il prezzo corre, e fra la prima e la terza resta un buco che nessuno ha ricoperto. In inglese lo chiamano fair value gap, in italiano squilibrio non riempito. Quel box stava fra 7.755 e 7.760.

A sinistra, sulla stessa scala di prezzi, il profilo dei volumi della sessione. Cioè quanti contratti sono passati a ogni singolo prezzo.

E lì dentro, fra circa 7.755,6 e 7.759,4, il profilo non c’è. Un rientro vuoto. Sopra, subito sopra il box, il nodo di volume più grosso della giornata. Sotto, il profilo che ricomincia a riempirsi.

Schema del caso NQ del 29 luglio 2026: a sinistra il grafico con la zona di squilibrio e la sua mediana a 27.797, a destra la mappa del libro ordini con la fascia in vendita poco sopra, e i livelli di ingresso, stop e obiettivo
ES, 4 agosto 2026. A destra il grafico con la zona di squilibrio evidenziata come fascia unica fra 7.755 e 7.760, senza livelli interni. A sinistra il profilo dei volumi della sessione, con il vuoto quasi esatto nella stessa fascia e il nodo di volume più alto appena sopra. Due strumenti che non si parlano indicano lo stesso intervallo. Schema ridisegnato dalla schermata reale.

Fermati un secondo su cosa vuol dire.

Il box nasce da una regola sulle candele. Il vuoto nasce dal conteggio dei contratti. Nessuno dei due sa dell’altro. Sono due misure indipendenti dello stesso intervallo di cinque punti.

Non sono due indizi che concordano. Sono la stessa cosa con due nomi diversi.

Ed è qui che il buco sul grafico smette di essere un disegno alla moda e diventa una cosa che puoi difendere: lì dentro non ha scambiato quasi nessuno. Non c’è merce appoggiata, non c’è niente che frena. Il prezzo ci è passato di corsa e non si è fermato a fare affari.

Da questo esce tutto il resto in modo naturale.

Il prezzo ci ripassa dentro veloce, perché non trova ostacoli. E il punto che offre meno resistenza di tutti è il centro del vuoto, dove il profilo è più magro.

Ecco perché quelle fasce meritano un segno sul grafico, mentre mille altre righe tirate a occhio non lo meritano.

Un caso vero: ES, 7 agosto

Adesso la stessa roba con un trade dentro. Della costruzione ti risparmio i dettagli, non è il punto di oggi.

7 agosto, S&P 500, primo pomeriggio.

Il prezzo era salito, poi si è messo a rientrare. Nel rientro c’era una zona vuota come quella di prima, e lì avevo il mio livello, in acquisto.

E ti dico anche cosa non ti sto dicendo, così siamo pari.

Su quel prezzo non cadeva solo il vuoto del profilo. Ci cadevano sopra altre due cose, roba mia, misurata negli anni sui miei mercati, ed è il motivo per cui l’ordine è finito esattamente lì e non un punto più sotto.

Quella parte non posso metterla in un articolo gratuito, e non perché sia un segreto. Perché staccata dal ragionamento che ci sta intorno diventa l’ennesima regoletta da copiare, e le regolette copiate durano tre stop.

Ordine sul livello. Stop sotto tutta la zona, non appena sotto l’ingresso: se il prezzo si fosse mangiato quella fascia intera, la lettura era sbagliata e il trade non aveva più motivo di esistere. Target sul primo ostacolo sopra.

Esito: eseguito, target preso, +10,25 punti in una ventina di minuti. Dopo l’uscita il prezzo è salito ancora un po’, e va bene così: il target stava sull’ostacolo, non sui miei desideri.

Fin qui è un trade come tanti. La parte che serve è un’altra.

Il prezzo è andato sotto prima di funzionare

Sei minuti dopo essere entrato, il prezzo è sceso sotto di me di quasi cinque punti. Ha fatto lì il minimo, e solo dopo è ripartito.

Ricostruzione di una candela bid/ask sul livello: salendo, il volume aggredito all'ask cala riga dopo riga mentre quello al bid aumenta
ES, 7 agosto 2026. La zona evidenziata come fascia unica, senza livelli interni, la riga dell’ingresso dentro la zona, lo stop appoggiato sotto tutta la zona e il target sopra. Sei minuti dopo l’ingresso il prezzo scende di quasi cinque punti sotto, sfiora il margine ma non lo stop, poi riparte e arriva al target. Sovrapposta, la linea tratteggiata di uno stop stretto appena sotto l’ingresso: quella sarebbe stata colpita. Schema ridisegnato dal grafico reale.

Guarda cosa vuol dire, perché è la cosa più utile di tutto il pezzo.

Con lo stop dove stava, quel minimo non l’ha nemmeno sfiorato: era rimasto margine.

Con uno stop “stretto e furbo” appoggiato appena sotto l’ingresso, quel trade sarebbe stato una perdita. Lo stesso identico trade che ha fatto +10,25.

Uno stop stretto non è un trade più prudente. È lo stesso trade con più probabilità di perdere.

E se quella distanza è troppa per il tuo conto, la risposta non è stringere lo stop: è ridurre la size, o lasciar perdere quel trade. Sui future poi c’è un secondo tetto, il margine del broker, che ti taglia la size anche quando il rischio direbbe di sì. Se vuoi fare i due conti insieme in dieci secondi ho messo online il calcolatore size futures, è gratuito e ti dice anche quando conviene passare ai micro.

Cosa fai da domani mattina

Come nella puntata 1, il compito è piccolo e per una settimana non ci operi.

Prendi un future che segui, accendi il profilo dei volumi della sessione e cerca i buchi: le fasce dove il profilo si assottiglia fino a sparire. Segnale il centro, che è il punto più povero.

Poi aspetta che il prezzo ci ritorni, e scrivi una parola sola: respinto, mangiato, o falso movimento.

Niente ordini. Solo la parola.

Dopo venti livelli avrai una cosa che nessun corso ti può dare, e cioè quanti dei tuoi livelli reggono davvero e quanti erano decorazione. Se un posto dove tenere le annotazioni non ce l’hai, usa il TradingBlog Diary, è gratuito.

E chiudo la promessa che avevo lasciato aperta la settimana scorsa: l’ordine gemello sull’ES del 29 luglio non fu mai eseguito, il prezzo arrivò al livello, si girò lì e se ne andò senza di me. Il motivo sta in una riga: un limite non si esegue perché il prezzo tocca il tuo prezzo, si esegue se qualcuno scambia attraverso di lui in quantità sufficiente a smaltire la fila davanti a te. Capita, e capiterà anche a te.

Il livello non lo scegli col righello. Lo scegli dove due cose diverse ti dicono lo stesso prezzo. Tiziano Brunno

Con questa chiudiamo la serie sull’order flow.

E ti lascio con la cosa che mi ha insegnato di più in questi due pezzi, che non è un pattern e nemmeno uno strumento.

Il buco sul grafico e il buco nel volume sono la stessa cosa. Il muro sul book e le celle che si spengono sono la stessa cosa. Quando due strumenti che non si parlano fra loro ti dicono lo stesso numero, quel numero non è più una tua opinione.

È lì che smetti di indovinare.

Se il pezzo ti è servito, mandalo a quel tuo amico che disegna box viola ovunque senza aver mai controllato se sotto ci sia il vuoto. Gli fai un favore.

Suerte Amigo!

Tiziano Brunno

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