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Bitcoin ed ethereum non sono due versioni della stessa cosa

Tiziano Brunno · 21 Settembre 2026 · 9 min

Ciao trader,

per un po’ ho comprato ethereum per un motivo che adesso mi fa ridere: costava meno.

Bitcoin stava lassù, ethereum qualche migliaio, e nella mia testa il ragionamento filava: questo è caro, quest’altro deve ancora recuperare.

Non era una tesi.

Era un prezzo guardato male.

Una tesi è una frase che puoi scrivere su un foglio e che qualcuno può smontarti. “Costa meno quindi salirà” non te la può smontare nessuno, perché non dice niente.

Questa è la lezione che me lo ha fatto capire. Se ti sei perso quella precedente, l’exchange, leggila: lì si vede dove si compra. Qui si vede cosa si compra.

Ok, vamos.

La differenza che ti raccontano, e che nell’ultimo anno non regge

La versione che gira è semplice. Bitcoin è scarso, ethereum no. Uno ha un tetto di 21 milioni scritto nella pietra, l’altro se ne può creare all’infinito. Fine del discorso.

Allora andiamo a vedere quanto ne hanno creato davvero.

Nei dodici mesi fino al 16 settembre 2026, l’offerta di bitcoin è cresciuta dello 0,82%.

Quella di ethereum, dello 0,81%.

Praticamente lo stesso numero. Chi teneva l’uno e chi teneva l’altro si è ritrovato diluito nella stessa misura.

Grafico dell'offerta di ethereum dal settembre 2022 al settembre 2026: scende sotto il livello di partenza, tocca il minimo ai primi di aprile 2024, poi risale e dal 5 febbraio 2025 resta stabilmente sopra quel livello
L’offerta di ethereum dal passaggio a proof of stake a oggi. Il minimo è dell’aprile 2024, dal febbraio 2025 è tornata sopra il livello di partenza e non è più scesa.

E se guardi il ritmo degli ultimi trenta giorni, ethereum sta persino leggermente sopra: 0,87% annualizzato.

Quindi la differenza che conta non è quella. Se fosse quella, nell’ultimo anno non ci sarebbe stata nessuna differenza.

La differenza vera è chi decide quel numero

In bitcoin il numero è scritto. Oggi 3,125 nuovi bitcoin ogni blocco, e ogni 210.000 blocchi si dimezza. Chiunque, con una calcolatrice, può dirti quanti bitcoin esisteranno nel 2100.

Il prossimo dimezzamento è al blocco 1.050.000. A metà settembre 2026 ne mancavano circa 82.500, e a quel ritmo siamo intorno ad aprile 2028. Nota come l’ho scritto: “intorno a”. Si conta in blocchi, non in giorni, e chi ti dà la data esatta con l’ora ti sta vendendo una precisione che non esiste.

E quella regola non tiene perché qualcuno l’ha promessa. Tiene per il motivo che abbiamo visto nella prima lezione: il registro ce l’hanno in copia tutti, e le regole le fa rispettare ognuno per conto proprio. Per cambiarle non basta che lo voglia qualcuno di grosso, devono adeguarsi quasi tutti.

Nel 2026 se n’è avuta la prova. L’8 agosto una proposta di modifica delle regole, BIP-110, è arrivata alla fase in cui i miner devono dire sì o no. Ha raccolto il 2,53% contro una soglia del 55%. E quel 55% è solo la soglia con cui i miner segnalano: le regole poi le fa rispettare chi verifica le transazioni, che è un altro insieme di gente ancora. È per questo che la catena che provava a staccarsi si è staccata da sola invece di trascinarsi dietro bitcoin: ha prodotto due blocchi in otto ore e si è fermata lì. Le regole di fondo di bitcoin non cambiano da novembre 2021.

Tienilo a mente, però, perché è una lama a doppio taglio: chi ti vende “immutabile” ti sta vendendo nello stesso pacchetto anche “non si adatta”.

In ethereum quel numero è il saldo di due forze

Qui non c’è nessun tetto, e non è un dettaglio da nascondere: è proprio un’altra impostazione.

Da una parte il protocollo conia nuovi ETH per pagare chi tiene in piedi la rete. Quanti, dipende da quanto ETH è depositato a garanzia. A metà settembre 2026 sono 43,1 milioni, cioè il 35% del totale, e in fila per entrare ce ne sono altri 1,85 milioni con oltre un mese di attesa.

Dall’altra parte la rete distrugge una fetta della commissione di ogni transazione.

Il saldo fra le due cose può andare in due direzioni, e dipende da quanto la rete viene usata. Rete intasata e costosa: si distrugge più di quanto si conia, l’offerta scende. Rete scorrevole ed economica: si conia più di quanto si distrugge, l’offerta sale.

Ed è qui che sta il pezzo che vale da solo la lezione.

Nel marzo 2024 un aggiornamento ha reso quasi gratuito, per le reti di secondo livello, appoggiarsi a quella principale. E il punto non è solo che la gente si è spostata lì: è che quelle reti, che alla rete principale pagavano un conto salato per depositarci i propri dati, da allora ne pagano una frazione. A metà settembre 2026 fanno 62 volte le operazioni della rete principale, e su quelle reti un trasferimento costa meno di un centesimo.

Risultato: in una giornata qualunque di settembre 2026 sulla rete principale vengono distrutti una quarantina di ETH, contro una media di 2.481 al giorno da quando il meccanismo esiste.

L’offerta di ethereum ha toccato il minimo ai primi di aprile del 2024. Dal 5 febbraio 2025 è tornata sopra il livello che aveva il giorno del cambio di funzionamento, e non è più scesa sotto.

Chi nel 2022 aveva comprato sentendosi dire che l’offerta si sarebbe ristretta, oggi possiede una fetta di rete più piccola di allora.

E attenzione, perché il saldo ha due lati e nel frattempo si è mosso anche l’altro: l’ETH depositato a garanzia è passato da circa 31 milioni nella primavera del 2024 a oltre 43 milioni oggi, e più ce n’è depositato più il protocollo conia. L’offerta è tornata a salire per due motivi che spingono nella stessa direzione, meno distruzione e più emissione. Nel 2023, con la rete intasata e molti meno ETH depositati, il saldo si invertiva davvero. Oggi l’asticella si è alzata, perché l’emissione da battere è quella di oltre 43 milioni di ETH depositati e non più quella di 31.

Non è che qualcuno abbia cambiato le carte in tavola. È che quella riduzione non era una proprietà garantita del sistema, era una conseguenza dell’ingorgo. Il meccanismo che nel racconto doveva restringere l’offerta lavora solo quando la rete è intasata: quando la rete ha iniziato a funzionare bene, quello si è quasi fermato.

Due mestieri vuol dire due modi diversi di avere torto

Tabella che confronta bitcoin ed ethereum su quattro righe: chi decide quanto se ne crea, da cosa dipende, qual è la tesi di chi lo compra e che cosa gliela rompe
I due mestieri a confronto: chi decide quanto se ne crea, da cosa dipende, cosa muove il prezzo e cosa rompe la tesi.

Bitcoin è una regola di emissione che nessuno può cambiare, su una rete che di mestiere non fa nient’altro. Se lo compri, la tua tesi è che quella rigidità valga qualcosa. Quello che te la rompe sono i flussi, cioè chi compra e chi vende: al 16 settembre 2026 gli ETF americani a pronti su bitcoin sono in deflusso netto di circa due miliardi di dollari da inizio anno, e di cosa dicono davvero i flussi degli ETF ho già scritto qui.

Ethereum è una rete che si fa pagare per essere usata. Se lo compri, la tua tesi è che quell’uso cresca e che il valore resti attaccato lì. Quello che te la rompe è che l’uso smetta di passare da lì, o che ci passi pagando una frazione di prima, che è esattamente quello che è successo.

Due strumenti, due tesi, due cose diverse da guardare. Non è la stessa posizione in due taglie.

Quello che nessuno dei due è

Bitcoin non è l’assicurazione contro le banche centrali. Nel 2026 la Fed ha tenuto la linea dura e il 16 settembre ha alzato i tassi, primo rialzo in più di tre anni. Bitcoin, nello stesso anno, è sceso. Si comporta come un attivo di rischio legato a quanta liquidità gira in giro, non come una polizza che da quella liquidità è immune.

Ethereum non è un’azione con la cedola. Il rendimento del protocollo è sceso al 2,59% l’anno, e il fondo di BlackRock che lo mette davvero a garanzia ne gira agli investitori l’1,45% l’anno (dato al 16 settembre 2026). La differenza non è tutta commissione, ed è la parte interessante: una fetta se la prendono lui e chi gli fa il lavoro, un’altra è semplicemente ether che il fondo tiene libero, senza metterlo a garanzia, per poter rimborsare chi esce. E nel frattempo il sottostante, da inizio anno, perde a doppia cifra. Un rendimento dell’1,45% l’anno su una cosa che in nove mesi lascia sul terreno più di dieci volte tanto non è una cedola, è una foglia di fico.

E c’è un cortocircuito: più capitale entra a garanzia inseguendo quel rendimento, più il protocollo conia, e meno rende a tutti quelli già dentro. Il dividendo si annacqua da solo man mano che arrivano gli azionisti.

Cosa fai da domani mattina

Scrivi la tesi prima di comprare. Una riga sola: “lo compro perché…”. Se la riga è “perché costa meno dell’altro”, quella non è una riga, è quello che facevo io.

Chiediti cosa te la romperebbe. Per uno sono i flussi, per l’altro è quanto viene usata la rete. Sono due cose che si guardano in due posti diversi, e nessuna delle due si guarda sul grafico dei prezzi.

Non dimensionarli uguali solo perché stanno nella stessa cartella. Sono due mestieri, e nel 2026 il secondo si è mosso molto più del primo, in tutte e due le direzioni.

Dove andiamo la prossima volta

Finora abbiamo visto il registro, le chiavi, il posto dove si compra e le due cose principali che ci si comprano. La prossima volta tocca a quelle che promettono di non muoversi mai: le stablecoin, e soprattutto chi garantisce cosa.

La differenza fra i due non è quanto se ne crea. È che in uno quel numero è scritto, e nell’altro è il risultato di come viene usata la rete.

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Chiudo con la cosa che mi ha fatto cambiare testa.

Non è stato un grafico.

È stato accorgermi che di una delle due cose che avevo in portafoglio non sapevo dire, in una frase sola, perché mai dovesse valere qualcosa.

E se non lo sai dire, non hai una posizione.

Hai una speranza con dentro dei soldi.

Suerte Amigo!

Tiziano Brunno

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