Macro

NFP di ottobre: il dato sul lavoro arriva il giorno dopo il crollo del Nasdaq

Tiziano Brunno · 6 Novembre 2026 · 8 min

Ciao trader,

ieri il Nasdaq ha perso il 5,5%.

È la peggior giornata dall’aprile del 2025, secondo CNBC.

E oggi, alle 14:30 italiane, esce il dato macro che più di tutti muove i mercati americani: il report sull’occupazione di ottobre, quello che tutti chiamano NFP.

Non succede spesso che il dato più atteso del mese cada su un mercato appena uscito dal ring con un occhio nero.

Ed è proprio questo che rende la giornata di oggi interessante.

Cosa è successo ieri, in breve

Mercoledì il mercato aveva accolto bene il risultato delle elezioni di metà mandato, quelle che hanno consegnato Camera e Senato ai Democratici (ne ho scritto qui).

Giovedì si è rimangiato tutto, e anche di più.

Indice Giovedì 5 novembre
Nasdaq Composite circa -5,5%
S&P 500 circa -4,4%
Dow Jones circa -3,4%, oltre 1.800 punti

Il cuore della vendita sono stati i semiconduttori.

Nvidia e Qualcomm hanno perso più del 9%, AMD e Micron in doppia cifra.

Le ragioni, messe in fila da CNBC e Fortune, sono tre e si sono sommate.

La previsione deludente di Qualcomm sul trimestre in corso.

Il dubbio, che gira da settimane, su quanto renderanno davvero i miliardi spesi in data center per l’intelligenza artificiale.

E il voto: un Congresso democratico fa temere più regole sull’AI, e nei referendum locali sui data center gli elettori hanno detto no in 40 casi su 41, secondo l’analisi di CNBC su dati Ballotpedia.

Il risultato è che il NFP di oggi non lo legge un mercato tranquillo.

Lo legge un mercato nervoso, che ha appena scoperto quanto è fragile.

Cosa si aspetta il mercato

I numeri, prima di tutto.

Cosa Settembre Atteso per ottobre
Nuovi posti di lavoro (NFP) +29.000 +65.000
Tasso di disoccupazione 4,2% 4,2%
Salari orari, su mese +0,1% +0,3%
Salari orari, su anno +3,0% +2,9%

Il consenso è la mediana Bloomberg, e il sondaggio Reuters dice più o meno lo stesso (altri sondaggi stanno fra 59.000 e 60.000).

Le stime del sondaggio Reuters vanno da 35.000 a 125.000: c’è chi, come Pantheon e MUFG, si aspetta un numero più vicino ai 100.000.

Per capire perché 65.000 sembra tanto, basta guardare gli ultimi tre mesi.

Luglio è stato rivisto a -10.000, agosto a +133.000, settembre +29.000.

La media fa circa 51.000 posti al mese.

È un mercato del lavoro che non licenzia, ma che assume col contagocce.

E sui salari di settembre c’era un dettaglio che a me era rimasto in testa: +3,0% su anno, il ritmo più basso dal maggio del 2021.

Gli indizi della settimana

Gli altri dati usciti in questi giorni puntano tutti nella stessa direzione: un filo meglio di settembre.

L’ADP, l’occupazione privata calcolata dall’omonima società, mercoledì ha detto +86.000, contro i 69.000 attesi.

L’ISM dei servizi ha messo la sua componente occupazione a 51,4, da 50,1. Sopra 50 vuol dire che le aziende che assumono sono più di quelle che tagliano, per il secondo mese di fila.

Le offerte di lavoro di settembre (il JOLTS) sono salite a 7,5 milioni, con 1,06 posti vacanti per ogni disoccupato.

Attenzione però, perché l’ADP e il NFP sono parenti lontani.

Spesso vanno d’accordo, a volte si smentiscono di 100.000 posti.

Usare l’ADP per indovinare il NFP è come guardare il meteo di ieri per decidere l’ombrello di oggi: ti dà un’idea, non una garanzia.

Perché questo NFP pesa più del solito

Per via della Fed.

Il 28 ottobre la Fed ha lasciato i tassi fermi al 3,75-4,00%.

Ma l’ha fatto con due voti contrari, e tutti e due chiedevano un rialzo: Lisa Cook e Beth Hammack.

Nel comunicato la crescita dell’economia è passata da “solida” a “forte”.

Dopo quella riunione i future sui tassi davano un rialzo a dicembre (la riunione è l’8 e il 9) oltre l’80% di probabilità, scesa intorno ai due terzi dopo il crollo di ieri.

Tradotto: questa è una Fed che sta cercando un motivo per alzare ancora, non per tagliare.

E il mercato del lavoro è il motivo che le manca, perché finora ha creato pochi posti.

Se oggi il lavoro dà segnali di ripresa, il rialzo di dicembre diventa quasi una formalità.

Tre scenari, e come li leggo

Numero vicino al consenso, fra 50.000 e 100.000, disoccupazione al 4,2%.

È lo scenario più pulito.

Nessuno deve cambiare idea sulla Fed, e il mercato può tornare a guardare quello che lo ha fatto cadere ieri, cioè la tecnologia.

In questo caso il NFP passa, e la giornata la decide il Nasdaq.

Numero forte, sopra i 100.000 e ancora di più sopra i 125.000, magari con i salari sopra il +0,3% atteso, cioè +0,4% o più.

Qui si apre il bivio interessante.

In un mercato normale un dato forte sul lavoro è una buona notizia.

In questo mercato rischia di essere letto come “la Fed alza a dicembre, e forse anche dopo”.

Rendimenti su, dollaro su, e altra pressione proprio sulle azioni tech, che vivono di tassi bassi.

MUFG, che si aspetta già 90.000, scrive che per far vendere i Treasury in modo duraturo, e non solo per qualche ora, servirebbe un numero intorno ai 200.000 con la disoccupazione in calo.

Sotto quella soglia, la fiammata sui tassi rischia di durare poco: un motivo in più per non inseguire i primi minuti.

Numero debole, sotto i 50.000, peggio ancora se negativo, con la disoccupazione che sale.

Il primo riflesso è prevedibile: rendimenti giù, dollaro giù, si allontana il rialzo di dicembre.

Ma il giorno dopo un -5,5% sul Nasdaq, un dato brutto sul lavoro può accendere un’altra paura, quella della recessione.

E allora la notizia “buona per i tassi” diventa cattiva per le azioni.

È il caso in cui il primo movimento e quello vero rischiano di andare in direzioni opposte.

La lezione del giorno

Te la dico come la vedo io.

Lo stesso numero non dice la stessa cosa in due giornate diverse.

Un +150.000 un mese fa sarebbe stato una boccata d’ossigeno.

Oggi, con una Fed spaccata verso il rialzo e un mercato già a terra, può essere letto, almeno a caldo, come una minaccia.

È come un sorpasso in pista.

La stessa manovra, alla stessa curva, riesce o finisce nella ghiaia a seconda delle gomme che hai e di quanto è bagnato l’asfalto.

Il numero è la manovra.

Il contesto è l’asfalto.

Ecco perché, alle 14:30, io non guardo solo la cifra dei posti di lavoro.

Guardo come reagisce il decennale nei primi minuti, e soprattutto se la reazione del Nasdaq future va nella stessa direzione del decennale o no.

Se i rendimenti salgono e il Nasdaq scende, il mercato sta leggendo “Fed più dura”.

Se scendono tutti e due, sta leggendo “economia più debole”.

Sono due giornate completamente diverse, e il titolo del dato non te lo dice.

Come ci sto dentro io

Le regole sono le stesse di ogni dato grosso, solo che oggi valgono doppio.

Niente posizioni aperte sul dato.

Indovinare il NFP non è un setup, è una scommessa con lo spread allargato.

La mappa si fa prima.

Il minimo di ieri sul Nasdaq future, i livelli della notte, e i muri delle opzioni.

Dopo una giornata come ieri i market maker si coprono in modo aggressivo, e la gamma exposure ti dice dove il prezzo tende a frenare e dove rischia di accelerare.

Io la guardo sul Thunder Desk, gratis, insieme al calendario macro.

La size si taglia.

Con la volatilità di ieri e un dato alle 14:30, lo stop può slittare di parecchi punti.

Quanto mi costa davvero lo scenario peggiore lo calcolo stamattina, non alle 14:29.

I primi minuti non si inseguono.

La prima candela dopo il NFP spesso è rumore: algoritmi che leggono il titolo, spread larghi, book sottile.

Il movimento che conta, di solito, si vede quando apre il cash di New York, alle 15:30 italiane.

E si segna tutto sul diario.

Cosa mi aspettavo, cosa è uscito, come ha reagito il decennale, come ha reagito il Nasdaq.

La prossima volta che un dato grosso cade su un mercato nervoso, avrai un caso tuo da rileggere.

Tre punti da portarti a casa

  1. Oggi alle 14:30 italiane esce il NFP di ottobre. Atteso +65.000 posti, disoccupazione al 4,2%. ADP, ISM servizi e offerte di lavoro della settimana puntano verso un filo meglio di settembre.
  2. Questo dato pesa più del solito. La Fed ha appena tenuto fermi i tassi con due voti per alzare, e il mercato prezza un rialzo a dicembre. Un lavoro in ripresa è l’ultimo tassello che le manca.
  3. Il contesto conta quanto il numero. Il giorno dopo il -5,5% del Nasdaq, un dato forte può spaventare per i tassi e uno debole per la recessione. Guardo come si muovono insieme decennale e Nasdaq, non la cifra.

Lo stesso numero non dice la stessa cosa in due giornate diverse. Il numero è la manovra, il contesto è l’asfalto.

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Chiudo con una cosa che mi ripeto ogni venerdì di NFP.

Il dato esce per tutti alla stessa ora.

Chi si è preparato prima, alle 14:30 deve solo guardare.

Suerte Amigo!

Tiziano Brunno

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