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Parete verticale di blocchi luminosi ambra simile a un profilo dei volumi, attraversata da una fascia completamente vuota dentro la quale una scia di luce corre veloce senza incontrare ostacoli

Assorbimento, esaurimento, squilibri: come si sceglie il prezzo dell’ordine

Ciao trader,

c’è un momento preciso in cui il trading smette di essere un quiz e diventa un mestiere.

È quando smetti di chiederti “sale o scende?” e cominci a chiederti “a che prezzo metto l’ordine, e dove lo tolgo se ho sbagliato?”.

La prima è una domanda da bar. La seconda ti obbliga a scegliere un numero, e un numero lo puoi difendere o no.

Nella puntata precedente abbiamo aperto la candela: il volume a ogni prezzo, chi ha aggredito, il delta. Quella era la vista.

Oggi chiudiamo la serie dall’altra parte, quella che serve: come si legge un livello, e soprattutto perché il livello sta proprio lì e non due punti più in là.

Alla fine ti faccio vedere due schermate mie, vere, di due giorni diversi.

Assorbimento: tanto sforzo, zero risultato

Parti da qui, è il concetto più importante di tutta la serie.

Assorbimento vuol dire che a un prezzo arriva una montagna di volume aggressivo da una parte, e il prezzo non avanza in quella direzione.

Sul footprint lo vedi così: una o due celle con numeri fuori scala rispetto alle vicine, concentrate su pochi livelli, e la barra che non estende oltre. Spesso chiude perfino dalla parte opposta.

Ricordi la regola della puntata 1? Se una cella segna 800 all’ask, vuol dire che c’erano 800 contratti in vendita passiva fermi a quel prezzo, e qualcuno se li è presi tutti pagando la fretta.

Ora ribalta la frase.

Se dopo quegli 800 il prezzo non è salito, quel venditore passivo ha vinto lo scambio. Ha venduto tutto quello che gli arrivava addosso e ha continuato a rimettere merce sul banco man mano che gliela compravano.

È la spinta al motorino in salita di cui parlavamo. Spingi come un dannato, non avanzi: il problema non è la spinta, è il peso dall’altra parte.

Confronto affiancato: a sinistra una candela classica con le sole etichette di apertura, massimo, minimo e chiusura, a destra la stessa barra scomposta in nove livelli di prezzo con il volume aggredito al bid e all'ask
Due gruppi di candele con la stessa identica aggressione all’ask nella barra centrale. A sinistra la barra dopo avanza, lo sforzo ha prodotto il risultato. A destra la barra dopo non avanza e chiude sotto: qualcuno stava vendendo tutto.

E adesso la cosa scomoda

Quella foto ha una terza possibilità che l’immagine non distingue.

Volume enorme e prezzo fermo può voler dire due cose opposte:

un grosso passivo che sta reggendo, e il prezzo si gira;

oppure un grosso passivo che sta finendo le munizioni, e da lì parte lo sfondamento.

Sono la stessa immagine. Identica. Non esiste una soglia, un colore o un indicatore che le separi in tempo reale, e chiunque ti dica il contrario ti sta vendendo qualcosa.

Assorbimento ed esaurimento si riconoscono con certezza solo dopo.

Non è una brutta notizia, è la più utile del pezzo, perché ti dice dove sta davvero l’informazione: non dentro la cella, in quello che il prezzo fa subito dopo.

Volume enorme e prezzo fermo è una domanda, non una risposta.

La risposta arriva dalle barre successive. Se il prezzo si gira, quel passivo ha retto e il livello ha funzionato. Se invece il livello viene attraversato con il volume dietro, quel passivo aveva finito le munizioni, e quello che stavi guardando non era un muro ma l’inizio di una partenza.

Ecco perché il fenomeno da solo non vale niente e la reazione al fenomeno vale tutto. È lo stesso motivo per cui una cella grossa isolata non ti dice niente, mentre la stessa cella seguita da tre barre che non riescono a superarla ti dice parecchio.

Esaurimento: il movimento continua, la benzina no

L’esaurimento è un’altra cosa e va tenuto separato, perché i due si confondono di continuo.

Nell’assorbimento c’è tanta aggressione che non produce movimento. Nell’esaurimento c’è poca aggressione che produce ancora movimento.

Il primo è un muro. Il secondo è una benzina che finisce.

Sul footprint lo riconosci dalle celle che si assottigliano man mano che il prezzo si avvicina all’estremo. Le prime barre della spinta hanno numeri da 300, 400 contratti. Le ultime da 20, 30. Il delta resta positivo, ma è un positivo sempre più magro.

Il prezzo sale ancora, però lo sta facendo con quattro gatti.

Anatomia di una candela bid/ask con cinque richiami numerati: la colonna dei prezzi, il volume aggredito al bid, quello aggredito all'ask, il punto in cui l'acquisto si spegne e la riga più scambiata della barra
Quattro candele in salita con le celle che si assottigliano verso l’estremo, da 300-400 contratti a 20-30, e il delta ancora positivo ma sempre più piccolo. Il movimento continua, la benzina no.

Occhio anche qui: una spinta che si assottiglia può ripartire il minuto dopo se arriva gente nuova. Ti sta dicendo che chi ha portato il prezzo fin lì ha quasi finito, non che adesso si scende.

Gli squilibri, e perché si guardano in diagonale

Uno squilibrio, imbalance nel gergo delle piattaforme, è una cella dove un lato stravince sull’altro.

Fin qui facile. Il punto che quasi nessuno spiega è che il confronto NON è orizzontale.

L’ask a un certo prezzo si confronta con il bid del prezzo un tick sotto. In diagonale.

Il motivo è bello, ed è il motivo per cui questa roba ha senso. Nel momento in cui quei due scambi sono avvenuti, quei due prezzi erano i due lati dello stesso spread: il miglior bid e il miglior ask distano un tick. Chi comprava aggressivo lassù, il venditore che poteva contrastarlo era quello in attesa un tick sotto.

Confrontare invece i due numeri sulla stessa riga mette a confronto due momenti diversi, in cui il mercato stava su due lati diversi. Due squadre che hanno giocato in giorni diversi.

Il confronto diagonale rimette in campo insieme quelli che si sono davvero incontrati.

Sequenza in tre pannelli che mostra il libro ordini prima e dopo l'arrivo di un ordine di acquisto a mercato da 120 contratti, con la tabella di chi consuma cosa e in quale colonna finisce il volume
A sinistra le frecce diagonali che collegano l’ask a un prezzo con il bid del prezzo un tick sotto, cioè i due lati dello stesso spread. A destra la stessa griglia con la freccia orizzontale barrata: quei due numeri non si sono mai guardati in faccia.

La soglia non è una legge di natura

Quando la cella supera la sua controparte diagonale di parecchio, la piattaforma te la colora. Quanto è “parecchio” lo decidi tu.

Nessuna borsa la definisce. Non esiste uno standard, e le piattaforme non vanno d’accordo fra loro.

Su Sierra Chart, che ho usato per anni, le soglie sono tue: le imposti in percentuale oppure in volume assoluto, su più fasce di colore.

Su DeepCharts di Volumetrica, che è quella che uso adesso, la soglia si cambia nei parametri delle candele footprint.

Due righe di trasparenza, che mi sembrano dovute: quello sopra è un link di affiliazione. Se lo utilizzi e sottoscrivi io prendo una commissione, tu non paghi un centesimo in più.

Il valore che gira di più come default è tre volte il lato opposto, ma è prassi, non legge.

E la conseguenza è pesante: cambiando quel numero cambiano i segnali che vedi sullo schermo. Chi ti mostra un footprint pieno di squilibri senza dirti a che soglia è impostato ti sta mostrando una sua opzione, non un dato di mercato.

Poi c’è il filtro che quasi tutti dimenticano di attivare: un volume minimo perché la cella conti. Senza quello, 3 contro 1 è uno squilibrio del 300% e non significa niente. C’è perfino un’impostazione che decide se un livello con zero contratti da un lato debba contare come squilibrio: con quella accesa, 40 contro 0 diventa uno squilibrio infinito, e ti si accende mezzo grafico.

Quando invece trovi tre o quattro livelli consecutivi squilibrati dalla stessa parte, gli squilibri impilati, quella è una traccia più solida: vuol dire che l’aggressione non è stata un colpo isolato, ma ha camminato per diversi prezzi di fila.

Tre riquadri con il volume totale, il delta e il prezzo più scambiato di una candela bid/ask, ognuno con la domanda a cui risponde
Quattro livelli consecutivi con lo squilibrio dallo stesso lato, e a fianco il pannello dei parametri: soglia 300%, minimo 3 livelli, volume minimo di cella 20. Sono impostazioni tue, non uno standard: cambiale e cambiano i segnali.

Il delta che non torna

Ultimo attrezzo, e il più abusato del settore.

Il prezzo fa un nuovo massimo, il delta cumulato no: resta sotto il picco di prima. Si chiama divergenza, e su internet è venduta come il segnale che ti fa prendere i massimi.

Non lo è.

Nessuno studio pubblicato dimostra che quello schema preveda le inversioni. Lo scrivo qui perché è il punto in cui perdo qualche lettore, ma preferisco perderlo adesso che vederlo entrare short su una divergenza.

Quello che la divergenza fa, e lo fa bene, è mandarti a guardare in un posto preciso.

Tre candele bid/ask affiancate con delta molto diversi: la salita comprata, la salita con delta negativo e la barra con volume enorme e prezzo fermo
Il prezzo che fa un nuovo massimo e, allineata sotto, la curva del delta cumulato che non lo fa. Con l’avvertenza in chiaro: nessuno studio pubblicato dimostra che questo schema preveda le inversioni, è una domanda da fare al livello, non un ingresso.

E c’è un secondo motivo per non leggere mai il delta da solo: lo stesso squilibrio muove i prezzi in modo diverso a seconda di quanta liquidità trova davanti. Su un book spesso sposta il prezzo di pochi tick, su un book sottile molto di più. La microstruttura lo ha misurato: a parità di flusso, l’impatto cresce quanto più sottile è il muro.

Il delta non si legge da solo. Si legge diviso per quanto era spesso quel muro.

I tre esiti di un livello

Mettiamo insieme il tavolo. Quando il prezzo arriva su un livello che hai segnato, davanti a te ci sono tre finali possibili, non due.

Respinto. Arriva, trova gente pronta dall’altra parte, l’aggressione si spegne salendo, le celle si assottigliano, il prezzo si gira. È lo scenario che avevi in mente.

Mangiato. Arriva, trova gente pronta, e se la mangia tutta: squilibri impilati che attraversano il livello, e il prezzo esce dall’altra parte con il volume dietro. Il livello non era un muro, era una porta.

Falso movimento. Arriva, buca di poco, il volume oltre il livello è ridicolo e il prezzo rientra subito. Qualcuno ha spinto giusto quanto basta per andare a prendere gli ordini che stavano lì.

Il footprint non ti dice quale dei tre sarà. Ti dice quale dei tre è appena successo, mentre a occhio nudo sembravano tutti uguali.

E adesso la domanda vera, quella che regge tutto il resto.

Perché il livello sta proprio lì

Ti mostro una schermata mia del 4 agosto sull’S&P. Non c’è nessun ordine, non c’è nessuna posizione. È una dimostrazione, ed è la cosa che mi ha convinto più di mille spiegazioni.

A destra il grafico, con un box viola disegnato dalla regola più banale che ci sia: tre candele, il prezzo corre, e fra la prima e la terza resta un buco che nessuno ha ricoperto. In inglese lo chiamano fair value gap, in italiano squilibrio non riempito. Quel box stava fra 7.755 e 7.760.

A sinistra, sulla stessa scala di prezzi, il profilo dei volumi della sessione. Cioè quanti contratti sono passati a ogni singolo prezzo.

E lì dentro, fra circa 7.755,6 e 7.759,4, il profilo non c’è. Un rientro vuoto. Sopra, subito sopra il box, il nodo di volume più grosso della giornata. Sotto, il profilo che ricomincia a riempirsi.

Schema del caso NQ del 29 luglio 2026: a sinistra il grafico con la zona di squilibrio e la sua mediana a 27.797, a destra la mappa del libro ordini con la fascia in vendita poco sopra, e i livelli di ingresso, stop e obiettivo
ES, 4 agosto 2026. A destra il grafico con la zona di squilibrio evidenziata come fascia unica fra 7.755 e 7.760, senza livelli interni. A sinistra il profilo dei volumi della sessione, con il vuoto quasi esatto nella stessa fascia e il nodo di volume più alto appena sopra. Due strumenti che non si parlano indicano lo stesso intervallo. Schema ridisegnato dalla schermata reale.

Fermati un secondo su cosa vuol dire.

Il box nasce da una regola sulle candele. Il vuoto nasce dal conteggio dei contratti. Nessuno dei due sa dell’altro. Sono due misure indipendenti dello stesso intervallo di cinque punti.

Non sono due indizi che concordano. Sono la stessa cosa con due nomi diversi.

Ed è qui che il buco sul grafico smette di essere un disegno alla moda e diventa una cosa che puoi difendere: lì dentro non ha scambiato quasi nessuno. Non c’è merce appoggiata, non c’è niente che frena. Il prezzo ci è passato di corsa e non si è fermato a fare affari.

Da questo esce tutto il resto in modo naturale.

Il prezzo ci ripassa dentro veloce, perché non trova ostacoli. E il punto che offre meno resistenza di tutti è il centro del vuoto, dove il profilo è più magro.

Ecco perché quelle fasce meritano un segno sul grafico, mentre mille altre righe tirate a occhio non lo meritano.

Un caso vero: ES, 7 agosto

Adesso la stessa roba con un trade dentro. Della costruzione ti risparmio i dettagli, non è il punto di oggi.

7 agosto, S&P 500, primo pomeriggio.

Il prezzo era salito, poi si è messo a rientrare. Nel rientro c’era una zona vuota come quella di prima, e lì avevo il mio livello, in acquisto.

E ti dico anche cosa non ti sto dicendo, così siamo pari.

Su quel prezzo non cadeva solo il vuoto del profilo. Ci cadevano sopra altre due cose, roba mia, misurata negli anni sui miei mercati, ed è il motivo per cui l’ordine è finito esattamente lì e non un punto più sotto.

Quella parte non posso metterla in un articolo gratuito, e non perché sia un segreto. Perché staccata dal ragionamento che ci sta intorno diventa l’ennesima regoletta da copiare, e le regolette copiate durano tre stop.

Ordine sul livello. Stop sotto tutta la zona, non appena sotto l’ingresso: se il prezzo si fosse mangiato quella fascia intera, la lettura era sbagliata e il trade non aveva più motivo di esistere. Target sul primo ostacolo sopra.

Esito: eseguito, target preso, +10,25 punti in una ventina di minuti. Dopo l’uscita il prezzo è salito ancora un po’, e va bene così: il target stava sull’ostacolo, non sui miei desideri.

Fin qui è un trade come tanti. La parte che serve è un’altra.

Il prezzo è andato sotto prima di funzionare

Sei minuti dopo essere entrato, il prezzo è sceso sotto di me di quasi cinque punti. Ha fatto lì il minimo, e solo dopo è ripartito.

Ricostruzione di una candela bid/ask sul livello: salendo, il volume aggredito all'ask cala riga dopo riga mentre quello al bid aumenta
ES, 7 agosto 2026. La zona evidenziata come fascia unica, senza livelli interni, la riga dell’ingresso dentro la zona, lo stop appoggiato sotto tutta la zona e il target sopra. Sei minuti dopo l’ingresso il prezzo scende di quasi cinque punti sotto, sfiora il margine ma non lo stop, poi riparte e arriva al target. Sovrapposta, la linea tratteggiata di uno stop stretto appena sotto l’ingresso: quella sarebbe stata colpita. Schema ridisegnato dal grafico reale.

Guarda cosa vuol dire, perché è la cosa più utile di tutto il pezzo.

Con lo stop dove stava, quel minimo non l’ha nemmeno sfiorato: era rimasto margine.

Con uno stop “stretto e furbo” appoggiato appena sotto l’ingresso, quel trade sarebbe stato una perdita. Lo stesso identico trade che ha fatto +10,25.

Uno stop stretto non è un trade più prudente. È lo stesso trade con più probabilità di perdere.

E se quella distanza è troppa per il tuo conto, la risposta non è stringere lo stop: è ridurre la size, o lasciar perdere quel trade. Sui future poi c’è un secondo tetto, il margine del broker, che ti taglia la size anche quando il rischio direbbe di sì. Se vuoi fare i due conti insieme in dieci secondi ho messo online il calcolatore size futures, è gratuito e ti dice anche quando conviene passare ai micro.

Cosa fai da domani mattina

Come nella puntata 1, il compito è piccolo e per una settimana non ci operi.

Prendi un future che segui, accendi il profilo dei volumi della sessione e cerca i buchi: le fasce dove il profilo si assottiglia fino a sparire. Segnale il centro, che è il punto più povero.

Poi aspetta che il prezzo ci ritorni, e scrivi una parola sola: respinto, mangiato, o falso movimento.

Niente ordini. Solo la parola.

Dopo venti livelli avrai una cosa che nessun corso ti può dare, e cioè quanti dei tuoi livelli reggono davvero e quanti erano decorazione. Se un posto dove tenere le annotazioni non ce l’hai, usa il TradingBlog Diary, è gratuito.

E chiudo la promessa che avevo lasciato aperta la settimana scorsa: l’ordine gemello sull’ES del 29 luglio non fu mai eseguito, il prezzo arrivò al livello, si girò lì e se ne andò senza di me. Il motivo sta in una riga: un limite non si esegue perché il prezzo tocca il tuo prezzo, si esegue se qualcuno scambia attraverso di lui in quantità sufficiente a smaltire la fila davanti a te. Capita, e capiterà anche a te.

Il livello non lo scegli col righello. Lo scegli dove due cose diverse ti dicono lo stesso prezzo.

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Con questa chiudiamo la serie sull’order flow.

E ti lascio con la cosa che mi ha insegnato di più in questi due pezzi, che non è un pattern e nemmeno uno strumento.

Il buco sul grafico e il buco nel volume sono la stessa cosa. Il muro sul book e le celle che si spengono sono la stessa cosa. Quando due strumenti che non si parlano fra loro ti dicono lo stesso numero, quel numero non è più una tua opinione.

È lì che smetti di indovinare.

Se il pezzo ti è servito, mandalo a quel tuo amico che disegna box viola ovunque senza aver mai controllato se sotto ci sia il vuoto. Gli fai un favore.

Suerte Amigo!

Tiziano Brunno

Tradingblog

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Disclaimer: contenuto puramente informativo ed educativo. Non costituisce consulenza finanziaria né un invito a operare. Il trading comporta rischio di perdita del capitale.

Candela di vetro spaccata a metà che rivela dentro di sé una scala di celle luminose, azzurre da un lato e ambra dall'altro, concetto di candela bid/ask

Candele bid/ask: quello che la candela normale non ti dice

Ciao trader,

quando ho iniziato correvo dietro ai pattern.

Analisi tecnica di base, quella dei manuali: engulfing, pin bar, martello, doji. Passavo le sere a cercarli sui grafici e a segnarli col pennarello, convinto che il mestiere fosse tutto lì. Trovi la figura, entri, e il gioco è fatto.

Poi la figura arriva, tu entri, e il prezzo va dall’altra parte.

Ci ho messo anni a capire perché. E non ci sono arrivato da solo: ho avuto la fortuna di incontrare dei maestri, e visto che li cito raramente li nomino qui una volta per tutte, perché mi sembra corretto. Enrico Stucchi e Gianluca Salvatori. Mi hanno passato concetti di mercato che sui libri non avevo mai trovato, e nemmeno nei corsi che giravano allora.

Il più grosso di tutti è anche il più semplice da dire, e ci ho messo un po’ a digerirlo.

Un pattern non è una causa. È un disegno che rimane sul grafico DOPO che sono successe delle cose. E quelle cose, dentro la candela, tu non le stai guardando.

Prendi la candelona verde che ti fa venire voglia di applaudire, corpo lungo e ombre corte. Bellissima. Ma dentro, negli ultimi prezzi in alto, chi stava comprando davvero? Quanti se ne stavano andando proprio mentre tu entravi?

Il grafico normale quella roba non te la fa vedere. Oggi ti faccio vedere una candela aperta a metà.

Quattro numeri, e stop

Una candela classica ti dà quattro numeri: apertura, massimo, minimo, chiusura. Se sei fortunato, il volume totale della barra. Fine.

È il risultato finale della partita senza il tabellino. 3 a 1. Ok, e allora?

Non sai chi ha segnato, non sai al minuto, e soprattutto non sai chi ha giocato meglio.

Prova a fare a una candela le domande vere.

A quale prezzo, dentro quella barra, si è scambiato di più? Non lo sa. Una barra da 20 punti può avere metà del volume schiacciato nei tre punti più bassi, oppure spalmato uniforme: due mercati diversissimi, disegnati identici.

Chi ha aggredito, e a quali prezzi? Non lo sa.

La spinta si era già spenta prima della chiusura? Non lo sa nemmeno lei.

Confronto affiancato: a sinistra una candela classica con le sole etichette di apertura, massimo, minimo e chiusura, a destra la stessa barra scomposta in nove livelli di prezzo con il volume aggredito al bid e all'ask
Stessa candela, due informazioni diverse. A sinistra quattro numeri. A destra il volume scambiato a ogni singolo prezzo, diviso fra chi ha aggredito in acquisto e chi in vendita.

Ed ecco la frase da portarti a casa, anche se smetti di leggere qui.

Il colore della candela ti dice dove è finita, non chi ha vinto.

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Come è fatta una candela bid/ask

Ora te lo spiego, partiamo da zero.

Prendi la stessa barra e invece di disegnarla come un rettangolo, spaccala per livelli di prezzo: una riga per ogni tick, o per gruppi di tick se il mercato è largo.

Su ogni riga finiscono due numeri: a sinistra il volume scambiato al bid, a destra quello scambiato all’ask. Cioè quanti contratti sono passati aggredendo la domanda e quanti aggredendo l’offerta.

Occhio, certe piattaforme invertono le colonne: guarda l’intestazione prima dei numeri.

In gergo si chiama footprint, ma su parecchie piattaforme nel menu trovi tutt’altro: Numbers Bars, Volumetric Bars, Cluster, Order Flow Analyzer. Il motivo è banale, “Footprint” è un marchio registrato e non è di tutti. Quindi se cerchi quella parola e non la trovi, non è che non ce l’hai: è che lì si chiama in un altro modo.

Anatomia di una candela bid/ask con cinque richiami numerati: la colonna dei prezzi, il volume aggredito al bid, quello aggredito all'ask, il punto in cui l'acquisto si spegne e la riga più scambiata della barra
Anatomia di una candela bid/ask: la colonna dei prezzi, i due numeri su ogni riga con i richiami numerati, e accanto la stessa identica barra come la vedi sul grafico normale.

Passivo e aggressivo

Ci sono due modi di stare a mercato, e qui si decide tutto.

C’è chi mette un ordine limite lontano dal prezzo: dice il prezzo che vuole e aspetta, e finché il mercato non arriva da lui non esegue niente. E c’è chi manda un ordine a mercato: non dice il prezzo, dice adesso, e paga lo spread pur di entrare.

La candela bid/ask conta chi ha pagato per avere fretta.

Chi compra a mercato si prende il prezzo di chi sta vendendo, cioè colpisce l’ask, e quel volume finisce nella colonna dell’ask. Chi vende a mercato colpisce il bid, e finisce nella colonna del bid.

Chi lascia lì un limite ad aspettare, in quelle colonne, non ci finisce come aggressore. Ci finisce come controparte.

Sequenza in tre pannelli che mostra il libro ordini prima e dopo l'arrivo di un ordine di acquisto a mercato da 120 contratti, con la tabella di chi consuma cosa e in quale colonna finisce il volume
Come nasce un numero dentro la cella. Prima: 180 contratti in vendita fermi sull’ask, che aspettano. Poi arriva un ordine di acquisto a mercato da 120. Dopo: sull’ask ne restano 60, e nella cella si accende ask 120. Comprati 120, venduti 120. Gli stessi.

Il paletto che separa chi ha capito da chi ripete

Attento qui, perché in giro sbagliano quasi tutti.

Ogni contratto scambiato ha un compratore E un venditore. Sempre, per costruzione: le due quantità sono identiche per definizione. Quello che può essere diverso è quanti erano da una parte e dall’altra, e soprattutto chi si è mosso per primo.

Quindi quei due numeri NON dicono “qui c’erano più compratori che venditori”. Quella frase non vuol dire niente.

Dicono chi ha preso l’iniziativa, e chi l’ha subita.

Una cella che segna 340 all’ask vuol dire questo: 340 contratti comprati da qualcuno che aveva fretta, contro 340 venduti da qualcuno che stava già lì in fila con un limite.

Ogni numero grosso racconta due storie insieme, di chi ha spinto e di chi ha retto. Il footprint non ti dice chi aveva ragione: ti dice che erano tutti e due lì.

Il delta, in due minuti

In fondo alla candela c’è la riga dei totali, ed è la prima che si guarda.

Tre riquadri con il volume totale, il delta e il prezzo più scambiato di una candela bid/ask, ognuno con la domanda a cui risponde
La riga in fondo alla candela risponde a tre domande diverse: quanto si è scambiato in tutto, chi aveva più fretta (il delta), e a quale prezzo si sono fermati quasi tutti.

Il delta è una sottrazione: volume all’ask meno volume al bid.

Positivo, dentro quella barra l’iniziativa aggressiva netta era in acquisto. Negativo, era in vendita. Non significa “più compratori” (vedi sopra) e non significa “adesso sale”.

Te lo ripeto perché è la leggenda più diffusa del settore. Il delta misura lo sforzo, il prezzo misura il risultato, e il delta è già dentro il prezzo: quando la cella esiste, quei contratti sono passati e il prezzo ha già reagito.

La parte interessante è quando i due non tornano. Delta grosso e positivo e il prezzo che non sale di un tick: qualcuno sta vendendo con calma tutto quello che gli arriva addosso. Oppure il contrario, vendite aggressive a manetta e il prezzo impalato lì.

Sforzo contro risultato: se spingi il motorino in salita come un dannato e non avanzi, il problema non è la spinta, è il peso dall’altra parte.

Stessa aria di famiglia del GEX: il prezzo si muove per gente costretta a comprare e vendere dietro le quinte, e sul grafico tu vedi solo l’effetto.

Tre candele bid/ask affiancate con delta molto diversi: la salita comprata, la salita con delta negativo e la barra con volume enorme e prezzo fermo
Lo stesso strumento racconta tre storie diverse: la salita comprata, la salita in cui gli aggressivi stavano vendendo, e la barra con volume enorme che non si muove di un tick. Il delta non è un segnale, è una domanda.

E adesso il freno a mano.

Una divergenza, da sola, non è un ingresso. Il delta ti manda a guardare un livello, non ti dice di cliccare: il livello deve essere già lì, deciso prima e per altre ragioni.

Il punto scomodo: tutto questo vuole il future

Adesso la parte onesta, quella che rischia di costarmi qualche lettore. Pazienza.

La candela bid/ask si regge su una cosa sola: il volume vero degli scambi, con attaccato il lato dell’aggressore.

Sui future del CME (ES, NQ e compagnia) c’è tutto. Libro ordini unico e centralizzato, volume ufficiale in contratti, e soprattutto il lato dell’aggressore, che la borsa pubblica dentro il flusso dati. Non è una stima della piattaforma, è un dato dichiarato dalla borsa. Con un’eccezione: nelle aste, tipo l’apertura, gli ordini si incrociano tutti insieme e nessuno colpisce nessuno. Quel volume finisce nella candela senza lato, e la prima barra dopo l’apertura non si legge come le altre.

Sul forex spot no. Non c’è un book unico, ogni broker vede solo il suo pezzo, e il lato dell’aggressore va indovinato con regole che sbagliano, e sbagliano di più proprio sui trade grossi.

Sui CFD peggio ancora. Il tuo broker non è una borsa: quello che vedi come volume è quasi sempre tick volume, un contatore di quante volte il prezzo si è mosso, non di quanti contratti sono passati.

La regola pratica è secca: si analizza sul future, si esegue dove hai il conto. E se i dati dei future non ce li hai, non fingere di avere il footprint: meglio niente che un dato finto.

Però “meglio niente” non vuol dire entrare al buio. Se operi su CFD, tieni almeno davanti i numeri che dai future arrivano lo stesso: imbalance, COT, zone di interesse su DAX, ES, NQ e Dow. Li ho messi dentro Thunder Desk, è gratis, ed è il modo di non entrare cieco su uno strumento che copia un mercato che non stai guardando.

Tanto più che l’indice lo muovono anche cose che sul tuo grafico non compaiono, tipo le opzioni che scadono in giornata.

Un caso vero: NQ, 29 luglio

Ti faccio vedere come si legge un livello. Come si legge, non come si sceglie: quella è tutta la puntata 2.

29 luglio, Nasdaq.

Sul grafico avevo un livello a 27.797, uscito da una zona di squilibrio, un buco lasciato dal prezzo mentre correva e non ancora ripassato. Da solo, è un numero su un grafico. Ce ne sono mille.

Poi ho guardato il libro degli ordini. Sopra, a 27.800, c’era una fascia spessa di ordini in vendita. Ferma lì da minuti.

Due strumenti diversi, lo stesso prezzo.

È questo il cuore del pezzo. Non “il footprint dà il segnale”, ma due cose che non si parlano fra loro e che indicano lo stesso numero.

Vendita in limite con due contratti a 27.796,88, appena sotto il muro. Stop a 27.880,50, dietro un’altra riga grossa più in alto, non a una distanza scelta col righello. Target 27.709, appoggiato a una fascia di ordini in acquisto.

Esito: eseguito, il primo contratto coperto strada facendo e il secondo portato fino al target pieno. +87,88 punti sul contratto arrivato in fondo, +152,76 sommando i due.

Schema del caso NQ del 29 luglio 2026: a sinistra il grafico con la zona di squilibrio e la sua mediana a 27.797, a destra la mappa del libro ordini con la fascia in vendita poco sopra, e i livelli di ingresso, stop e obiettivo
NQ, 29 luglio 2026: lo stesso prezzo indicato da due strumenti che non si parlano fra loro. A sinistra il grafico con la zona di squilibrio, a destra la fascia di ordini in vendita ferma poco sopra. Schema ridisegnato dal grafico reale.

E la barra che tocca quel livello è il posto dove serve aprire la vista bid/ask. Quello che vuoi vedere, salendo verso il muro, è l’aggressione in acquisto che si spegne riga dopo riga e il bid che cresce: la spinta che finisce prima della cima. Se c’è, il muro è vero. Se non c’è, quel livello è solo un numero.

Io la vista bid/ask ce l’ho su DeepCharts di Volumetrica, dove si chiama Order Flow Analyzer, mentre la mappa della liquidità sta nel DeepDOM. Due cose diverse, due nomi diversi.

Due righe di trasparenza, che mi sembrano dovute: quelli sopra sono link di affiliazione. Se li utilizzi e sottoscrivi io prendo una commissione, tu non paghi un centesimo in più.

Ricostruzione di una candela bid/ask sul livello: salendo, il volume aggredito all'ask cala riga dopo riga mentre quello al bid aumenta
La barra sul livello, aperta riga per riga: salendo verso il muro il volume aggredito all’ask si spegne e quello al bid aumenta. Schema didattico, i numeri servono a far vedere la forma, non sono la stampa del libro ordini.

Adesso la parte che non ti fa vedere quasi nessuno.

Lo stesso giorno, stessa lettura, avevo il gemello sull’ES. Il livello c’era, l’ordine era lì. Non è mai partito, non è stato eseguito, punto.

Perché, lo vediamo nella prossima puntata.

Cosa fai da domani mattina

Il compito è piccolo, e proprio per questo prendilo sul serio.

Per una settimana, su questa roba non ci operi. Zero.

Apri la vista bid/ask su un future che segui già, guarda solo i punti in cui il prezzo si è girato, e a ogni giro fatti quattro domande.

Card con le quattro domande da fare a una candela bid/ask prima di pensare a un ordine
Le quattro domande da fare a ogni candela bid/ask, prima ancora di pensare a un ordine: dove si è scambiato di più dentro la barra, chi era aggressivo e a quali prezzi, se la spinta si è spenta prima della fine della candela, e se il prezzo si è mosso quanto meritava il volume che ci è passato.

Poi segna le tue letture, e scrivile PRIMA di sapere come va a finire: col senno di poi abbiamo ragione tutti. Se un posto dove metterle non ce l’hai, usa il TradingBlog Diary: è gratuito, e ti ritrovi il registro delle tue letture al posto dei ricordi. Che non coincidono mai 🙂

Nella prossima puntata apriamo il cassetto operativo: l’assorbimento, l’esaurimento, gli squilibri impilati e il delta che non torna. Cioè come si passa dal “ho capito cosa vedo” al “so su quale prezzo metto l’ordine”. Eccola: assorbimento, esaurimento e squilibri, cioè come si sceglie il prezzo dell’ordine.

Saper leggere una candela bid/ask non ti fa guadagnare un euro. Ti toglie la scusa di dire che il mercato è impazzito. Non impazzisce mai: siamo noi che guardiamo il rettangolo colorato e ci raccontiamo la storia comoda.

Chiudo qui. Se conosci un trader che entra sulle candelone verdi perché “sono belle piene”, o che sta ancora segnando pin bar col pennarello, mandagli questo pezzo. A te non costa niente, a lui magari fa risparmiare qualcuno degli anni che ci ho messo io.

Suerte Amigo!

Tiziano Brunno

Tradingblog

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Disclaimer: contenuto puramente informativo ed educativo. Non costituisce consulenza finanziaria né un invito a operare. Il trading comporta rischio di perdita del capitale.