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La trader del futuro col visore ambra e viola guarda una monumentale porta di caveau fatta di luce che, vista di lato, si rivela una lastra sottilissima appoggiata sul vuoto, senza niente dietro

L’exchange: il posto dove compri, e cosa succede se salta

Ciao trader,

la lezione scorsa ci siamo lasciati con una frase che adesso va spiegata fino in fondo: sull’exchange le chiavi sono sue.

Se ti sei perso i pezzi prima, le chiavi e il portafoglio è quello che serve per capire questo.

Oggi guardiamo dentro alla scatola. Cos’è davvero un exchange, cosa succede quando ci clicchi compra, e cosa succede ai tuoi soldi il giorno che chiude. Perché non è un’ipotesi teorica: è già successo, più di una volta, e la gente ha perso tutto.

Ok, vamos.

La cosa che quasi nessuno ha chiaro

Un exchange non è la blockchain.

È un’azienda. Con dei server, dei dipendenti, un ufficio legale e, soprattutto, un database.

E questa non è una precisazione da pignoli, perché ha una conseguenza enorme: quando compri su un exchange, sulla blockchain non succede niente.

Zero. Nessuna riga viene scritta sul registro pubblico. Nessuna commissione di rete. Nessuna conferma da aspettare.

Cambiano due numeri nel loro database: quello degli euro scende, quello dei bitcoin sale. E quei bitcoin che ti mostra non sono “i tuoi”: sono una quota di un mucchio che l’exchange tiene per tutti i clienti insieme, e di cui le chiavi le ha lui.

Confronto fra comprare sull'exchange, dove cambiano solo due righe nel database dell'azienda senza toccare la blockchain, senza commissione e senza attesa ma con le chiavi in mano all'exchange, e trasferire fuori, dove la transazione viene davvero scritta sul registro pubblico, si paga la commissione di rete, serve la conferma e le chiavi diventano tue
Le due cose che sembrano uguali. A sinistra un acquisto su exchange: cambiano due righe nel database della società, la blockchain non se ne accorge. A destra un trasferimento vero: la riga viene scritta sul registro pubblico, con una commissione e un tempo di conferma.

Dentro, però, è un mercato vero

Ed è qui che la faccenda diventa interessante per uno che fa trading, perché il meccanismo lo conosci già.

Dentro l’exchange c’è un book, esattamente come sul future: una lista di chi vuole comprare e a che prezzo, e di chi vuole vendere e a che prezzo.

E ci sono i due modi di stare al mercato di cui abbiamo parlato nella serie sull’order flow: c’è chi mette un ordine limite e aspetta al suo prezzo, e c’è chi manda un ordine a mercato e paga per entrare adesso.

Se ti sembra familiare è perché lo è: è la stessa identica dinamica delle candele bid/ask, aggressivo contro passivo.

C’è pure un dettaglio pratico che vale soldi, e va detto con precisione perché in giro lo raccontano male.

Molti exchange applicano due tariffe diverse: una più bassa per chi aggiunge liquidità al book e una più alta per chi la toglie. In gergo si chiamano maker e taker.

Attenzione però, perché non coincidono con limite e mercato. Se metti un ordine limite dentro lo spread, quello viene eseguito subito contro il book e paga la tariffa cara, esattamente come un ordine a mercato. La tariffa bassa la prendi solo se il tuo ordine resta lì ad aspettare e viene eseguito da qualcun altro.

E non è nemmeno una regola universale: su alcuni exchange, incluso il più usato al mondo, al livello base le due tariffe sono identiche, quindi quel vantaggio lì non esiste proprio. Su altri il divario è del doppio. Vai a guardarti la tabella del tuo, è una pagina noiosa che ti dice quanto stai pagando davvero.

Perché mandare soldi a un altro utente è gratis

Da qui si capisce anche una cosa che confonde parecchio.

Se mandi crypto a qualcuno che sta sullo stesso exchange, spesso è istantaneo e non paghi niente. Se le mandi fuori, paghi e devi aspettare.

Il motivo ormai lo sai: nel primo caso non stai usando la blockchain. Stanno solo cambiando due righe nel loro database interno, che è un’operazione che a loro non costa nulla.

Nel secondo caso invece la transazione va scritta davvero sul registro, e lì si paga.

Custodial, e cosa vuol dire per te

L’exchange tiene le chiavi di tutti, e le tiene divise in due posti: una parte in casse collegate a internet, per poter servire i prelievi in fretta, e la maggior parte in casse tenute offline, molto più difficili da svuotare.

Finché tutto funziona, questa cosa non ti riguarda per niente.

Il giorno che non funziona, ti riguarda solo questa.

Cosa succede se salta

Qui arriviamo alla parte seria, e te la dico senza girarci intorno.

Non sei un depositante. Nella pratica sei molto più vicino a un creditore.

Quando la banca fallisce, in Europa c’è una garanzia sui depositi fino a centomila euro. Sull’exchange quella rete non esiste: nessun fondo di garanzia, nessuno schema di indennizzo, e a dirlo non sono io, sono le autorità europee stesse in un avviso ai consumatori.

Le regole europee entrate in vigore in questi anni però una tutela vera l’hanno introdotta, e sarebbe scorretto tacerla: chi è autorizzato in Europa è obbligato a tenere le crypto dei clienti separate dalle proprie, in modo che i suoi creditori non ci possano mettere le mani se fallisce.

È una protezione seria, e prima non c’era. Ma dipende da due cose: che l’operatore sia davvero autorizzato in Europa, e che le regole le abbia rispettate davvero. Se non le ha rispettate te ne accorgi il giorno del crac, e a quel punto ti metti in fila e aspetti che un tribunale decida chi prende cosa, e in quanti anni.

Fuori dall’Europa spesso non c’è nemmeno quello. Negli Stati Uniti, nel 2023, un giudice ha stabilito che le crypto depositate dai clienti di una piattaforma fallita erano della società e non loro: quei clienti sono finiti in fila come tutti gli altri creditori.

E non è teoria.

Mt. Gox, che nel 2014 trattava la maggior parte degli scambi mondiali di bitcoin, è collassato perdendo centinaia di migliaia di bitcoin dei clienti. I creditori hanno aspettato più di dieci anni per rivedere una parte dei loro soldi.

FTX, nel novembre del 2022, era uno dei tre exchange più grandi al mondo, con sponsorizzazioni sportive e testimonial famosi. È crollato in una settimana quando è venuto fuori che i soldi dei clienti erano finiti dove non dovevano. Il fondatore è stato condannato.

Nessuno dei due sembrava a rischio il giorno prima. È esattamente questo il punto.

E adesso il dettaglio che ti può salvare davvero

Quando queste cose succedono, non chiude il sito. Succede una cosa più subdola: prima bloccano i prelievi, e solo dopo arriva il fallimento. In mezzo passano giorni o settimane in cui il tuo saldo è lì sullo schermo, lo vedi, e non lo puoi toccare.

Non è un’impressione, è la sequenza documentata di tutti i crolli del 2022: prelievi congelati l’8 novembre, istanza di fallimento l’11. Un’altra piattaforma aveva congelato a giugno ed è fallita a luglio, un mese dopo.

Quindi se un giorno leggi che un exchange ha “temporaneamente sospeso i prelievi per manutenzione”, quella non è manutenzione. È l’ultimo avviso, e di solito arriva quando è già tardi.

Tabella che confronta wallet personale, exchange e banca su quattro righe: chi ha le chiavi, cosa possiedi davvero, cosa succede se chi tiene i soldi fallisce e come si può perdere tutto
Cosa hai davvero in mano nei tre casi: crypto in un wallet tuo con le tue chiavi, crypto su un exchange, soldi in banca. Per ognuno chi ha le chiavi, cosa possiedi giuridicamente e cosa succede se chi la tiene fallisce.

Come si sceglie, e come ci si sta

Non ti dirò mai quale usare, e diffida di chi lo fa a cuor leggero, perché quasi sempre ha un link affiliato in tasca.

Ti do i criteri.

Guarda dove è regolamentato. In Europa esiste ormai una cornice di regole per chi offre servizi in crypto, e ne abbiamo parlato quando è entrata in vigore, nel pezzo su MiCA e le stablecoin. Un operatore autorizzato in Europa non è a prova di bomba, ma ha obblighi che uno registrato su un’isola non ha.

La prova delle riserve non è una promessa di solvibilità. Molti exchange pubblicano una verifica che mostra quanti fondi hanno. Attenzione però: mostra quello che possiedono, non quello che devono, e in un istante preciso. Un’azienda può avere le riserve e i debiti più grandi delle riserve. È utile, non è una garanzia.

Accendi la verifica in due passaggi, ma con un’app, non con l’SMS. Il numero di telefono si può rubare convincendo l’operatore telefonico a spostarlo su un’altra scheda, ed è una truffa che gira da anni.

E soprattutto: tieni sull’exchange solo quello che ti serve per operare. Il resto lo porti fuori, dove le chiavi sono tue. Questa è la conseguenza pratica di tutte e tre le lezioni fatte finora.

Due precisazioni, però, perché su questo consiglio si fanno due errori speculari.

Il primo: non vale solo per i bitcoin. Il saldo che quasi tutti lasciano fermo sull’exchange è in euro o in stablecoin, e su quello il ragionamento è identico, con in più il rischio di chi la stablecoin la emette. Portare fuori le crypto e lasciare dentro il grosso in stablecoin non è aver messo al sicuro niente.

Il secondo: portare fuori sposta il rischio, non lo cancella. Fuori le chiavi sono tue, e quindi lo sono anche i modi di perderle che abbiamo visto la settimana scorsa. Se butti la frase di recupero, lì non c’è nemmeno la fila davanti al tribunale.

Cosa fai da domani mattina

Due cose, e la prima è un conto che si fa in un minuto.

Guarda quanto hai sull’exchange e chiediti: se domani mattina chiudessero il sito, questa cifra mi rovinerebbe? Se la risposta è sì, quella cifra è troppo alta, indipendentemente da quanto ti sembri affidabile la società.

Poi fai un prelievo piccolo verso il tuo wallet. Non per spostare i soldi: per imparare la procedura con due spiccioli, quando non sei di fretta e non hai paura. Il giorno in cui vorrai farlo davvero sarà probabilmente un giorno in cui tutti stanno prelevando insieme, e non è il momento buono per imparare.

E siccome è l’unica cosa irreversibile che ti sto chiedendo di fare, tre regole secche mentre lo fai. Copia l’indirizzo dal wallet, non trascriverlo a mano. Controlla che la rete selezionata sull’exchange sia la stessa che il tuo wallet si aspetta, perché mandare sulla rete sbagliata è il modo numero uno in cui spariscono i soldi al primo prelievo. E dopo aver incollato, rileggi i primi e gli ultimi caratteri: esistono malware che ti cambiano l’indirizzo negli appunti mentre lo copi.

Dove andiamo la prossima volta

Finora abbiamo parlato di infrastruttura: il registro, le chiavi, il posto dove si compra. La prossima volta si passa a cosa ci sta dentro, e alla prima distinzione che conta: bitcoin ed ethereum non sono due versioni della stessa cosa, sono due mestieri diversi.

Sull’exchange non hai le chiavi. Hai la promessa di un’azienda di darti le tue crypto quando le chiedi.

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Chiudo con la cosa che mi ha convinto a portare fuori i soldi che non uso.

Non è stata la paura del crollo, e non è nemmeno sfiducia verso una società in particolare.

È stata una domanda che mi sono fatto guardando lo schermo: se questo sito domani non si apre, io cosa ho in mano?

La risposta era: una schermata. E la schermata non è tua.

Suerte Amigo!

Tiziano Brunno

Tradingblog

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Disclaimer: contenuto puramente informativo ed educativo. Non costituisce consulenza finanziaria né un invito a operare. Il trading comporta rischio di perdita del capitale.

Fascio di scie luminose ambra lanciate ad altissima velocità contro un monolito di pietra scura che non si sposta di un millimetro, con le scie che esplodono in scintille contro la sua faccia mentre alcune passano oltre nel buio senza incontrare niente

Il CVD non ti dice chi compra. Ti dice chi ha fretta.

Ciao trader,

quando ho chiuso la serie sull’order flow ti ho lasciato in sospeso una cosa.

Avevo detto che il CVD, se ne avessimo parlato, si meritava un pezzo tutto suo.

Eccolo. Ed è quello dove rischio di farti più arrabbiare, perché tocca l’indicatore che tutti mettono sotto al grafico e quasi nessuno legge per quello che è.

Ti dico subito come l’ho usato male io, così ci togliamo il pensiero.

Me lo ero messo sotto al prezzo e ci disegnavo le divergenze come le disegnavo sull’RSI dieci anni prima. Ne trovavo a decine. Ne trovi a decine anche tu, se lo fai.

Dopo qualche mese la conclusione a cui ero arrivato era che l’order flow non funziona.

La conclusione giusta era un’altra: stavo usando uno strumento di misura come se fosse un oscillatore.

Ok, vamos.

Il conto, in tre righe

Nella prima puntata abbiamo aperto la candela e visto che ogni eseguito ha un lato: c’è chi aspettava col suo ordine fermo, e c’è chi è andato a prenderselo pagando lo spread.

Il delta è la differenza fra questi due, barra per barra: aggressione in acquisto meno aggressione in vendita.

Il CVD, cioè il delta cumulato, è la stessa cosa sommata nel tempo. Una linea che sale quando è la fretta di comprare a comandare, e scende quando comanda quella di vendere.

Tutto qui. Non c’è altro dentro.

E adesso la frase che cambia tutto

Il CVD non misura quanti comprano e quanti vendono.

Non può, ed è aritmetica, non opinione: in ogni scambio le quantità comprate e vendute sono identiche per definizione. Se qualcuno ha comprato dieci contratti, qualcun altro glieli ha venduti. Sempre. Non esiste una candela in cui “hanno comprato più di quanto abbiano venduto”.

Quello che non è identico è chi dei due aveva fretta.

Quindi:

Il CVD misura chi ha fretta, e da che parte sta.

Rileggila, perché da questa riga discende tutto il resto del pezzo, compresi gli errori.

Il modo giusto di leggerlo: è lo sforzo, non il risultato

Se il CVD è la fretta, allora è lo sforzo. E il prezzo, che è il risultato, sta dall’altra parte della bilancia.

Presi da soli non dicono quasi niente.

Contano quando non tornano.

Tabella che incrocia il CVD e il prezzo: quando salgono o scendono insieme non c'è niente da leggere, mentre le due righe evidenziate sono quelle in cui il CVD corre forte e il prezzo resta fermo o va dalla parte opposta, cioè qualcuno sta assorbendo
La matrice fra CVD e prezzo. Quando salgono insieme o scendono insieme non c’è niente da leggere. Quando il CVD corre forte e il prezzo non si muove, o va dall’altra parte, qualcuno sta assorbendo dall’altro lato.

Guarda le due righe accese della figura, perché sono le uniche due che valgono.

Tanta gente che ha fretta di comprare, e il prezzo che non sale.

A quel punto la domanda giusta non è “chi sta comprando”. La domanda è: chi c’è dall’altra parte che se li sta prendendo tutti?

Le tre ragioni per cui nasce una divergenza

E qui arriviamo alla parte per cui vale la pena di aver letto fin qui.

Prezzo che fa un nuovo massimo, CVD che non lo fa. La famosa divergenza. Su internet te la vendono come il segnale che ti fa prendere il massimo del giorno.

Il problema è che quella stessa immagine nasce da tre situazioni diverse, e solo le prime due sono interessanti.

Uno, l’assorbimento vero. C’è un ordine grosso fermo lì che si prende tutta l’aggressione e si ricarica man mano che gliela mangiano. È quello che ci interessa, ed è quello di cui abbiamo parlato nella seconda puntata. Si verifica sul book, non sul CVD.

Due, l’iceberg. Un ordine enorme mostrato a pezzettini. Sul book sembra piccolo, in realtà è un muro. Stessa dinamica del primo, con la differenza che non lo vedi: lo deduci dal fatto che il livello regge senza mostrare size.

Tre, e questo è quello che non ti dice nessuno: semplicemente non c’è aggressione dall’altra parte.

Il prezzo sale, il CVD non sale, e non perché qualcuno stia assorbendo.

Sale perché non c’è nessuno che venda.

I venditori si sono tolti di mezzo, la strada è sgombra, e il prezzo scivola in su senza che nessuno debba pagare per portarcelo.

I tre motivi per cui nasce una divergenza fra prezzo e CVD, affiancati: assorbimento vero che si verifica sul book, iceberg che si deduce perché il livello regge senza mostrare size, e semplice mancanza di aggressione dall'altra parte, dove sul book non c'è nessuno e non c'è niente da vedere
I tre motivi per cui nasce una divergenza, affiancati: assorbimento vero, iceberg, e semplice mancanza di aggressione. I primi due si verificano sul book, il terzo non è un segnale di niente.

Questa terza è la maggioranza dei casi, ed è il motivo per cui una divergenza da sola non basta mai.

Perché le prime due dicono “c’è un muro”. La terza dice “non c’è niente”.

E sul grafico, sotto al prezzo, hanno esattamente la stessa faccia.

Un caso mio, e l’errore che ci ho fatto sopra

ES, 6 agosto, due schermate a dieci minuti di distanza.

Te lo racconto perché su questa roba ho sbagliato per primo io, e l’errore è esattamente quello che questo pezzo dovrebbe insegnarti a non fare.

Alle 12:10 il prezzo stava a 7.756,25, col book che mostrava un tetto di vendite fresco appena sopra, e più su ancora i venditori che si stavano togliendo.

Schermata reale del book su ES il 6 agosto alle 12:10, col prezzo a 7.756,25: nella colonna A.PS il tetto di vendite fresco appena sopra il prezzo, più in alto i venditori che ritirano la size, e sotto il prezzo il pavimento che si costruisce nella colonna B.PS
ES, 6 agosto, ore 12:10. Il book vero: in alto i venditori che si tolgono di mezzo, appena sopra il prezzo il tetto di vendite fresco, e sotto il pavimento che si sta costruendo.

Alle 12:20 il prezzo stava a 7.760,25. Il tetto non aveva tenuto.

Dieci punti di salita. E sotto, il delta cumulato segnava -239.

La mia prima lettura è stata questa: il CVD è negativo, quindi nessuno sta comprando in aggressione, quindi quella salita non è spinta, è vuoto.

Suona bene. Ed è sbagliata.

Schermata reale su ES alle 12:20: il prezzo è salito di dieci punti fino a 7.760,25 mentre nel pannello in basso la linea del delta cumulato resta negativa a -239
La stessa schermata dieci minuti dopo. Il delta cumulato segna -239, ma la sua pendenza sale: veniva da sotto -400.

Guarda la figura, e guarda la pendenza invece del numero.

Fra le 12:04 e le 12:07 il CVD era sprofondato sotto quota -400. Da lì in poi risale senza fermarsi, e nella finestra della salita passa da circa -380 a -239.

Vuol dire che in quei dieci minuti il delta è stato positivo di un centinaio e passa di contratti. Qualcuno stava comprando pagando lo spread, eccome.

Quel -239 non raccontava la salita. Raccontava lo scarico di venti minuti prima, che era ancora lì dentro perché il CVD è cumulativo e si porta appresso tutto dall’ultimo azzeramento.

Il livello ti dice da dove vieni. La pendenza ti dice cosa sta succedendo adesso.

E se torni alla tabella di prima, questo caso non è nemmeno una divergenza: CVD che sale, prezzo che sale, prima riga, normale, niente da leggere. Sforzo e risultato tornavano.

Ci ho messo mesi a smettere di guardare il numero e a cominciare a guardare l’inclinazione. Se questo pezzo ti risparmia quei mesi, ha fatto il suo lavoro.

Due precisazioni su questo esempio, perché mi girerebbero se non me le dicessero.

Sono due fotografie, non una registrazione. Dicono che il passaggio è avvenuto, non se quel tetto è stato mangiato o ritirato.

Ed erano le 12:20 in Europa, cioè pre-mercato americano sull’ES: book sottile, pochi partecipanti. Togliere size quando c’è poca gente costa poco, e la stessa lettura alle 15:30 pesa molto di più. Non prendere il metro di mezzogiorno e usarlo all’apertura di Wall Street.

E il caso pulito del terzo motivo, quello in cui davvero non c’è nessuno dall’altra parte, in una schermata sola non ce l’ho ancora. Quando lo catturo lo pubblico. Meglio un buco dichiarato che un esempio che dimostra un’altra cosa.

Le tre trappole, e vanno dette tutte

Uno. Il CVD dipende da come è calcolato. Ogni piattaforma decide a modo suo come classificare gli eseguiti, e i risultati non sono identici. Non esiste un CVD “vero” e non esiste il settaggio migliore. Quello che conta è sapere come lo calcola il tuo strumento, e usarne uno solo. Confrontare il CVD di due piattaforme diverse è come confrontare due orologi regolati da due persone diverse.

Due. È cumulativo, quindi dipende da dove comincia. Un CVD che parte dalla mezzanotte e uno che parte dall’apertura del cash raccontano due storie diverse sullo stesso identico pomeriggio. Il livello assoluto non vuol dire niente: conta solo la forma dentro la finestra che hai scelto. Scegline una e tienila.

Tre. Nei giorni di rollover il CVD è spazzatura. Il volume si divide fra due scadenze e la serie non ha più senso. Vale per il volume, vale per l’open interest, vale qui. Segnati le date del rollover trimestrale sul calendario e in quei giorni non fare il dottore.

E una nota che riguarda molti di voi: il CVD si legge sul future, dove il volume è vero e centralizzato. È la struttura con cui lavoro e l’ho sempre dichiarata: analisi sul future, esecuzione dove operi. Un CVD calcolato su uno strumento senza volume centralizzato non sta misurando quello che crede di misurare.

“Salita venduta”

Due parole su questa espressione, che sentirai ovunque.

Nella testa di chi la dice significa: il prezzo sale ma il CVD scende.

Il fatto in sé può benissimo essere vero. È la conclusione che ci tirano fuori, cioè “quindi adesso scende”, a non reggere.

Primo, perché può essere il terzo caso: non c’è vendita aggressiva, quindi il CVD non sale, ma il prezzo sale lo stesso perché non c’è offerta.

Secondo, e più importante: non è un ingresso, perché non ti dice dove entrare. Un ingresso è un prezzo. Una divergenza non è un prezzo, è una forma.

La riga da portarsi a casa

Una divergenza non è un segnale. È una domanda.

La domanda è “chi sta assorbendo?”, e la risposta non sta sul CVD. Sta sul book.

Io il book lo guardo nel DeepDOM.

Due righe di trasparenza, che mi sembrano dovute: quello sopra è un link di affiliazione. Se lo utilizzi e sottoscrivi io prendo una commissione, tu non paghi un centesimo in più.

Se guardi il book e non c’è nessuno, la risposta è “nessuno”, e allora non c’era niente da vedere.

Usato bene, il CVD è una conferma che si somma a un livello che avevi già segnato stamattina. Non è mai il motivo per cui quel livello esiste.

Ed è anche il motivo per cui, nel mio ordine di accensione degli strumenti, il CVD è l’ultimo. Non il primo.

Cosa fai da domani mattina

Compito piccolo e per una settimana non ci operi, come sempre.

Segnati dieci divergenze. Non serve che siano belle, prendi le prime dieci che vedi.

Per ognuna, nello stesso momento, guarda il book e scrivi una parola sola: c’era size vera su quel livello, sì o no.

Poi aspetta e annota com’è finita.

Alla fine separa i due gruppi e contali.

Quello che quasi sempre viene fuori è che le divergenze con size sul book e quelle senza si comportano in modo diverso, e che quelle senza sono la maggioranza.

Dopo quel compito non guarderai mai più il CVD da solo, che è esattamente il punto. Se un posto dove tenere le annotazioni non ce l’hai, il TradingBlog Diary è gratuito e serve a questo.

Il CVD misura chi ha fretta. Il book mostra chi sta fermo. Guardarne uno solo è come ascoltare metà di una litigata.

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Chiudo con la cosa che mi ha fatto risparmiare più soldi di tutte, in questa storia.

Non è aver imparato a leggere il CVD.

È aver smesso di chiedergli quello che non può sapere.

Lui ti dice chi stava correndo. Chi stava fermo dall’altra parte, e se era grosso, quello te lo deve dire un altro strumento.

Quando due strumenti diversi ti dicono la stessa cosa, quella cosa smette di essere la tua opinione.

Suerte Amigo!

Tiziano Brunno

Tradingblog

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