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Il trader del futuro col visore ambra tiene la mano su una grande manopola di metallo illuminata, collegata da raggi di luce a un profilo di volumi in cui la fascia di barre centrale brilla in ambra mentre le altre restano spente

L’area valore non è il 70%. È una manopola.

Ciao trader,

per anni ho guardato il bordo basso dell’area valore come se fosse inciso nella pietra.

Poi un giorno ho aperto la stessa identica giornata su due piattaforme diverse, e i due VAL non erano allo stesso prezzo.

Stesso future, stessa sessione, stessi scambi. Due numeri.

Non si era rotto niente. Le due piattaforme semplicemente non stavano facendo lo stesso calcolo, e nessuna delle due me lo aveva mai chiesto.

Da lì è partita una domanda che ti consiglio di farti anche tu, perché è di quelle che spostano: quanti dei livelli che ho sul grafico sono una misura del mercato, e quanti sono un default di qualcun altro?

Ok, vamos.

Cosa stiamo guardando davvero

Il profilo dei volumi è un istogramma girato di lato.

Per ogni livello di prezzo ti dice una cosa sola: quanto è stato scambiato lì.

Da quell’istogramma la piattaforma tira fuori tre numeri e te li disegna sul grafico:

  • il VPOC, il prezzo dove è passato più volume di tutti
  • il VAH e il VAL, i due bordi dell’area valore

Il primo è una misura.

Gli altri due sono una scelta.

E tutta la differenza fra una misura e una scelta è quello di cui parla questo pezzo.

Se la terminologia ti manca (TPO, initial balance, come nasce la campana del Market Profile), ne ho scritto anni fa e regge ancora: parti da Market Profile e analisi dei volumi e poi torna qui. Quello è il vocabolario, questo è il manico.

Da dove esce il 70%

Il Market Profile nasce al CBOT di Chicago negli anni Ottanta, dall’idea di Peter Steidlmayer di rappresentare la giornata come una distribuzione: i prezzi dove il mercato passa più tempo stanno al centro, quelli rifiutati stanno alle code.

Se quella distribuzione fosse davvero una gaussiana, una deviazione standard attorno alla media conterrebbe il 68,27% dei casi.

Arrotonda, e hai il tuo 70%.

Ecco, il numero che quasi tutti trattano come una proprietà del mercato è questo: un arrotondamento di una statistica presa da una curva teorica.

E il problema è proprio la curva teorica.

Il profilo di una sessione vera è quasi sempre tutto tranne che una gaussiana. Ha due gobbe, ha code spesse da un lato solo, ha buchi in mezzo. Le giornate di trend sono distribuzioni sdraiate che non somigliano a niente di simmetrico.

Quindi stiamo applicando una convenzione nata su una curva ideale a una forma che quella curva non è mai.

Non è un motivo per buttare via l’area valore, che resta lo strumento più onesto che abbiamo per dire “qui il mercato ha accettato, fuori di qui ha rifiutato”.

È un motivo per sapere che quel 70 non l’ha deciso il mercato. L’ha deciso una tradizione.

Come si costruisce l’area, che è il pezzo che nessuno guarda

Qui c’è l’equivoco più diffuso di tutti.

L’area valore non è il 70% centrale del range della giornata.

È il risultato di un algoritmo che parte da un posto preciso e si allarga:

  1. si parte dal VPOC
  2. si guardano i due livelli sopra e i due livelli sotto
  3. si prende la coppia che porta più volume, e si aggiunge tutta intera
  4. si ripete finché il volume dentro non raggiunge la percentuale scelta

Da questa meccanica escono due conseguenze pratiche che valgono più della definizione.

L’area non è simmetrica, e non deve esserlo. Cresce dal lato dove c’è stata più attività. Se il VAL è lontanissimo dal VPOC e il VAH è appiccicato lì sopra, non è un difetto del software: è la forma della giornata che ti sta dicendo da che parte è successo qualcosa.

I bordi si muovono a scatti. Si aggiungono a coppie, e un livello grosso appena fuori dal bordo può entrare tutto insieme. Un punto percentuale in più sulla manopola a volte non sposta niente, a volte ti sposta il VAL di sei tick. Dipende solo da cosa c’è appoggiato lì fuori.

E qui c’è il dettaglio che spiega l’aneddoto con cui ho aperto: non tutte le piattaforme allargano a coppie. Alcune aggiungono un livello alla volta, scegliendo ogni volta il lato più pesante. Sono due algoritmi diversi che partono dallo stesso identico profilo e finiscono su due bordi leggermente diversi.

Non c’è quello giusto e quello sbagliato. C’è che uno dei due ce l’hai sul grafico e probabilmente non sai quale.

Il profilo dei volumi di una sessione con l'area valore costruita passo per passo a partire dal VPOC: i livelli entrati nei primi quattro passi sono in ambra acceso, quelli aggiunti dopo in ambra spento e quelli fuori dall'area in grigio, con accanto il confronto fra il volume dei due livelli sopra e dei due livelli sotto a ogni passo
Come si costruisce davvero l’area valore. Si parte dal VPOC e si allarga a coppie di livelli, scegliendo ogni volta il lato che porta più volume, finché non si raggiunge la percentuale impostata.

Girala tu, la manopola

Questa è la stessa cosa, ma con le mani.

Sotto c’è un profilo di sessione. Il cursore decide quanto volume vuoi dentro l’area.

Portalo a 50, poi portalo a 90, e guarda dove finiscono i due bordi.

Poi guarda il VPOC.

Non si è mosso.

L’unica cosa che non dipende da te

Il VPOC è l’unico livello del profilo che non dipende dalla percentuale che hai impostato.

Non è un’opinione: è un massimo. Il livello dove è passato più volume è quello lì, comunque tu abbia girato la manopola.

Ed è per questo che, se devo tenere un livello solo del profilo, tengo quello.

Detto questo, non voglio venderti il VPOC come un oracolo, perché la manopola non è una sola.

Il VPOC dipende ancora da quale sessione stai profilando. Se profili solo la sessione americana o le 24 ore, il baricentro può cadere in due posti diversi, e non di poco. Anche quella è una tua impostazione, solo che sta in un altro menu.

E dipende da cosa stai contando. Il Market Profile classico conta il tempo, cioè quante mezz’ore hanno toccato quel prezzo. Il Volume Profile conta i contratti. Nella stessa identica sessione il POC del tempo e il POC del volume possono stare a livelli diversi, e chi guarda “il POC” senza sapere quale dei due sta guardando prima o poi litiga con un amico che ne ha un altro.

Non è pignoleria. È che se apri un grafico condiviso da un altro trader, quei tre livelli lì sopra sono anche tre sue scelte.

Cosa cambia davvero nell’operatività

Fin qui la teoria. Adesso la parte che ti tocca il conto.

Se il bordo dell’area è il risultato di una percentuale, allora la domanda giusta non è “il prezzo ha toccato il VAL”.

La domanda giusta è: cosa c’è dietro a questo bordo?

Perché ci sono due bordi molto diversi che sul grafico sembrano uguali.

C’è il bordo appoggiato: la percentuale si è esaurita lì, ma appena sotto il profilo continua bello grasso. Se il prezzo lo buca non trova il vuoto, trova ancora gente che ha scambiato. È una rottura che nasce già senza spazio.

E c’è il bordo affacciato sul buco: sotto il VAL il profilo si assottiglia subito, poche righe sottili e poi niente. Lì una rottura ha strada libera, perché il prezzo attraversa in fretta le zone dove non è stato scambiato quasi nulla.

Stesso livello, stessa etichetta, due situazioni opposte.

Due profili dei volumi affiancati con la parte alta identica e la stessa etichetta VAL sul bordo: nel primo sotto il bordo il volume resta denso, nel secondo il profilo si assottiglia subito e lascia una zona quasi vuota in cui il prezzo può correre
Due VAL identici come etichetta e opposti come significato. A sinistra il bordo appoggiato, con volume denso appena sotto. A destra il bordo affacciato su una zona sottile, dove il prezzo ha strada libera.

Una precisazione che serve, perché è un errore che ho già visto fare: quella zona sottile, se la trovi in mezzo al corpo del profilo e non all’estremo, non è un rifiuto. È un LVN, una zona di transito veloce. Ne abbiamo parlato smontando i poor high e i poor low, e la differenza fra un dentino all’estremo e un dentino a metà corpo cambia completamente cosa ti aspetti.

E qui si riaggancia tutto quello che abbiamo fatto quest’estate.

Il profilo ti dice dove guardare. Il footprint e il delta ti dicono cosa sta succedendo mentre il prezzo ci arriva.

Sul bordo la domanda è sempre la stessa, quella che ci siamo fatti parlando di candele bid/ask e di CVD: chi ha fretta, e chi sta fermo ad aspettare.

Un livello da solo non ha mai salvato nessuno. Un livello più il contesto di chi lo sta attaccando, quello sì.

La prova del nove sulle tue regole

C’è un test che puoi fare stasera e che è spietato.

Prendi una tua regola che usa il bordo dell’area valore. Una qualsiasi: “non compro sopra il VAH”, “se apre fuori dall’area il giorno è direzionale”, quello che è.

Adesso rifalla al 60% e rifalla all’80%.

Se l’esito cambia, quella non è una regola sul mercato. È una regola sulla tua impostazione.

Non vuol dire buttarla. Vuol dire che hai scoperto che è fragile, e che il tuo vero livello è un altro, o che ti serve una condizione in più per tenerla in piedi.

Meglio scoprirlo su un grafico stasera che con i soldi dentro un mercoledì pomeriggio.

Cosa fai da domani mattina

Tre cose, e la prima si fa in due minuti.

Apri la piattaforma e scriviti nero su bianco tre informazioni: che percentuale sta usando, se conta volume o tempo, e quale sessione sta profilando. Se non sai rispondere a una delle tre, quel livello sul grafico non è tuo. È di chi ha scritto il default.

Metti due profili sullo stesso grafico, uno al 60 e uno all’80, e tienili per una settimana. Non per operarci. Per vedere quanto ballano i bordi sul tuo strumento e sul tuo orario, che non è come ballano sul mio.

Il VPOC invece trattalo per quello che è, cioè il baricentro dell’asta di quella giornata, e segnatelo. La cosa interessante non è dove sta oggi, è cosa fa il prezzo quando ci ritorna sopra domani o la settimana dopo.

E se te li segni sul diario invece che nella memoria, fra un mese hai una statistica tua invece di un’impressione. La differenza fra le due cose è tutto il mestiere.

Il VPOC è una misura. L’area valore è un’impostazione. Sul grafico sembrano la stessa cosa.

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Chiudo con la cosa che mi ha fatto cambiare testa su questo argomento.

Non è stato scoprire che il 70% è una convenzione. Quello è un aneddoto da bar.

È stato rendermi conto che stavo prendendo decisioni con soldi veri appoggiandomi a un numero che non avevo scelto io, che non avevo mai verificato, e che avrei potuto cambiare con due click.

Da allora, il primo giorno che apro una piattaforma nuova, guardo prima le impostazioni degli indicatori e poi il mercato.

Suerte Amigo!

Tiziano Brunno

Tradingblog

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Disclaimer: contenuto puramente informativo e didattico. Non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. Il trading comporta rischio di perdita del capitale.

Muro monumentale fatto di blocchi luminosi ambra impilati che emerge dal buio, con la sommità tagliata di netto e un'impalcatura di luce sospesa sopra il taglio, come un lavoro lasciato a metà

Bad high e bad low: l’estremo che non ha finito il lavoro

Ciao trader,

lo shortavo con la faccia di chi ha capito tutto.

Massimo di ieri, massimo di oggi, stesso prezzo al tick. Doppio massimo da manuale, quello che nei gruppi Telegram fa scrivere “resistenza fortissima” con tre punti esclamativi.

Ordine dentro, stop sopra, e via.

Il prezzo ci è passato attraverso come il coltello nel burro. Nemmeno una pausa per educazione.

Ci ho messo anni a capire che quel massimo non era una resistenza.

Era un lavoro lasciato a metà.

Prima il nome, che è già mezza spiegazione

Nelle community lo chiamano bad high e bad low.

Sui libri seri il nome è un altro, poor high e poor low, e arriva dal Market Profile, il metodo che Peter Steidlmayer sviluppò al CBOT negli anni Ottanta per leggere il mercato come un’asta invece che come un grafico.

Uso tutti e due i nomi perché li sentirai tutti e due. Ma tieni il secondo in testa, perché è quello che ti dice la cosa giusta.

Poor vuol dire povero, scadente.

Non “forte”, non “resistenza”. Povero.

È un estremo fatto male, e il mercato di solito torna a rifarlo meglio.

Ok, vamos, andiamo per ordine.

Come finisce un’asta fatta bene

Il mercato è un’asta. Sale finché non trova qualcuno disposto a vendere in quantità, scende finché non trova qualcuno disposto a comprare in quantità.

Quando l’asta al rialzo finisce davvero, non finisce per stanchezza.

E soprattutto non finisce perché il prezzo è “salito troppo”. Levatelo dalla testa, quel concetto non esiste: non c’è nessun prezzo troppo alto in assoluto, e chi vende perché “ormai è salito tanto” lo scopre a sue spese, di solito dopo altri duecento punti.

Finisce perché il prezzo arriva dove qualcuno ha voglia di vendere in quantità. Lì trova venditori seri, e da lì viene respinto in fretta.

Quella fretta lascia un’impronta, e ha un nome: excess, cioè eccesso.

Sul profilo lo vedi come un dentino che sporge: due o tre righe sottilissime a volume bassissimo, appiccicate sopra il corpo grasso del profilo. Nel Market Profile classico sono i single print della coda, cioè prezzi che in tutta la sessione ha scambiato un solo periodo di trenta minuti.

Il senso è semplice: lassù ci ha scambiato quasi nessuno perché il prezzo non è rimasto lassù abbastanza da permetterlo.

È stato spinto su, rifiutato, e riportato giù.

Quella è un’asta chiusa. Il mercato ha fatto la domanda, ha ricevuto la risposta, ha girato pagina.

Due profili di sessione affiancati con lo stesso corpo: a sinistra l'estremo superiore finisce con tre righe sottili che sporgono, cioè l'excess di un'asta chiusa, a destra finisce squadrato con tre righe piene allineate sullo stesso prezzo, cioè un bad high
Due profili di sessione affiancati. A sinistra un estremo con la coda sottile che sporge, l’excess, cioè un’asta chiusa bene. A destra un estremo squadrato con due righe piene allineate sullo stesso prezzo, il bad high, cioè un’asta rimasta aperta.

E come finisce un’asta fatta male

Adesso guarda il profilo a destra della figura.

Niente dentino. Niente coda.

L’estremo è squadrato, tagliato di netto, con due o più righe piene allineate sullo stesso prezzo. Nel Market Profile diresti due o più TPO che finiscono esattamente lì.

Quel massimo non è stato respinto da nessuno.

È semplicemente finito il tempo.

Suonata la campana, chiuso il negozio, e il prezzo era ancora lì che scambiava tranquillo al massimo di giornata. Nessuno gli ha detto di no. Gli è solo scaduta la sessione.

Ecco perché in inglese lo chiamano anche unfinished business, faccenda in sospeso.

E le faccende in sospeso, nei mercati come nella vita, prima o poi tornano a bussare.

Il dentino che ti frega, perché non tutti i dentini sono uguali

Qui casca il novanta per cento di chi ha appena scoperto il volume profile, e ci sono cascato pure io.

Vedi una fascia sottile, dici “eccesso”, ci appoggi un’operazione.

Tre casi in cui invece non lo è.

Uno. Il dentino a metà profilo non è un excess.

Se le righe sottili stanno in mezzo, e non all’estremo, hanno un altro nome e un altro significato: si chiama LVN, low volume node, nodo a basso volume.

Non è un posto dove qualcuno ha rifiutato il prezzo. È un posto dove il prezzo è transitato di corsa senza che nessuno avesse voglia di trattare.

È un corridoio, non un muro. E la conseguenza operativa è opposta: sull’LVN il prezzo tende a scivolare veloce, non a fermarsi.

Un profilo di sessione con due fasce sottili evidenziate: quella in cima, in ambra, è un excess e segnala rifiuto, quella a metà corpo, in blu, è un LVN e segnala una zona di transito veloce
Un solo profilo di sessione con due zone sottili evidenziate. Quella all’estremo superiore è excess, cioè rifiuto. Quella a metà corpo è un LVN, cioè una zona di transito veloce. Stessa forma sul grafico, significato opposto.

Due. Un excess senza velocità non è un excess.

Il dentino conta se la barra che lo ha creato si è mossa in fretta. Rifiuto vuol dire violenza, vuol dire che il prezzo è tornato indietro di corsa.

Se quelle righe sottili si sono formate in venti minuti di prezzo che galleggiava, non hai visto un rifiuto.

Hai visto della stagnazione con pochi scambi, che è un’altra cosa e non ti dà nessun diritto.

Tre. Di notte i dentini non valgono.

Sui future la sessione notturna, e in generale gli strumenti poco liquidi, producono fasce sottili a raffica.

Non perché qualcuno abbia rifiutato quei prezzi, ma perché non c’era nessuno.

È un profilo magro perché il negozio era vuoto, non perché la merce non piacesse. Chi legge quelle fasce come livelli di rifiuto sta leggendo l’orario di chiusura e lo scambia per informazione.

E adesso la parte che conta: cosa ci fai

Qui devo darti la notizia scomoda, quella per cui probabilmente questo pezzo ti farà girare le scatole.

Un bad high non è un livello dove entrare contro.

Il ragionamento è lineare, seguilo.

L’asta lassù non si è chiusa. Non c’è stato rifiuto. Nessuno ha difeso quel prezzo.

Quindi quel prezzo, molto più che un muro, è un bersaglio.

Un posto dove il mercato ha un lavoro da finire, dove sopra ci sono stop appoggiati da chi ha creduto al doppio massimo, e dove per arrivarci non deve rompere nessuna difesa perché la difesa non è mai esistita.

È esattamente il mio short dell’inizio: mi ero messo davanti a un bersaglio pensando di essere dietro a un muro.

E la traduzione operativa è questa, in due righe.

Su un bad high non ci shorti aggressivo. Se proprio hai una tesi ribassista, non la giochi lì.

Su un bad high, semmai, ci porti un target. Se sei lungo e sopra hai un massimo squadrato, hai una ragione in più per non chiudere troppo presto.

E soprattutto: è contesto, non è un segnale.

Nessuno entra a mercato perché ha visto un profilo squadrato. Ti dice che tipo di terreno stai calpestando, non ti dice di cliccare.

Il grilletto continua a essere quello che hai già: come reagisce il prezzo quando ci arriva. Ci arriva, rallenta e reagisce, oppure ci passa attraverso senza nemmeno rallentare. Quella è la risposta, e arriva sempre dopo, mai prima.

Se hai letto i due pezzi sull’order flow delle settimane scorse, hai già in mano il microscopio per guardare quel momento: nelle candele bid/ask vedi chi sta scambiando sul livello, e con assorbimento ed esaurimento capisci se qualcuno lo sta davvero difendendo.

Il profilo ti dice com’è finita l’asta su quel prezzo. L’order flow ti dice chi c’è adesso.

Sono due domande diverse sullo stesso punto del grafico, ed è per questo che stanno bene insieme.

La percentuale che non ti do

A questo punto del discorso, dal vivo, mi fanno sempre la stessa domanda.

“Ok Tiziano, ma quante volte un bad high viene poi ritestato?”

E qui ti dico una cosa che non è quello che vorresti sentire.

Non lo so.

Cioè: numeri in giro se ne trovano, li ho letti anch’io, e ti assicuro che chi te li spara non ti sta dicendo su quale strumento, in che anni, su che timeframe e con quale definizione di “ritestato” li ha misurati.

Perché la verità è che cambia tutto. Cambia fra ES e DAX, cambia fra sessione piena e sessione ridotta d’agosto, cambia se conti il ritocco al tick o il superamento vero.

Una statistica che non sai come è stata costruita non è un numero, è un modo elegante di indovinare.

Quindi la risposta seria è: misuralo sul tuo mercato e sui tuoi orari.

Ti serve pochissimo. Ogni volta che a fine giornata trovi un estremo squadrato, te lo segni. Poi segni se nei giorni successivi il prezzo ci è tornato, e se lo ha superato o no.

Dopo trenta osservazioni hai una percentuale tua, sul tuo strumento, che vale mille volte quella di un tizio su internet. E soprattutto sai come l’hai contata.

Se un posto dove tenere queste annotazioni non ce l’hai, usa il TradingBlog Diary: è gratuito, è nato apposta per registrare le osservazioni e non solo i trade, e ti evita la fine che fanno tutte le statistiche fatte a memoria, cioè quella di confermare esattamente quello che credevi già.

Cosa fai da domani mattina

Compito piccolo, come sempre. E per una settimana non ci operi.

Accendi il profilo sulla sessione del mercato che segui, e ogni sera guarda i due estremi, il massimo e il minimo.

Poi scrivi una parola sola per ciascuno: coda, se sporge il dentino ed è nato da un movimento veloce, oppure squadrato, se è tagliato di netto.

Solo quello. Niente ordini.

Dopo due settimane apri le annotazioni e guarda cosa è successo il giorno dopo ai “squadrato” e cosa è successo ai “coda”.

Non ti serve altro per farti un’idea che è tua, e per non doverti più fidare di me.

Un massimo che nessuno ha difeso non è una resistenza. È un lavoro lasciato a metà, e il mercato torna sempre a finire i lavori.

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Ci tengo a chiudere con una cosa che vale ben oltre il profilo.

Per anni ho guardato i grafici cercando muri. Livelli che tengono, prezzi che respingono, resistenze da manuale.

Il giorno che ho iniziato a chiedermi invece “questo estremo, come si è formato?”, metà dei miei livelli sono spariti dalla mappa.

Ed è stata la cosa migliore che potesse capitare al mio conto, perché quei livelli non tenevano nemmeno prima.

Semplicemente, non lo sapevo.

Se il pezzo ti è servito, mandalo a quel tuo amico che shorta ogni doppio massimo perché “è un doppio massimo”. Gli fai un favore, e forse gli salvi la giornata.

Suerte Amigo!

Tiziano Brunno

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