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Il trader del futuro col visore ambra al centro di quattro pannelli olografici sospesi nella nebbia, ognuno con un simbolo luminoso diverso: una bilancia, una griglia da calendario, una curva che attraversa un asse e un istogramma di volumi con una fascia accesa

Prima di aprire il grafico mi faccio quattro domande

Ciao trader,

per anni ho aperto la piattaforma alle nove e ho guardato cosa succedeva.

Sembra una cosa da trader operativo, uno che legge il mercato in diretta e non si fa condizionare dalle opinioni. Suona pure bene.

Il problema è che le giornate storte quasi mai nascevano alle nove.

Nascevano dal fatto che alle nove non sapevo in che film ero entrato. Non sapevo che alle 14:30 usciva un dato, non sapevo che ero in una settimana in cui il mercato non aveva nessuna intenzione di andare da nessuna parte, non sapevo che il livello che stavo per shortare era lo stesso dove tre settimane prima si era fermato tutto.

Poi mi sono costruito una routine.

Dieci minuti, quattro domande, prima di toccare un grafico. Non prevedo niente, non decido niente. Restringo solo il campo di quello che è ragionevole aspettarsi.

Oggi te la racconto tutta, con le domande in ordine, perché l’ordine conta.

Ok, vamos.

Due righe di trasparenza prima di partire

Le risposte alle quattro domande io me le prendo da un posto solo, il Thunder Desk, che è la dashboard gratuita di The Thunder Trader. Quindi è roba nostra, ed è giusto che tu lo sappia prima di leggere il resto e non dopo.

È gratis, dentro non c’è niente da comprare, e per entrare servono nome, email e password, con la mail da confermare cliccando il link che ricevi.

Detto questo, le quattro domande valgono comunque, anche se le risposte te le vai a cercare a mano su quattro siti diversi come ho fatto io per anni. Il Desk mi ha tolto il lavoro di raccolta, non il ragionamento. Il ragionamento è quello che ti interessa e infatti è il grosso di questo articolo.

Domanda 1: da che parte sta chi ha le mani nella merce?

Ogni venerdì la CFTC pubblica il Commitments of Traders, cioè come sono posizionati i grossi operatori sui futures.

Le famiglie che contano sono due.

I commercial sono chi la merce la tratta davvero: chi produce petrolio, chi compra grano, chi deve coprirsi da un cambio. Non stanno lì per fare trading, stanno lì per proteggersi, e questo li rende interessanti, perché comprano quando il prezzo è basso per loro convenienza industriale, non per entusiasmo.

Gli speculatori grossi sono i fondi. Loro il trend lo cavalcano, e tendono ad avere ragione a lungo e torto agli estremi.

Il Desk prende questa roba, che nel formato originale è una tabella indigesta, e la sintetizza in un indice da 0 a 100.

Ora la parte che serve davvero, cioè come non usarlo.

Non è un segnale di ingresso. Un posizionamento estremo può restare estremo per mesi, e nel frattempo il prezzo continua tranquillamente nella direzione che secondo te dovrebbe invertirsi. Chi shorta perché “i commercial sono corti record” fa una scommessa sul niente.

E ricordati il ritardo. I dati sono fotografati al martedì e pubblicati il venerdì pomeriggio. Quando li leggi hanno tre giorni. Usarli per il timing è come guidare guardando lo specchietto.

Io li uso per una cosa sola: pesare il mio bias di continuazione. Se sono lungo in un mercato dove i fondi sono ammassati dalla mia stessa parte a un estremo storico, non cambio idea, ma smetto di aggiungere e stringo la gestione.

Domanda 2: cosa può rompere la settimana, e a che ora?

Questa è la domanda più stupida delle quattro ed è quella che mi ha fatto risparmiare più soldi.

Non serve prevedere il numero. Non ci riesce nessuno, e chi ti dice il contrario ti sta vendendo qualcosa.

Serve sapere l’ora.

Il valore del calendario è difensivo: non avere una posizione aperta a mercato trenta secondi prima di un dato che in due minuti fa cinquanta punti in una direzione decisa a caso. Non è analisi, è igiene.

Nel Desk gli eventi arrivano con l’impatto e con la spiegazione di cosa vogliono dire, che è la parte che manca su quasi tutti i calendari in giro: sapere che esce il dato non serve a niente se non sai perché quel dato conta e cosa il mercato si aspetta.

Se vuoi vedere come si legge un dato prima che esca, ne abbiamo fatto un esempio pratico con il rapporto sull’occupazione americana.

La regola che applico, e che ti consiglio di rubarmi: prima di ogni ingresso, guardo se c’è qualcosa nei trenta minuti successivi. Costa tre secondi.

Domanda 3: il mercato è incollato o è libero di correre?

Questa è la domanda che quasi nessuno si fa, ed è quella che spiega perché certe giornate sembrano stregate.

Chi vende opzioni si deve coprire, e si copre comprando e vendendo il sottostante mentre il prezzo si muove. Il verso di quelle coperture non è sempre lo stesso, e cambia tutto.

Quando i dealer sono in gamma positiva, per restare coperti devono comprare quando il mercato scende e vendere quando sale. Il risultato è un mercato che si spegne da solo: le giornate si comprimono, i movimenti rientrano, i massimi durano poco.

Quando sono in gamma negativa, succede l’opposto: devono vendere mentre scende e comprare mentre sale. Il movimento invece di essere assorbito viene amplificato, e sono le giornate in cui tutto va più veloce di quanto ti aspetti.

Il Desk ti dà i tre numeri che servono per capire in quale dei due mondi sei: il Net Gamma, la soglia di Zero Gamma dove si passa da un regime all’altro, e le due pareti, Call Wall e Put Wall, cioè le zone dove si concentra tanta di quella roba da diventare spesso un tetto o un pavimento.

Attenzione a cosa ti sta dicendo, però, perché è il fraintendimento classico.

Non ti dice la direzione. Ti dice il carattere della giornata. È la differenza fra sapere dove andrà la macchina e sapere se la strada è asfaltata o è ghiaccio.

L’abbiamo spiegato per bene nel pezzo sulla gamma exposure, e se ti interessa il perché certe giornate esplodono nell’ultima ora, la seconda parte sta nel pezzo sulle opzioni con scadenza zero giorni.

Tabella delle quattro domande della routine di preparazione, numerate in ordine: il posizionamento COT, il calendario macro, il regime di gamma e le zone di reazione, con accanto a ciascuna cosa dice e cosa non dice, perché nessuna delle quattro è un segnale di ingresso
Le quattro domande in ordine, e per ognuna cosa ti dice e soprattutto cosa non ti dice. Nessuna delle quattro è un segnale di ingresso, tutte e quattro restringono il campo di quello che è ragionevole aspettarsi.

Domanda 4: e se ci arriva, dove guardo?

Ultima, e viene ultima per un motivo.

Un livello da solo non ha mai salvato nessuno. Lo abbiamo detto due settimane fa parlando dell’area valore e del VPOC: il livello non è il segnale, è il posto dove vale la pena guardare.

Il Desk mette le aree statistiche di reazione su DAX, ES, NQ e Dow, quindi arrivi in apertura sapendo dove sono i punti caldi invece di scoprirli mentre il prezzo ci sbatte contro.

Poi però la lettura la fai tu, e la fai con quello che abbiamo costruito quest’estate: quando il prezzo arriva sulla zona, la domanda è sempre la stessa, chi ha fretta e chi sta fermo ad aspettare. Che è tutto il senso delle candele bid/ask e del CVD.

Perché l’ordine conta

Le quattro domande non sono una lista della spesa, sono un imbuto. Ognuna restringe la successiva.

Se il posizionamento dice che sono tutti dalla stessa parte, so che le sorprese arriveranno dall’altra.

Se il calendario dice che alle 14:30 c’è un dato, la zona che scatta alle 14:25 non la tocco, per quanto bella sia.

Se la gamma dice che siamo in un regime compresso, il target che mi ero segnato a sessanta punti di distanza probabilmente oggi non ci arriva, e il mio piano lo devo tarare su quello.

E solo alla fine guardo i livelli, che senza le prime tre risposte sono soltanto righe su uno schermo.

Confronto fra commercial e speculatori grossi nel report COT, con quello che fanno gli uni e gli altri e come si comportano agli estremi, e sotto una linea del tempo che mostra i tre giorni di ritardo fra la fotografia del martedì e la pubblicazione del venerdì
Come si legge il posizionamento COT senza farsi male: le due famiglie che contano, cosa vuol dire un estremo, e i tre giorni di ritardo fra la fotografia e la pubblicazione.

Cosa il Desk non fa, detto chiaro

Non ti dà segnali. Non ti dice compra o vendi. Non ha un’idea su dove andrà il mercato domani, e se ce l’avesse non te la direi comunque.

È un posto dove quattro informazioni che stanno normalmente su quattro siti diversi stanno su una schermata sola, aggiornate ogni giorno, con scritto accanto cosa vogliono dire.

Il resto, cioè la decisione, resta tua. Che è anche quello che c’è scritto nel loro disclaimer, e per una volta non è un disclaimer messo lì per gli avvocati: dati statistici e informativi a scopo educativo, nessuna consulenza e nessun segnale.

Come ci entri

Vai su desk.thethundertrader.com, crei l’account con nome, email e password, e confermi cliccando il link che ti arriva per posta. Se non lo confermi non entri, quindi controlla anche lo spam.

Dentro c’è il selettore della lingua in alto: italiano, inglese e spagnolo.

Cosa fai da domani mattina

Una cosa sola, e non riguarda il Desk.

Prenditi dieci minuti prima dell’apertura e rispondi alle quattro domande per iscritto. Quattro righe, non un tema. Da che parte è il posizionamento, cosa esce e a che ora, che regime è, dove sono i livelli.

Poi la sera rileggi quelle quattro righe accanto a come è andata la giornata.

Fallo per due settimane e ti succederà una cosa fastidiosa: scoprirai che una buona parte delle operazioni che ti hanno fatto male erano già escluse dalle tue stesse quattro righe, scritte quella mattina, da te. Le avevi solo ignorate.

A me è successo esattamente questo, ed è stato più utile di qualunque indicatore nuovo. Se te le segni sul diario invece che su un foglietto, fra un mese hai una statistica invece di un ricordo.

Il grafico ti dice dove sta il prezzo. Non ti dice in che film sei entrato.

— tradingblog.itPosta su X

Chiudo con la cosa che mi ha convinto a smettere di improvvisare la mattina.

Non è stata una perdita grossa. Le perdite grosse fanno male ma insegnano poco, perché ti raccontano che sei stato sfortunato.

È stata una serie di perdite piccole, tutte uguali, tutte nello stesso posto: entrato bene, tecnicamente giusto, dieci minuti prima di un dato macro che non avevo guardato.

Non mi mancava un metodo. Mi mancavano dieci minuti.

Suerte Amigo!

Tiziano Brunno

Tradingblog

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Disclaimer: contenuto puramente informativo e didattico. Non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. Il trading comporta rischio di perdita del capitale.

Nucleo di cristallo che emette un campo di forza con candele di vetro in orbita, concetto di gamma exposure

GEX spiegato semplice: perché certi giorni l’indice sta fermo e altri crolla

Ciao trader,

lascia che ti racconti due giornate, prendi lo stesso indice, mettici lo stesso identico contesto.

Giorno uno. Il prezzo si sveglia, sale di un pelo, scende di un pelo, e per otto ore resta incollato a un livello come una cozza allo scoglio. Ogni tentativo di scappare su viene rivenduto, ogni buchino viene ricomprato. Una noia mortale.

Giorno due. Stesso indice. Parte giù, e invece di trovare un cuscino trova il vuoto. Ogni rimbalzo dura tre minuti e viene spazzato. Il prezzo non scende, precipita.

La domanda è: cosa è cambiato?

Spesso non è la notizia. È chi è costretto a comprare e vendere dietro le quinte, senza che nessuno glielo chieda, solo per fare il proprio mestiere. Quel “chi” sono i market maker, e la bussola che ci dice da che parte stanno tirando si chiama GEX, Gamma Exposure.

Si calcola sulle opzioni di un sottostante, di solito gli indici USA come lo S&P 500 (lo trovi come SPX), o gli ETF che li replicano, come SPY che segue l’S&P 500 e QQQ che segue il Nasdaq-100. In pratica ti dice quanta gamma hanno in pancia i market maker su quel mercato, e quindi in che regime ti trovi.

Ora te lo spiego senza una formula, promesso.

Partiamo dal market maker

Quando compri o vendi un’opzione, dall’altra parte c’è quasi sempre un market maker. È quello che tiene il banco, sempre pronto a darti il prezzo, comprare o vendere in qualsiasi momento.

Ma attento, lui non vuole scommettere sulla direzione. Non gliene frega niente se il mercato sale o scende. Lui guadagna sullo spread, sul fare il mercato, non sull’indovinare dove va.

Il problema è che nel momento in cui ti vende un’opzione, si ritrova in mano un’esposizione direzionale che non voleva. E allora cosa fa? La neutralizza. Va sul sottostante, il future o l’indice, e compra o vende quel tanto che gli serve per tornare in pari.

Si chiama delta hedging. Copertura. Detta ancora più semplice: ogni volta che il mercato si muove, il market maker deve aggiustare la sua copertura per restare neutro.

Ecco. Tieni a mente questa immagine, perché è tutto qui: un signore obbligato a comprare e vendere il sottostante di continuo, non perché ci crede, ma per non sbilanciarsi.

La gamma, senza paroloni

Il delta è quanto si muove l’opzione quando si muove il sottostante. La gamma è la velocità con cui quel delta cambia man mano che il prezzo corre.

Tradotto in pratica: la gamma è quanto spesso e quanto forte il market maker è costretto a riaggiustare la copertura.

E qui viene il bello, perché quel riaggiustare può fare due cose opposte. Può frenare il mercato o può dargli gas. Dipende da che lato della gamma stanno i market maker nel loro insieme.

Te la metto in linguaggio da box, che è il mio.

La copertura dei market maker è come gli ammortizzatori dell’auto. Quando funzionano bene, prendi una buca e la macchina la assorbe, resti incollato all’asfalto. Quando sono andati, la stessa buca ti fa saltare, rimbalzi, perdi aderenza, e su una discesa ghiacciata ci lasci le penne.

Stesso asfalto, stessa buca. Cambiano gli ammortizzatori.

Il GEX è il modo per sapere, prima di partire, se oggi il mercato ha gli ammortizzatori buoni o bolliti.

Perché si coprono, e come lo fanno davvero

Andiamo per ordine, perché è il cuore di tutto.

Quando nel complesso i market maker hanno gamma positiva, la loro copertura li porta a fare così:

  • il prezzo sale, loro vendono un po’ di sottostante
  • il prezzo scende, loro comprano un po’ di sottostante

Comprano i buchi, vendono gli strappi. Vanno contro il movimento. Sono gli ammortizzatori che funzionano.

Quando invece hanno gamma negativa, succede l’esatto contrario:

  • il prezzo sale, loro devono comprare ancora
  • il prezzo scende, loro devono vendere ancora

Inseguono il movimento, ci buttano benzina sopra. Ammortizzatori bolliti.

Stesso mestiere, stessa gente, effetto opposto sul mercato. È tutto qui il trucco.

GEX positivo: il mercato che si auto-stabilizza

Quando il GEX è nettamente positivo, i market maker fanno da freno.

Ogni volta che il prezzo prova a scappare, la loro copertura lo tira indietro. Risultato: volatilità compressa, movimenti piccoli, tanto ritorno verso la media. Il prezzo che sta incollato a un livello.

È il giorno uno del mio esempio. La cozza sullo scoglio.

In pratica
Sei in un regime di gamma positiva. Il future apre, prova a rompere sopra un massimo, fa dieci punti e si spegne. Torna dentro. Prova a rompere sotto, altri dieci punti, e rimbalza. Continua così fino a fine giornata dentro un range stretto.
Se quel giorno vai a caccia di breakout esplosivi, ti fai logorare da mille falsi segnali. Il mercato non ti sta prendendo in giro, ti sta solo dicendo che oggi comanda chi frena.

GEX negativo: il mercato che amplifica

Quando il GEX diventa negativo, si ribalta la scena. I market maker da freno diventano acceleratore.

Il prezzo scende, loro vendono, il prezzo scende ancora di più. Parte l’effetto valanga. Ecco i gap che non si richiudono, i trend che accelerano, quei buchi d’aria dove il mercato sembra scendere le scale senza corrimano.

È il giorno due. Il vuoto sotto i piedi.

In pratica
Stesso indice, ma sotto un certo livello sei in gamma negativa. Arriva una vendita, e invece di trovare compratori trova altra vendita forzata. Un movimento che in giornata normale sarebbe di venti punti diventa di ottanta.
Qui il breakout non è un falso segnale, è la giornata. E se ti metti a comprare il buco “perché è sceso troppo”, stai cercando di prendere un coltello che cade.

Stessa strategia, due giornate, due esiti opposti. Non perché tu sei più bravo o più scarso. Perché il regime è diverso.

I tre livelli che contano

Il GEX non è un numero solo, è una mappa. E su questa mappa ci sono tre punti che vale la pena conoscere.

Zero gamma, o gamma flip. È la linea di confine. Sopra, il mercato tende a stabilizzarsi (ammortizzatori buoni). Sotto, tende ad amplificare (ammortizzatori bolliti). È il livello più importante di tutti, perché ti dice in che mondo ti trovi.

Call wall. È lo strike carico di call sopra il prezzo. In regime di gamma positiva funziona come un soffitto, una resistenza che tende a frenare le salite. Il mercato ci arriva sotto e fatica a bucarlo.

Put wall. È lo strike carico di put sotto il prezzo. Tende a fare da pavimento, da supporto. Ma occhio: se il prezzo lo sfonda, spesso è proprio lì che si scivola nel territorio di gamma negativa, dove sotto c’è aria.

Zero gamma, soffitto, pavimento. Tre livelli, e già ti sei fatto un’idea di dove il prezzo respira e dove rischia di correre.

Come si usa davvero (leggi bene questa parte)

Qui devo essere schietto, perché è dove si sbaglia di più.

Il GEX non è un segnale di ingresso. È il contesto di regime.

Non ti dice “compra qui” o “vendi lì”. Ti dice che tipo di giornata hai davanti, e quindi come devi comportarti. È la differenza tra guidare sull’asciutto e guidare sul bagnato: non cambia dove vuoi andare, cambia come ci vai.

In un regime di gamma positiva:

  • aspettati range e ritorni verso la media
  • i breakout tendono a fallire, quindi diffida delle rotture
  • gli obiettivi sono più corti, il mercato non ti regala il movimentone

In un regime di gamma negativa:

  • aspettati che i movimenti abbiano seguito
  • il trend e il momentum lavorano, il “è sceso troppo” no
  • la volatilità è più alta, quindi la size la tieni più bassa e lo stop più largo, se no ti fai sbattere fuori dal rumore

Vedi cosa cambia? Non l’entrata. Cambiano size, stop e tipo di strategia. Cioè le tre cose che decidono se sopravvivi.

Il regime è il primo cassetto, non l’unico. Quello che sto provando a fare, da qualche mese, è metterli tutti nello stesso mobile e in un ordine che regga anche nei giorni in cui non ho voglia di pensare. Ne riparliamo quando c’è.

E qui ti dico la cosa scomoda. Questa mappa, il gamma flip, il call wall, il put wall, tanta gente non ce l’ha davanti. Opera al buio, poi si stupisce se il breakout gli fallisce cinque volte di fila.

Calcolarsela a mano dall’open interest è una rottura da far paura. Per questo l’abbiamo messa dentro Thunder Desk: la gamma exposure su S&P e Nasdaq, aggiornata, gratis, senza che tu debba scaricare un foglio Excel di opzioni e pregare. Apri, guardi in che regime sei, e sai già se oggi vai a caccia di range o di trend. Niente rumore, solo dati.

Non è un banner che ti sto vendendo. È la differenza tra sapere se piove prima di uscire, o accorgertene quando sei già zuppo.

I limiti (perché non è una sfera di cristallo)

Adesso la doccia fredda, che è doverosa.

Il GEX è una stima. Si costruisce sull’open interest delle opzioni, cioè su quanti contratti sono aperti a ogni strike. Ma per trasformarlo in “i market maker sono lunghi o corti di gamma” serve un’assunzione su chi ha comprato e chi ha venduto ogni pezzo.

E quell’assunzione può sbagliare. Non sempre chi ha comprato quella call è un cliente e chi l’ha venduta è un market maker. I modelli fanno una media ragionevole, ma è una media, non una radiografia.

In più il quadro cambia dopo l’OPEX, la scadenza mensile delle opzioni. Quando quella montagna di contratti scade, la gamma si azzera e si ricostruisce da capo. Un livello che teneva benissimo il giovedì può evaporare il lunedì dopo la scadenza.

Quindi trattalo per quello che è: una bussola sul regime, non un GPS che ti porta al parcheggio.

Da chi l’ho imparato

Una cosa che mi sembra giusta dire, perché il GEX non me lo sono inventato io.

Queste nozioni le ho apprese da Enrico Stucchi, ed è merito suo se oggi il quadro te lo so raccontare in modo semplice.

E qui ci sta il pensiero più importante di tutto l’articolo. In questo mestiere l’umiltà di rimettersi a studiare non è un optional, è lo strumento di lavoro: chi smette di imparare non è arrivato, è solo rimasto indietro senza accorgersene.

Cerca sempre qualcuno che ne sappia più di te, e stagli vicino. Costa molto meno del prezzo che paghi per restare convinto di sapere già tutto.

Tre punti da portarti a casa

  1. Il GEX ti dice se i market maker oggi frenano il mercato (gamma positiva, range) o lo amplificano (gamma negativa, trend e strappi). È il regime, non il segnale.
  2. Tre livelli bastano per orientarti: zero gamma (il confine), call wall (il soffitto), put wall (il pavimento).
  3. Non cambia dove entri, cambia come: size, stop e tipo di strategia. Ed è una stima, non una verità assoluta, quindi occhio all’OPEX.

E qui ti lascio un gancio per il prossimo pezzo, perché c’è una cosa che negli ultimi anni ha reso questo quadro molto più ballerino.

Fino a poco fa la gamma la calcolavi sulle scadenze settimanali e mensili, roba abbastanza stabile. Poi sono arrivate le opzioni che scadono in giornata, gli 0DTE, e hanno mandato la gamma intraday sulle montagne russe: si accumula e si azzera nella stessa seduta, e la mappa che avevi la mattina a mezzogiorno è già un’altra.

Ne parliamo nel secondo articolo della serie, tutto dedicato a loro:

Leggi il secondo pezzo: 0DTE, le opzioni che scadono in giornata

Un’ultima cosa, così ci capiamo. Gli Event su The Thunder Trader girano su forex, CFD e crypto, in ambiente demo, senza rischio di capitale reale. Il GEX invece nasce sulle opzioni dell’indice, sul future. Sembrano due mondi lontani, e invece saper leggere il regime del sottostante è un vantaggio competitivo che ti porti addosso ovunque, perché quando il future entra in gamma negativa non è che il resto del rischio se ne sta buono. Si muove tutto insieme.

Se vuoi partire dalle basi con ordine, nell’ebook gratuito Conquista l’Arena trovi il metodo passo passo. Poi il Desk davanti, e non entri più al buio.

Chiudo qui. Se conosci qualcuno che si lamenta che “il mercato certi giorni è impazzito”, mandagli questo articolo. Magari non è impazzito, magari ha solo cambiato gli ammortizzatori.

Suerte Amigo!

Tiziano Brunno

Tradingblog


Disclaimer: contenuto puramente informativo ed educativo. Non costituisce consulenza finanziaria né un invito a operare. Il trading comporta rischio di perdita del capitale.