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Il Trader del Futuro con il visore ambra sugli occhi: dal visore escono due flussi di dati, a sinistra uno sciame di scintille minuscole che si disperdono senza peso, a destra una colonna di blocchi di luce solidi impilati di spessore diverso

Il volume che guardi non è volume (e non è nemmeno inutile)

Ciao trader,

per anni ho guardato la colonnina del volume sotto al grafico del forex e l’ho letta esattamente come leggevo quella del future.

Erano due cose diverse e non lo sapevo.

Non è che sbagliassi i conti: sbagliavo proprio l’unità di misura, che è peggio, perché uno può essere precisissimo nel misurare la cosa sbagliata.

Oggi ti spiego cosa conta davvero quella colonnina, quanto vale, e soprattutto cosa non potrai mai farci. Ed è la premessa che mancava a tutto quello di cui abbiamo parlato ad agosto.

Ok, vamos.

Cosa conta quella colonnina

Sul forex e sui CFD, il numero che la piattaforma ti chiama volume non conta contratti.

Conta i tick, cioè quante volte il prezzo si è aggiornato dentro quella barra.

Ogni volta che la quotazione cambia, il contatore fa più uno. Non importa se dietro a quel cambio c’è passato un lotto o cento: il contatore fa più uno lo stesso.

Quindi non stai misurando quanto è passato. Stai misurando quante volte si è mosso.

Perché funziona così

Non è pigrizia della piattaforma, è com’è fatto il mercato.

Il forex non ha una borsa. È un mercato decentralizzato: non esiste un registro unico dove finiscono tutti gli scambi del mondo, come invece succede per i future del CME. Ci sono banche, broker, piattaforme, ognuno col suo pezzo di flusso.

Il tuo broker può contarti solo quello che passa da lui. E siccome non può dirti quanti contratti sono stati scambiati sul mercato intero, ti dà l’unica cosa che ha: quante volte il prezzo che ti manda è cambiato.

Confronto fra le due misure: a sinistra il conteggio dei tick del forex, 312 aggiornamenti di prezzo nella barra, che non sa quanto è passato né a che prezzo e cambia da broker a broker; a destra il volume vero dei future, con i contratti scambiati elencati prezzo per prezzo e pubblicati dalla borsa
La stessa barra letta in due modi. Sul forex il conteggio dei tick registra quante volte il prezzo si è aggiornato, senza sapere quanto sia passato e a quale prezzo. Sul future il volume vero conta i contratti e sa a che prezzo sono passati.

Ora la parte onesta, che quasi nessuno dice

Arrivato qui ti aspetti che ti dica che quel numero è spazzatura.

E invece no.

Una ricerca del 2011 di Caspar Marney, che veniva da UBS e HSBC, mise a confronto il conteggio dei tick con il volume realmente scambiato sulle principali coppie e trovò una correlazione intorno al 90%. Le stime più recenti, confrontando il tick volume delle piattaforme retail con il volume dei future EUR/USD del CME su barre orarie, stanno fra 0,85 e 0,90.

Tradotto: quando ci sono tanti tick, quasi sempre c’è passato tanto volume vero.

Ha senso, se ci pensi. Quando arriva gente, il prezzo si muove di più. Quando non c’è nessuno, il prezzo sta fermo e i tick calano. Il conteggio dei tick è un termometro dell’attività, e come termometro funziona.

Il problema non è che sia falso. È che non è una bilancia, e ci sono tre conseguenze.

I tre limiti, in ordine di gravità

Uno. Cambia da broker a broker.

Stesso mercato, stesso momento, due piattaforme diverse: due numeri diversi. Ognuno conta i propri aggiornamenti, e quanti ne manda dipende da come è fatta la sua infrastruttura.

Il che vuol dire che una soglia tarata su un broker non è portabile su un altro. Se il tuo sistema dice “entro quando il volume supera 500”, quel 500 vale per la tua piattaforma e per nessun’altra. Non è un dato di mercato, è un dato tuo.

Due. Non è una quantità.

Un tick da un lotto e un tick da cento lotti valgono uguale nel conteggio. Quindi cento operazioni piccole di gente nervosa producono un numero più alto di una sola operazione enorme.

E siccome nell’order flow la cosa che conta è proprio la dimensione di chi si muove, questo limite non è un dettaglio.

Tre, e questo è quello che chiude il discorso: non ha il prezzo attaccato.

Il conteggio dei tick ti dice quanta attività c’è stata nella barra. Non ti dice quanto è passato a un certo prezzo dentro la barra.

E lì casca tutto.

Cosa non potrai mai farci

Riguarda direttamente il mese che abbiamo appena passato su questo blog.

Le candele bid/ask contano i contratti scambiati a ogni singolo prezzo, divisi fra chi ha aggredito in acquisto e chi in vendita. Il CVD somma quella differenza nel tempo. Il profilo dei volumi, quello che sta dietro ai bad high, impila il volume su ogni livello di prezzo per farti vedere dove il mercato ha passato più tempo a trattare.

Tutti e tre hanno bisogno della stessa identica cosa: quanti contratti sono passati, a quale prezzo, da che lato.

Il conteggio dei tick non ha nessuna delle tre informazioni. Non è che venga peggio: non si può proprio fare.

Quindi quando vedi un footprint su una coppia forex, o è costruito su dati di future (e allora dillo), oppure è una ricostruzione stimata. Che non è la stessa cosa, e a chi la vende conviene non specificarlo.

Dove il volume è vero e dove no

Vale la pena avere il quadro completo, perché non è un problema solo del forex.

Tabella di dove il volume è reale: sui future contratti veri centralizzati dalla borsa, sulle azioni contratti veri ma sparsi fra molte sedi, su forex e CFD solo aggiornamenti di prezzo del broker, sulle crypto contratti veri ma di un singolo exchange senza registro consolidato
Dove il volume è vero e dove no. Future: reale, centralizzato, ufficiale. Azioni: reale ma sparso fra molte sedi. Forex e CFD: conteggio dei tick del tuo broker. Crypto: reale ma per singolo exchange, senza nessun consolidato.

Sui future il volume è vero, ufficiale e centralizzato: passa tutto da un posto solo e la borsa lo pubblica, incluso il lato di chi ha aggredito. È il motivo per cui l’analisi seria di order flow si fa lì.

Sulle azioni il volume è reale, ma è sparso fra tante sedi di negoziazione e una parte passa in circuiti non visibili. Il numero consolidato esiste, ma non è la fotografia completa che sembra.

Sul forex e sui CFD hai il conteggio dei tick del tuo broker, con tutto quello che abbiamo detto.

Sulle crypto il volume è reale ma è per singolo exchange, e non esiste nessun registro consolidato. Sommare i volumi di venti piattaforme è un esercizio che vale quanto ti fidi della meno affidabile.

Cosa fai da domani mattina

Tre cose, e la prima vale da sola tutto l’articolo.

Usa il tick volume per quello che è. Un termometro: adesso c’è gente, adesso non c’è. Per capire se un movimento nasce in un momento vivo o in un deserto delle tre di notte va benissimo, ed è già un’informazione che in tanti non guardano.

Non usarlo per quello che non è. Niente conferme di rottura basate su soglie assolute, niente divergenze di volume prese sul serio, niente confronti col volume di ieri se nel frattempo hai cambiato broker.

E se vuoi la roba seria, guarda dove il volume è vero. È la struttura con cui lavoro io e l’ho sempre dichiarata: analisi sul future, esecuzione dove operi. Non è snobismo verso i CFD, è che gli strumenti che contano i contratti a un prezzo hanno bisogno di un mercato che quei contratti li conti davvero.

Se vuoi vedere cosa ci si fa una volta che il volume è quello vero, sul blog c’è un pezzo che ho scritto anni fa su Market Profile e analisi dei volumi. La piattaforma che usavo allora non è più quella di oggi, ma la roba di fondo non è invecchiata di un giorno.

Il conteggio dei tick è un termometro, non una bilancia. Ti dice se c’è gente, non quanto pesa.

— tradingblog.itPosta su X

Chiudo con la cosa che mi ha fatto perdere più tempo in questa storia.

Non è stato scoprire che il volume del forex non è volume.

È stato capire che per anni avevo costruito regole su un numero senza mai chiedermi cosa misurasse. Lo vedevo lì, si chiamava volume, e mi bastava il nome.

Sapere cosa un dato NON è vale metà del lavoro. L’altra metà è sapere in che ordine guardare quelli veri, e su quella metà sto mettendo insieme una cosa da un po’.

E vale ben oltre il volume: prima di mettere una soglia su un numero, chiediti chi lo produce e cosa sta contando davvero. Metà degli indicatori che la gente usa non sopravvivono a quella domanda.

Suerte Amigo!

Tiziano Brunno

Tradingblog

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Disclaimer: contenuto puramente informativo ed educativo. Non costituisce consulenza finanziaria né un invito a operare. Il trading comporta rischio di perdita del capitale.

Candela di vetro spaccata a metà che rivela dentro di sé una scala di celle luminose, azzurre da un lato e ambra dall'altro, concetto di candela bid/ask

Candele bid/ask: quello che la candela normale non ti dice

Ciao trader,

quando ho iniziato correvo dietro ai pattern.

Analisi tecnica di base, quella dei manuali: engulfing, pin bar, martello, doji. Passavo le sere a cercarli sui grafici e a segnarli col pennarello, convinto che il mestiere fosse tutto lì. Trovi la figura, entri, e il gioco è fatto.

Poi la figura arriva, tu entri, e il prezzo va dall’altra parte.

Ci ho messo anni a capire perché. E non ci sono arrivato da solo: ho avuto la fortuna di incontrare dei maestri, e visto che li cito raramente li nomino qui una volta per tutte, perché mi sembra corretto. Enrico Stucchi e Gianluca Salvatori. Mi hanno passato concetti di mercato che sui libri non avevo mai trovato, e nemmeno nei corsi che giravano allora.

Il più grosso di tutti è anche il più semplice da dire, e ci ho messo un po’ a digerirlo.

Un pattern non è una causa. È un disegno che rimane sul grafico DOPO che sono successe delle cose. E quelle cose, dentro la candela, tu non le stai guardando.

Prendi la candelona verde che ti fa venire voglia di applaudire, corpo lungo e ombre corte. Bellissima. Ma dentro, negli ultimi prezzi in alto, chi stava comprando davvero? Quanti se ne stavano andando proprio mentre tu entravi?

Il grafico normale quella roba non te la fa vedere. Oggi ti faccio vedere una candela aperta a metà.

Quattro numeri, e stop

Una candela classica ti dà quattro numeri: apertura, massimo, minimo, chiusura. Se sei fortunato, il volume totale della barra. Fine.

È il risultato finale della partita senza il tabellino. 3 a 1. Ok, e allora?

Non sai chi ha segnato, non sai al minuto, e soprattutto non sai chi ha giocato meglio.

Prova a fare a una candela le domande vere.

A quale prezzo, dentro quella barra, si è scambiato di più? Non lo sa. Una barra da 20 punti può avere metà del volume schiacciato nei tre punti più bassi, oppure spalmato uniforme: due mercati diversissimi, disegnati identici.

Chi ha aggredito, e a quali prezzi? Non lo sa.

La spinta si era già spenta prima della chiusura? Non lo sa nemmeno lei.

Confronto affiancato: a sinistra una candela classica con le sole etichette di apertura, massimo, minimo e chiusura, a destra la stessa barra scomposta in nove livelli di prezzo con il volume aggredito al bid e all'ask
Stessa candela, due informazioni diverse. A sinistra quattro numeri. A destra il volume scambiato a ogni singolo prezzo, diviso fra chi ha aggredito in acquisto e chi in vendita.

Ed ecco la frase da portarti a casa, anche se smetti di leggere qui.

Il colore della candela ti dice dove è finita, non chi ha vinto.

— tradingblog.itPosta su X

Come è fatta una candela bid/ask

Ora te lo spiego, partiamo da zero.

Prendi la stessa barra e invece di disegnarla come un rettangolo, spaccala per livelli di prezzo: una riga per ogni tick, o per gruppi di tick se il mercato è largo.

Su ogni riga finiscono due numeri: a sinistra il volume scambiato al bid, a destra quello scambiato all’ask. Cioè quanti contratti sono passati aggredendo la domanda e quanti aggredendo l’offerta.

Occhio, certe piattaforme invertono le colonne: guarda l’intestazione prima dei numeri.

In gergo si chiama footprint, ma su parecchie piattaforme nel menu trovi tutt’altro: Numbers Bars, Volumetric Bars, Cluster, Order Flow Analyzer. Il motivo è banale, “Footprint” è un marchio registrato e non è di tutti. Quindi se cerchi quella parola e non la trovi, non è che non ce l’hai: è che lì si chiama in un altro modo.

Anatomia di una candela bid/ask con cinque richiami numerati: la colonna dei prezzi, il volume aggredito al bid, quello aggredito all'ask, il punto in cui l'acquisto si spegne e la riga più scambiata della barra
Anatomia di una candela bid/ask: la colonna dei prezzi, i due numeri su ogni riga con i richiami numerati, e accanto la stessa identica barra come la vedi sul grafico normale.

Passivo e aggressivo

Ci sono due modi di stare a mercato, e qui si decide tutto.

C’è chi mette un ordine limite lontano dal prezzo: dice il prezzo che vuole e aspetta, e finché il mercato non arriva da lui non esegue niente. E c’è chi manda un ordine a mercato: non dice il prezzo, dice adesso, e paga lo spread pur di entrare.

La candela bid/ask conta chi ha pagato per avere fretta.

Chi compra a mercato si prende il prezzo di chi sta vendendo, cioè colpisce l’ask, e quel volume finisce nella colonna dell’ask. Chi vende a mercato colpisce il bid, e finisce nella colonna del bid.

Chi lascia lì un limite ad aspettare, in quelle colonne, non ci finisce come aggressore. Ci finisce come controparte.

Sequenza in tre pannelli che mostra il libro ordini prima e dopo l'arrivo di un ordine di acquisto a mercato da 120 contratti, con la tabella di chi consuma cosa e in quale colonna finisce il volume
Come nasce un numero dentro la cella. Prima: 180 contratti in vendita fermi sull’ask, che aspettano. Poi arriva un ordine di acquisto a mercato da 120. Dopo: sull’ask ne restano 60, e nella cella si accende ask 120. Comprati 120, venduti 120. Gli stessi.

Il paletto che separa chi ha capito da chi ripete

Attento qui, perché in giro sbagliano quasi tutti.

Ogni contratto scambiato ha un compratore E un venditore. Sempre, per costruzione: le due quantità sono identiche per definizione. Quello che può essere diverso è quanti erano da una parte e dall’altra, e soprattutto chi si è mosso per primo.

Quindi quei due numeri NON dicono “qui c’erano più compratori che venditori”. Quella frase non vuol dire niente.

Dicono chi ha preso l’iniziativa, e chi l’ha subita.

Una cella che segna 340 all’ask vuol dire questo: 340 contratti comprati da qualcuno che aveva fretta, contro 340 venduti da qualcuno che stava già lì in fila con un limite.

Ogni numero grosso racconta due storie insieme, di chi ha spinto e di chi ha retto. Il footprint non ti dice chi aveva ragione: ti dice che erano tutti e due lì.

Il delta, in due minuti

In fondo alla candela c’è la riga dei totali, ed è la prima che si guarda.

Tre riquadri con il volume totale, il delta e il prezzo più scambiato di una candela bid/ask, ognuno con la domanda a cui risponde
La riga in fondo alla candela risponde a tre domande diverse: quanto si è scambiato in tutto, chi aveva più fretta (il delta), e a quale prezzo si sono fermati quasi tutti.

Il delta è una sottrazione: volume all’ask meno volume al bid.

Positivo, dentro quella barra l’iniziativa aggressiva netta era in acquisto. Negativo, era in vendita. Non significa “più compratori” (vedi sopra) e non significa “adesso sale”.

Te lo ripeto perché è la leggenda più diffusa del settore. Il delta misura lo sforzo, il prezzo misura il risultato, e il delta è già dentro il prezzo: quando la cella esiste, quei contratti sono passati e il prezzo ha già reagito.

La parte interessante è quando i due non tornano. Delta grosso e positivo e il prezzo che non sale di un tick: qualcuno sta vendendo con calma tutto quello che gli arriva addosso. Oppure il contrario, vendite aggressive a manetta e il prezzo impalato lì.

Sforzo contro risultato: se spingi il motorino in salita come un dannato e non avanzi, il problema non è la spinta, è il peso dall’altra parte.

Stessa aria di famiglia del GEX: il prezzo si muove per gente costretta a comprare e vendere dietro le quinte, e sul grafico tu vedi solo l’effetto.

Tre candele bid/ask affiancate con delta molto diversi: la salita comprata, la salita con delta negativo e la barra con volume enorme e prezzo fermo
Lo stesso strumento racconta tre storie diverse: la salita comprata, la salita in cui gli aggressivi stavano vendendo, e la barra con volume enorme che non si muove di un tick. Il delta non è un segnale, è una domanda.

E adesso il freno a mano.

Una divergenza, da sola, non è un ingresso. Il delta ti manda a guardare un livello, non ti dice di cliccare: il livello deve essere già lì, deciso prima e per altre ragioni.

Il punto scomodo: tutto questo vuole il future

Adesso la parte onesta, quella che rischia di costarmi qualche lettore. Pazienza.

La candela bid/ask si regge su una cosa sola: il volume vero degli scambi, con attaccato il lato dell’aggressore.

Sui future del CME (ES, NQ e compagnia) c’è tutto. Libro ordini unico e centralizzato, volume ufficiale in contratti, e soprattutto il lato dell’aggressore, che la borsa pubblica dentro il flusso dati. Non è una stima della piattaforma, è un dato dichiarato dalla borsa. Con un’eccezione: nelle aste, tipo l’apertura, gli ordini si incrociano tutti insieme e nessuno colpisce nessuno. Quel volume finisce nella candela senza lato, e la prima barra dopo l’apertura non si legge come le altre.

Sul forex spot no. Non c’è un book unico, ogni broker vede solo il suo pezzo, e il lato dell’aggressore va indovinato con regole che sbagliano, e sbagliano di più proprio sui trade grossi.

Sui CFD peggio ancora. Il tuo broker non è una borsa: quello che vedi come volume è quasi sempre tick volume, un contatore di quante volte il prezzo si è mosso, non di quanti contratti sono passati.

La regola pratica è secca: si analizza sul future, si esegue dove hai il conto. E se i dati dei future non ce li hai, non fingere di avere il footprint: meglio niente che un dato finto.

Però “meglio niente” non vuol dire entrare al buio. Se operi su CFD, tieni almeno davanti i numeri che dai future arrivano lo stesso: imbalance, COT, zone di interesse su DAX, ES, NQ e Dow. Li ho messi dentro Thunder Desk, è gratis, ed è il modo di non entrare cieco su uno strumento che copia un mercato che non stai guardando.

Tanto più che l’indice lo muovono anche cose che sul tuo grafico non compaiono, tipo le opzioni che scadono in giornata.

Un caso vero: NQ, 29 luglio

Ti faccio vedere come si legge un livello. Come si legge, non come si sceglie: quella è tutta la puntata 2.

29 luglio, Nasdaq.

Sul grafico avevo un livello a 27.797, uscito da una zona di squilibrio, un buco lasciato dal prezzo mentre correva e non ancora ripassato. Da solo, è un numero su un grafico. Ce ne sono mille.

Poi ho guardato il libro degli ordini. Sopra, a 27.800, c’era una fascia spessa di ordini in vendita. Ferma lì da minuti.

Due strumenti diversi, lo stesso prezzo.

È questo il cuore del pezzo. Non “il footprint dà il segnale”, ma due cose che non si parlano fra loro e che indicano lo stesso numero.

Vendita in limite con due contratti a 27.796,88, appena sotto il muro. Stop a 27.880,50, dietro un’altra riga grossa più in alto, non a una distanza scelta col righello. Target 27.709, appoggiato a una fascia di ordini in acquisto.

Esito: eseguito, il primo contratto coperto strada facendo e il secondo portato fino al target pieno. +87,88 punti sul contratto arrivato in fondo, +152,76 sommando i due.

Schema del caso NQ del 29 luglio 2026: a sinistra il grafico con la zona di squilibrio e la sua mediana a 27.797, a destra la mappa del libro ordini con la fascia in vendita poco sopra, e i livelli di ingresso, stop e obiettivo
NQ, 29 luglio 2026: lo stesso prezzo indicato da due strumenti che non si parlano fra loro. A sinistra il grafico con la zona di squilibrio, a destra la fascia di ordini in vendita ferma poco sopra. Schema ridisegnato dal grafico reale.

E la barra che tocca quel livello è il posto dove serve aprire la vista bid/ask. Quello che vuoi vedere, salendo verso il muro, è l’aggressione in acquisto che si spegne riga dopo riga e il bid che cresce: la spinta che finisce prima della cima. Se c’è, il muro è vero. Se non c’è, quel livello è solo un numero.

Io la vista bid/ask ce l’ho su DeepCharts di Volumetrica, dove si chiama Order Flow Analyzer, mentre la mappa della liquidità sta nel DeepDOM. Due cose diverse, due nomi diversi.

Due righe di trasparenza, che mi sembrano dovute: quelli sopra sono link di affiliazione. Se li utilizzi e sottoscrivi io prendo una commissione, tu non paghi un centesimo in più.

Ricostruzione di una candela bid/ask sul livello: salendo, il volume aggredito all'ask cala riga dopo riga mentre quello al bid aumenta
La barra sul livello, aperta riga per riga: salendo verso il muro il volume aggredito all’ask si spegne e quello al bid aumenta. Schema didattico, i numeri servono a far vedere la forma, non sono la stampa del libro ordini.

Adesso la parte che non ti fa vedere quasi nessuno.

Lo stesso giorno, stessa lettura, avevo il gemello sull’ES. Il livello c’era, l’ordine era lì. Non è mai partito, non è stato eseguito, punto.

Perché, lo vediamo nella prossima puntata.

Cosa fai da domani mattina

Il compito è piccolo, e proprio per questo prendilo sul serio.

Per una settimana, su questa roba non ci operi. Zero.

Apri la vista bid/ask su un future che segui già, guarda solo i punti in cui il prezzo si è girato, e a ogni giro fatti quattro domande.

Card con le quattro domande da fare a una candela bid/ask prima di pensare a un ordine
Le quattro domande da fare a ogni candela bid/ask, prima ancora di pensare a un ordine: dove si è scambiato di più dentro la barra, chi era aggressivo e a quali prezzi, se la spinta si è spenta prima della fine della candela, e se il prezzo si è mosso quanto meritava il volume che ci è passato.

Poi segna le tue letture, e scrivile PRIMA di sapere come va a finire: col senno di poi abbiamo ragione tutti. Se un posto dove metterle non ce l’hai, usa il TradingBlog Diary: è gratuito, e ti ritrovi il registro delle tue letture al posto dei ricordi. Che non coincidono mai 🙂

Nella prossima puntata apriamo il cassetto operativo: l’assorbimento, l’esaurimento, gli squilibri impilati e il delta che non torna. Cioè come si passa dal “ho capito cosa vedo” al “so su quale prezzo metto l’ordine”. Eccola: assorbimento, esaurimento e squilibri, cioè come si sceglie il prezzo dell’ordine.

E ti dico una cosa che mi porto dietro da un po’. Uno strumento nuovo, da solo, non ti cambia la giornata: ti cambia l’ordine con cui guardi le cose. È su quell’ordine che sto lavorando adesso, ma è presto per parlarne.

Saper leggere una candela bid/ask non ti fa guadagnare un euro. Ti toglie la scusa di dire che il mercato è impazzito. Non impazzisce mai: siamo noi che guardiamo il rettangolo colorato e ci raccontiamo la storia comoda.

Chiudo qui. Se conosci un trader che entra sulle candelone verdi perché “sono belle piene”, o che sta ancora segnando pin bar col pennarello, mandagli questo pezzo. A te non costa niente, a lui magari fa risparmiare qualcuno degli anni che ci ho messo io.

Suerte Amigo!

Tiziano Brunno

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