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Una corda d'arrampicata assicurata con moschettoni d'acciaio a due chiodi su una parete di roccia scura, nella foschia e in controluce ambra.

Comprare crypto senza farsi male: quanto mettere, quanto rischiare, dove tenerle

Ciao trader,

la domanda che mi fanno più spesso sulle crypto non è “cosa compro”.

È “quanto ci metto?“

E io rispondo sempre con un’altra domanda: quanto sei disposto a perderne?

Lì quasi tutti si fermano. Qualcuno ride. Qualcuno risponde “niente, mica le compro per perdere”.

Ecco, il problema sta tutto in quella risposta.

Nessuno compra per perdere. Ma chi non ha deciso prima quanto può perdere, quella cifra la scopre dopo. E rischia di scoprirla dal mercato, nel giorno peggiore.

La lezione scorsa abbiamo visto cosa muove il prezzo. Oggi si passa alla pratica, e la regola di base è una sola: prima si decide quanto si può perdere, poi quanto si compra. Mai il contrario.

Ok, vamos.

Prima di tutto: guarda di cosa è capace

Non ti chiedo di indovinare dove va. Ti chiedo di guardare dove è già andato.

Grafico del prezzo di bitcoin in dollari dal 1° ottobre 2025 al 3 ottobre 2026 su Coinbase: dal massimo di 126.296 dollari del 6 ottobre 2025 al minimo di 57.718 dollari del 1° luglio 2026, un calo del 54%, con la caduta del 14% in un giorno del 5 febbraio 2026 evidenziata in rosso
Bitcoin dal 1° ottobre 2025 a oggi, chiusure giornaliere su Coinbase. In meno di nove mesi ha perso il 54% dal massimo al minimo, e il 5 febbraio 2026 ha lasciato il 14% in un giorno solo.

Il 6 ottobre 2025, su Coinbase, bitcoin ha toccato 126.296 dollari.

Il 1° luglio 2026 ha toccato 57.718. Meno 54%.

In mezzo, il 5 febbraio 2026, ha perso il 14% in una sola giornata. E il giorno dopo ha recuperato il 12%.

Non te lo dico per spaventarti. Te lo dico perché questi numeri sono il tuo conto, se ci metti tutto.

Se avessi comprato al massimo con tutto il capitale, a luglio ne avresti avuto meno della metà. E non per un errore di analisi: solo perché bitcoin si muove così.

La size si decide dal rischio, non dalla voglia

Ora te lo spiego come lo facciamo sui futures, perché vale identico.

Uno. Decidi che fetta del tuo capitale sei disposto a perdere se hai torto. Una percentuale, non una cifra a caso. Quanto sia, lo decidi tu: dipende da quanto capitale hai, da cosa ti serve e da quanto dormi la notte. Quello che conta è che sia decisa prima e scritta da qualche parte.

Due. Decidi dove hai torto. Cioè il prezzo a cui la tua idea non regge più. Quello è lo stop.

Tre. Solo adesso calcoli quanto comprare: il rischio diviso la distanza dello stop. Se la distanza la misuri in percentuale, ti esce quanto vale la posizione; se la misuri in dollari per moneta, ti esce quante monete.

Schema di calcolo della size: posizione uguale al rischio diviso la distanza dello stop. Con lo stop al 2% la posizione vale 50 volte il rischio, al 5% 20 volte, al 10% 10 volte, e in tutti e tre i casi se hai torto perdi il rischio deciso
Lo stesso rischio, tre stop diversi. Con lo stop al 2% dall’entrata la posizione può valere 50 volte il rischio, al 5% 20 volte, al 10% 10 volte. Se hai torto perdi sempre la stessa cifra: cambia solo quanto compri.

Guarda la figura, perché qui c’è la cosa che quasi nessuno ha chiara.

Rischiare una certa cifra non vuol dire comprare quella cifra. Con lo stop vicino puoi comprare di più, con lo stop lontano devi comprare di meno. Se hai torto, la perdita è la stessa, più commissioni e l’eventuale slittamento dello stop.

Un limite: senza leva la posizione non può superare il capitale che hai. Se la formula ti dà una cifra più grande del conto, non è un via libera alla leva: vuol dire che lo stop è troppo vicino o il rischio troppo alto.

E torna al 5 febbraio. Con lo stop al 2% quel giorno eri fuori al primo respiro, e il giorno dopo il prezzo aveva già recuperato il 12%. Con uno stop più largo reggi giornate così, ma devi comprare meno. Lo stop stretto ti fa comprare di più, ma su un mercato che fa il 14% in un giorno scatta per un niente. Chi si fa spazzare via è chi tiene la size grossa e poi allarga lo stop, o non lo mette proprio.

E se compri senza stop, per tenere? È una scelta legittima. Ma allora la distanza dello stop è tutta la strada fino a zero. E non è un’ipotesi da manuale: il -54% che hai visto sopra non è il peggio, fra il 2021 e il 2022 bitcoin ha perso il 77%, fra il 2017 e il 2018 l’84%. Quindi la domanda diventa: se domani si dimezza, quanto del mio capitale se ne va? Quella cifra deve essere una che puoi perdere senza cambiare vita.

Questo conto io lo faccio a mano da anni sui futures. Sulle crypto, con le quantità piene di decimali e il cambio euro dollaro di mezzo, a mano si sbaglia. Per questo abbiamo fatto il Crypto Risk Manager: metti capitale, percentuale di rischio, entrata e stop, e ti dice quanto comprare. Se usi la leva, ti avvisa anche quando il prezzo di liquidazione cade prima del tuo stop, cioè quando lo stop che hai messo non arriverà mai. È gratis, e ci metti trenta secondi. Molto meno di quanto ci metti a perdere un conto per una size scelta a sentimento.

Sulla leva non mi ripeto: leva e liquidazioni, come ti spazzano via. Ti dico solo che per comprare una crypto la leva non serve. Serve a chi vuole fare di più col capitale che ha, e paga quel di più col rischio di uscire prima di quando aveva deciso.

Dove tieni quello che hai comprato

La size ti protegge dal prezzo. Ma il prezzo non è l’unico modo di perdere soldi con le crypto.

Ricordati la distinzione che ci portiamo dietro dalla prima lezione: il registro è una cosa, chi ti custodisce l’accesso è un’altra. Il registro di bitcoin, finora, nessuno è riuscito a riscriverlo. Quelli che vengono bucati di continuo sono exchange, servizi di custodia e chiavi.

Se lasci le crypto sull’exchange, quello che hai è una riga nel suo database: ti deve delle monete. Se l’exchange salta, il problema diventa tuo. Ne ho parlato per bene in l’exchange, il posto dove compri.

E non serve un fallimento. Il 21 febbraio 2025, secondo l’FBI, sono stati rubati circa 1,5 miliardi di dollari in crypto a un grande exchange. La blockchain non c’entrava niente: è stato bucato il sistema con cui l’exchange firmava le uscite dal suo deposito. Quella volta ha dichiarato di aver coperto i clienti. Con FTX, fallito nel novembre 2022, i primi rimborsi, per i crediti piccoli, sono partiti a febbraio 2025. E calcolati in dollari, al prezzo del giorno del fallimento: chi aveva bitcoin si è visto restituire il valore di allora più gli interessi, non i bitcoin.

Se le mandi a un indirizzo di cui hai solo tu le chiavi, sul registro restano tue e nessun exchange te le deve più. Ma con le chiavi passa a te tutta la responsabilità. Come non perderle e come non regalarle lo trovi in le chiavi e il portafoglio.

Quale delle due scegli è affare tuo. Ma la custodia è una scelta di rischio come la size, e va fatta prima, non il giorno che tutti corrono a prelevare.

Cosa fai da domani mattina

Scrivi la percentuale. Quanto del capitale sei disposto a perdere su un’operazione. Una riga, prima di aprire l’exchange.

Decidi lo stop prima della size. Se non sai dove hai torto, non sai quanto comprare.

Decidi chi custodisce le chiavi prima di comprare. E se lasci le crypto sull’exchange, fallo sapendo che quello che hai è la promessa di un’azienda.

Dove andiamo la prossima volta

Ultima lezione della scala. Abbiamo messo un limite a quello che ti può togliere il prezzo, e scelto a chi affidi le chiavi. Resta la cosa più insidiosa di tutte: le truffe che funzionano ancora. Firme che autorizzano qualcun altro a svuotarti l’indirizzo, finti supporti, progetti che spariscono coi soldi.

Quanto ci metto è la domanda sbagliata. Quella giusta è quanto sono disposto a perdere, e va fatta prima di cliccare compra.

— tradingblog.itPosta su X

Torno all’inizio.

A quelli che mi rispondono “niente, mica le compro per perdere” dico sempre la stessa cosa.

Perfetto. Allora scrivi quanto. Perché il mercato quella cifra te la chiede comunque.

Solo che se non l’hai scritta tu, la sceglie lui.

Suerte Amigo!

Tiziano Brunno

Tradingblog

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Disclaimer: contenuto puramente informativo ed educativo. Non costituisce consulenza finanziaria né un invito a operare. Il trading comporta rischio di perdita del capitale.

Porto container di notte con enormi ingranaggi d'acciaio e scie di luce ambra che scorrono fra i container.

Cosa muove davvero il prezzo di bitcoin: flussi, derivati, liquidazioni

Ciao trader,

io vengo dai futures.

ES, NQ, DAX. Roba con un orario, una campana che apre e una che chiude, e un report settimanale che ti dice chi è posizionato da che parte.

La prima volta che mi sono messo a guardare bitcoin con gli occhi da futures, la domanda che mi sono fatto è stata la più banale: chi lo sta comprando, adesso?

E la risposta mi ha spiazzato.

Molte volte, a spingerlo, non è chi compra bitcoin vero. Sono contratti che bitcoin non lo consegnano nemmeno.

La lezione scorsa, le stablecoin e chi garantisce cosa, finiva con una promessa: adesso guardiamo la cosa che ti interessa davvero, cosa muove il prezzo.

Ok, vamos.

Primo rubinetto: i flussi

Dal gennaio 2024 in America si comprano ETF a pronti su bitcoin. Ora te lo spiego in due righe.

Quando l’ETF quota sopra il valore dei bitcoin che contiene, o quando un grosso cliente chiede quote, un operatore autorizzato ne crea di nuove. E in cambio nel fondo entrano bitcoin veri: dal luglio 2025 la SEC permette di consegnarli direttamente, prima si passava dai contanti e i bitcoin li comprava il fondo. Quando la gente esce, succede il contrario.

Quindi un flusso netto positivo vuol dire una cosa concreta: qualcuno ha dovuto procurarsi quei bitcoin.

Le cifre, ferme al 1° ottobre 2026: da quando esistono, in questi fondi sono entrati, al netto delle uscite, 57,7 miliardi di dollari.

Ma il numero che conta per chi opera è quello giornaliero. E balla.

Grafico a barre dei flussi netti giornalieri degli ETF a pronti su bitcoin quotati negli Stati Uniti dal 15 settembre al 2 ottobre 2026: uscite a metà settembre, un picco di 999 milioni in entrata il 21 settembre, poi entrate in calo fino a un'uscita di 148,7 milioni il 30 settembre
I flussi netti giornalieri degli ETF a pronti su bitcoin dal 15 settembre al 2 ottobre 2026. In ambra le giornate di entrata, in blu quelle di uscita. Lo stesso rubinetto passa da quasi un miliardo in un giorno al segno meno nel giro di sette sedute.

Lunedì 21 settembre 2026: quasi un miliardo in entrata in un giorno solo.

Mercoledì 30 settembre: 148,7 milioni in uscita.

Nel primo semestre del 2026 da questi fondi erano usciti 5,4 miliardi netti, te lo avevo raccontato qui. Nel terzo trimestre ne sono entrati 6,36.

Tre cose, prima di innamorartene.

Il rubinetto ha un orario. Gli ETF si scambiano quando è aperta la borsa americana. Bitcoin no: gira di notte, nel fine settimana, a Natale. Quando il prezzo si muove il sabato, l’ETF non c’entra.

Il flusso può anche inseguire il prezzo. Se bitcoin sale per una settimana, non c’è da stupirsi che entri più gente nei fondi. In quel caso non è il flusso che ha spinto: è il prezzo che si è tirato dietro il flusso.

Non tutto quello che entra è una scommessa al rialzo. C’è chi compra l’ETF e nello stesso momento vende un future, per incassare la differenza fra i due prezzi. A lui della direzione non importa niente.

Secondo rubinetto: i derivati

Ad agosto 2026, sugli exchange centralizzati e contando tutte le crypto, a pronti si sono scambiati 891 miliardi di dollari. Sui derivati, 3.400 miliardi. Il 79,3% del totale.

Per ogni dollaro di crypto comprate o vendute davvero, ne girano quasi quattro su contratti che non consegnano niente.

A sinistra il volume di agosto 2026 sugli exchange centralizzati, 891 miliardi di dollari a pronti contro 3.400 miliardi sui derivati; a destra i quattro passaggi della cascata di liquidazioni, con il record del 10 e 11 ottobre 2025: oltre 19 miliardi liquidati in 24 ore
A sinistra il volume di agosto 2026 sugli exchange centralizzati: 891 miliardi a pronti contro 3.400 miliardi sui derivati. A destra il giro della cascata: il prezzo scende, scattano le liquidazioni, le vendite forzate spingono il prezzo più giù, e scattano le successive.

Il contratto principe si chiama perpetual. Ora te lo spiego: è un future senza scadenza. Su ES ogni tre mesi fai il rollover, qui no, la posizione resta aperta finché non la chiudi tu. O finché non te la chiudono.

E allora come fa il suo prezzo a restare attaccato a quello vero? Col funding rate, cioè il tasso di finanziamento. Sul più grande exchange di derivati si paga di default ogni otto ore: se il tasso è positivo chi è lungo paga chi è corto, se è negativo il contrario. E il tasso sale quando il contratto quota sopra il prezzo a pronti. Sono soldi che passano da un trader all’altro, non li incassa l’exchange.

Tradotto per noi dei futures: il funding è un termometro del posizionamento, che si aggiorna ogni otto ore. Non ti dice chi è posizionato come il COT, ti dice quanto i compratori a leva sono disposti a pagare. Se è alto e positivo, c’è la fila dal lato dei compratori, e quella fila paga per restarci.

L’altro dato è l’open interest, i contratti aperti in quel momento. A fine agosto 2026, sugli exchange di derivati e contando tutte le crypto, valevano 101 miliardi di dollari. Ogni contratto aperto ha due persone dentro, un lungo e un corto, e prima o poi dovranno uscire. Di loro volontà, o no.

Terzo rubinetto: chi esce senza averlo deciso

Di leva e liquidazioni ho già scritto per bene, e non te lo rifaccio: leva e liquidazioni, come ti spazzano via.

Su ES, sopra un massimo evidente, ci sono gli stop di chi è corto. Il prezzo ci arriva, gli stop diventano ordini di acquisto, il prezzo fa un altro scatto. Lo conosci.

Su bitcoin è la stessa identica cosa, con tre differenze: la leva è molto più alta, il mercato non chiude mai, e l’ultimo stop non lo decidi tu: lo fa scattare l’exchange quando il margine finisce, e si chiama liquidazione.

Il 10 e 11 ottobre 2025, secondo CoinGlass, in 24 ore sono state liquidate posizioni per oltre 19 miliardi di dollari, circa 1,6 milioni di conti. Il record da quando esistono le statistiche.

E probabilmente è un conteggio per difetto: il più grande exchange di derivati, nel flusso pubblico, comunica al massimo una liquidazione al secondo per contratto. Le altre di quel secondo non si vedono.

Quel giorno la miccia l’ha accesa una notizia, i dazi annunciati sulla Cina. Ma gran parte della discesa non l’ha fatta chi aveva un’opinione: l’ha fatta chi era costretto a vendere.

E sopra tutto, il tempo che fa

I tre rubinetti spiegano il come. Il perché, a volte, sta fuori dalle crypto.

Bitcoin reagisce al macro come un attivo di rischio: tassi, dollaro, liquidità. Ma non come un interruttore. Dopo il rialzo dei tassi del 16 settembre 2026, che sulla carta toglie acqua ai rubinetti, gli ETF su bitcoin hanno fatto la settimana di entrate più forte da ottobre 2025.

Il macro ti dice che tempo fa. Non ti dice dove va la barca.

Di cosa ha voluto dire il rialzo della Fed del 16 settembre e di cosa combina il dollaro forte ai tuoi trade ho scritto nei pezzi di mercato.

E qui un consiglio da chi a leva ci si è bruciato: un dato americano importante sposta anche bitcoin, e se ti becca a leva alta senza che sapessi che usciva, la liquidazione la paghi tu. Il calendario macro con l’impatto di ogni evento lo trovi gratis dentro Thunder Desk. Cinque minuti prima di aprire una posizione, non dopo.

Cosa fai da domani mattina

Leggi i flussi con la data e in proporzione. Un miliardo in un giorno fa titolo. Tre giorni dopo può essere il contrario.

Prima di entrare guarda funding e open interest. Se il funding è alto e l’open interest continua a salire, c’è tanta leva che paga per restare aperta, e la cascata ha già la benzina.

Ricordati che il fine settimana il rubinetto degli ETF è chiuso, quello dei derivati no. Quando la borsa americana è chiusa, a muovere il prezzo restano gli exchange, e lì la parte grossa la fanno i contratti a leva.

Dove andiamo la prossima volta

La prossima volta si passa alla pratica: comprare senza farsi male. Quanto mettere, quanto rischiare, e dove tenere quello che hai comprato.

Il prezzo di bitcoin, molte volte, non lo fa chi compra bitcoin vero. Lo fa chi tiene aperti contratti a leva, e soprattutto chi è costretto a chiuderli.

— tradingblog.itPosta su X

Chiudo con la cosa che mi è rimasta addosso da quella prima volta.

Pensavo di trovare un mercato nuovo, con regole nuove.

Ho trovato lo stesso mercato che conosco: posizionamento, leva, stop.

Solo senza campana di chiusura.

Suerte Amigo!

Tiziano Brunno

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Una torre di pietra isolata a sinistra e un intrico di strutture industriali illuminate a destra, separate da una piana al buio, in controluce ambra

Bitcoin ed ethereum non sono due versioni della stessa cosa

Ciao trader,

per un po’ ho comprato ethereum per un motivo che adesso mi fa ridere: costava meno.

Bitcoin stava lassù, ethereum qualche migliaio, e nella mia testa il ragionamento filava: questo è caro, quest’altro deve ancora recuperare.

Non era una tesi.

Era un prezzo guardato male.

Una tesi è una frase che puoi scrivere su un foglio e che qualcuno può smontarti. “Costa meno quindi salirà” non te la può smontare nessuno, perché non dice niente.

Questa è la lezione che me lo ha fatto capire. Se ti sei perso quella precedente, l’exchange, leggila: lì si vede dove si compra. Qui si vede cosa si compra.

Ok, vamos.

La differenza che ti raccontano, e che nell’ultimo anno non regge

La versione che gira è semplice. Bitcoin è scarso, ethereum no. Uno ha un tetto di 21 milioni scritto nella pietra, l’altro se ne può creare all’infinito. Fine del discorso.

Allora andiamo a vedere quanto ne hanno creato davvero.

Nei dodici mesi fino al 16 settembre 2026, l’offerta di bitcoin è cresciuta dello 0,82%.

Quella di ethereum, dello 0,81%.

Praticamente lo stesso numero. Chi teneva l’uno e chi teneva l’altro si è ritrovato diluito nella stessa misura.

Grafico dell'offerta di ethereum dal settembre 2022 al settembre 2026: scende sotto il livello di partenza, tocca il minimo ai primi di aprile 2024, poi risale e dal 5 febbraio 2025 resta stabilmente sopra quel livello
L’offerta di ethereum dal passaggio a proof of stake a oggi. Il minimo è dell’aprile 2024, dal febbraio 2025 è tornata sopra il livello di partenza e non è più scesa.

E se guardi il ritmo degli ultimi trenta giorni, ethereum sta persino leggermente sopra: 0,87% annualizzato.

Quindi la differenza che conta non è quella. Se fosse quella, nell’ultimo anno non ci sarebbe stata nessuna differenza.

La differenza vera è chi decide quel numero

In bitcoin il numero è scritto. Oggi 3,125 nuovi bitcoin ogni blocco, e ogni 210.000 blocchi si dimezza. Chiunque, con una calcolatrice, può dirti quanti bitcoin esisteranno nel 2100.

Il prossimo dimezzamento è al blocco 1.050.000. A metà settembre 2026 ne mancavano circa 82.500, e a quel ritmo siamo intorno ad aprile 2028. Nota come l’ho scritto: “intorno a”. Si conta in blocchi, non in giorni, e chi ti dà la data esatta con l’ora ti sta vendendo una precisione che non esiste.

E quella regola non tiene perché qualcuno l’ha promessa. Tiene per il motivo che abbiamo visto nella prima lezione: il registro ce l’hanno in copia tutti, e le regole le fa rispettare ognuno per conto proprio. Per cambiarle non basta che lo voglia qualcuno di grosso, devono adeguarsi quasi tutti.

Nel 2026 se n’è avuta la prova. L’8 agosto una proposta di modifica delle regole, BIP-110, è arrivata alla fase in cui i miner devono dire sì o no. Ha raccolto il 2,53% contro una soglia del 55%. E quel 55% è solo la soglia con cui i miner segnalano: le regole poi le fa rispettare chi verifica le transazioni, che è un altro insieme di gente ancora. È per questo che la catena che provava a staccarsi si è staccata da sola invece di trascinarsi dietro bitcoin: ha prodotto due blocchi in otto ore e si è fermata lì. Le regole di fondo di bitcoin non cambiano da novembre 2021.

Tienilo a mente, però, perché è una lama a doppio taglio: chi ti vende “immutabile” ti sta vendendo nello stesso pacchetto anche “non si adatta”.

In ethereum quel numero è il saldo di due forze

Qui non c’è nessun tetto, e non è un dettaglio da nascondere: è proprio un’altra impostazione.

Da una parte il protocollo conia nuovi ETH per pagare chi tiene in piedi la rete. Quanti, dipende da quanto ETH è depositato a garanzia. A metà settembre 2026 sono 43,1 milioni, cioè il 35% del totale, e in fila per entrare ce ne sono altri 1,85 milioni con oltre un mese di attesa.

Dall’altra parte la rete distrugge una fetta della commissione di ogni transazione.

Il saldo fra le due cose può andare in due direzioni, e dipende da quanto la rete viene usata. Rete intasata e costosa: si distrugge più di quanto si conia, l’offerta scende. Rete scorrevole ed economica: si conia più di quanto si distrugge, l’offerta sale.

Ed è qui che sta il pezzo che vale da solo la lezione.

Nel marzo 2024 un aggiornamento ha reso quasi gratuito, per le reti di secondo livello, appoggiarsi a quella principale. E il punto non è solo che la gente si è spostata lì: è che quelle reti, che alla rete principale pagavano un conto salato per depositarci i propri dati, da allora ne pagano una frazione. A metà settembre 2026 fanno 62 volte le operazioni della rete principale, e su quelle reti un trasferimento costa meno di un centesimo.

Risultato: in una giornata qualunque di settembre 2026 sulla rete principale vengono distrutti una quarantina di ETH, contro una media di 2.481 al giorno da quando il meccanismo esiste.

L’offerta di ethereum ha toccato il minimo ai primi di aprile del 2024. Dal 5 febbraio 2025 è tornata sopra il livello che aveva il giorno del cambio di funzionamento, e non è più scesa sotto.

Chi nel 2022 aveva comprato sentendosi dire che l’offerta si sarebbe ristretta, oggi possiede una fetta di rete più piccola di allora.

E attenzione, perché il saldo ha due lati e nel frattempo si è mosso anche l’altro: l’ETH depositato a garanzia è passato da circa 31 milioni nella primavera del 2024 a oltre 43 milioni oggi, e più ce n’è depositato più il protocollo conia. L’offerta è tornata a salire per due motivi che spingono nella stessa direzione, meno distruzione e più emissione. Nel 2023, con la rete intasata e molti meno ETH depositati, il saldo si invertiva davvero. Oggi l’asticella si è alzata, perché l’emissione da battere è quella di oltre 43 milioni di ETH depositati e non più quella di 31.

Non è che qualcuno abbia cambiato le carte in tavola. È che quella riduzione non era una proprietà garantita del sistema, era una conseguenza dell’ingorgo. Il meccanismo che nel racconto doveva restringere l’offerta lavora solo quando la rete è intasata: quando la rete ha iniziato a funzionare bene, quello si è quasi fermato.

Due mestieri vuol dire due modi diversi di avere torto

Tabella che confronta bitcoin ed ethereum su quattro righe: chi decide quanto se ne crea, da cosa dipende, qual è la tesi di chi lo compra e che cosa gliela rompe
I due mestieri a confronto: chi decide quanto se ne crea, da cosa dipende, cosa muove il prezzo e cosa rompe la tesi.

Bitcoin è una regola di emissione che nessuno può cambiare, su una rete che di mestiere non fa nient’altro. Se lo compri, la tua tesi è che quella rigidità valga qualcosa. Quello che te la rompe sono i flussi, cioè chi compra e chi vende: al 16 settembre 2026 gli ETF americani a pronti su bitcoin sono in deflusso netto di circa due miliardi di dollari da inizio anno, e di cosa dicono davvero i flussi degli ETF ho già scritto qui.

Ethereum è una rete che si fa pagare per essere usata. Se lo compri, la tua tesi è che quell’uso cresca e che il valore resti attaccato lì. Quello che te la rompe è che l’uso smetta di passare da lì, o che ci passi pagando una frazione di prima, che è esattamente quello che è successo.

Due strumenti, due tesi, due cose diverse da guardare. Non è la stessa posizione in due taglie.

Quello che nessuno dei due è

Bitcoin non è l’assicurazione contro le banche centrali. Nel 2026 la Fed ha tenuto la linea dura e il 16 settembre ha alzato i tassi, primo rialzo in più di tre anni. Bitcoin, nello stesso anno, è sceso. Si comporta come un attivo di rischio legato a quanta liquidità gira in giro, non come una polizza che da quella liquidità è immune.

Ethereum non è un’azione con la cedola. Il rendimento del protocollo è sceso al 2,59% l’anno, e il fondo di BlackRock che lo mette davvero a garanzia ne gira agli investitori l’1,45% l’anno (dato al 16 settembre 2026). La differenza non è tutta commissione, ed è la parte interessante: una fetta se la prendono lui e chi gli fa il lavoro, un’altra è semplicemente ether che il fondo tiene libero, senza metterlo a garanzia, per poter rimborsare chi esce. E nel frattempo il sottostante, da inizio anno, perde a doppia cifra. Un rendimento dell’1,45% l’anno su una cosa che in nove mesi lascia sul terreno più di dieci volte tanto non è una cedola, è una foglia di fico.

E c’è un cortocircuito: più capitale entra a garanzia inseguendo quel rendimento, più il protocollo conia, e meno rende a tutti quelli già dentro. Il dividendo si annacqua da solo man mano che arrivano gli azionisti.

Cosa fai da domani mattina

Scrivi la tesi prima di comprare. Una riga sola: “lo compro perché…”. Se la riga è “perché costa meno dell’altro”, quella non è una riga, è quello che facevo io.

Chiediti cosa te la romperebbe. Per uno sono i flussi, per l’altro è quanto viene usata la rete. Sono due cose che si guardano in due posti diversi, e nessuna delle due si guarda sul grafico dei prezzi.

Non dimensionarli uguali solo perché stanno nella stessa cartella. Sono due mestieri, e nel 2026 il secondo si è mosso molto più del primo, in tutte e due le direzioni.

Dove andiamo la prossima volta

Finora abbiamo visto il registro, le chiavi, il posto dove si compra e le due cose principali che ci si comprano. La prossima volta tocca a quelle che promettono di non muoversi mai: le stablecoin, e soprattutto chi garantisce cosa.

La differenza fra i due non è quanto se ne crea. È che in uno quel numero è scritto, e nell’altro è il risultato di come viene usata la rete.

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Chiudo con la cosa che mi ha fatto cambiare testa.

Non è stato un grafico.

È stato accorgermi che di una delle due cose che avevo in portafoglio non sapevo dire, in una frase sola, perché mai dovesse valere qualcosa.

E se non lo sai dire, non hai una posizione.

Hai una speranza con dentro dei soldi.

Suerte Amigo!

Tiziano Brunno

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Lunga fila di lastre di pietra identiche illuminate di ambra, allineate nel buio come le pagine di un registro infinito, ognuna incisa con lo stesso segno della precedente

Cos’è una blockchain, senza fuffa

Ciao trader,

parto con una confessione che mi fa fare la figura del pirla.

Le mie prime crypto le ho comprate senza avere la più pallida idea di cosa fosse una blockchain.

Sapevo che saliva. Bastava quello.

È come guidare per anni senza sapere che sotto il cofano c’è un motore: finché tutto va, non serve. Il giorno che si ferma in mezzo alla strada, però, sei quello lì fermo che aspetta qualcuno che gli spieghi cosa è successo.

Quindi con questo pezzo parte una serie. Otto lezioni, una a settimana, il lunedì mattina, dal basso verso l’alto.

Niente formule. Niente inglese non tradotto. Solo le cose che, se non le sai, prima o poi ti costano soldi.

Ok, vamos.

Il problema che qualcuno stava cercando di risolvere

Dimentica per un attimo la parola blockchain e pensa a una cosa banale: come fai a mandare cento euro a un tuo amico?

Vai in banca, o apri l’app. E la banca fa una cosa sola: scrive su un registro che tu hai cento euro in meno e lui cento in più.

Non si sposta niente di fisico. Si aggiorna una riga.

Il punto quindi è che chi tiene il registro comanda. Può bloccarti, può sbagliare, può decidere che oggi non sei una persona simpatica.

La domanda che qualcuno si è fatto è: si può tenere un registro senza che ci sia un padrone del registro?

La blockchain è la risposta a quella domanda. Non è altro.

Cos’è, in una riga

È un registro pubblico, copiato identico su migliaia di computer sparsi per il mondo, che chiunque può leggere e che nessuno può correggere da solo.

Rileggi le tre parti, perché sono tutta la lezione: pubblico, copiato, non correggibile.

Non c’è dentro una cassaforte. Non ci sono monete d’oro digitali parcheggiate da qualche parte. Ci sono righe, esattamente come in banca.

La differenza è chi le custodisce e come si mettono d’accordo.

Perché non si può truccare

Qui c’è il malinteso più diffuso, e ci sono cascato pure io: la gente pensa che sia sicura perché è “criptata”.

Non è quello il motivo. Il motivo è molto più contadino.

Primo: è copiata. Se io modifico la mia copia del registro per darmi mille bitcoin, la mia versione non coincide più con le altre migliaia in circolazione. Quando la rete confronta, la mia viene scartata come un biglietto falso in mezzo a diecimila veri. Non serve che qualcuno mi becchi: si becca da solo.

Secondo: è incatenata. Le transazioni vengono raggruppate in blocchi, e ogni blocco si porta dentro l’impronta di quello precedente. È come una pila di fogli dove ogni foglio ha scritto in cima il riassunto esatto del foglio sotto.

Adesso prova a cambiare una riga in un foglio di tre mesi fa.

L’impronta di quel foglio cambia, quindi il foglio sopra non torna più. E quindi non torna nemmeno quello sopra ancora. Per far quadrare la bugia dovresti rifare tutti i fogli venuti dopo, mentre il resto del mondo continua a impilarne di nuovi più veloce di te.

Due catene di quattro blocchi a confronto: in alto la catena integra, dove l'impronta scritta in ogni blocco coincide con quella del precedente, in basso la stessa catena con una riga modificata nel blocco 2, dove l'impronta cambia e tutti i blocchi successivi non tornano più
Una catena di quattro blocchi, ognuno con l’impronta del blocco precedente. Sotto, la stessa catena con una riga modificata nel secondo blocco: l’impronta non torna più e tutti i blocchi successivi risultano invalidi.

Ecco perché si chiama catena di blocchi. Il nome, per una volta, dice esattamente la cosa che fa.

La sicurezza non sta nel segreto. Sta nella ripetizione e nel confronto.

E adesso il conto da pagare

Questa parte i venditori di sogni te la saltano, e invece è quella che ti spiega la metà delle cose che vedi succedere.

Tenere migliaia di copie dello stesso registro, e farle mettere d’accordo di continuo, è mostruosamente inefficiente.

Il tetto si può alzare, e infatti lo alzano ogni tanto. Ma il prezzo di fondo resta quello: paghi in lentezza e in commissioni quello che risparmi in fiducia.

Guarda i numeri, che chiariscono meglio di mille parole.

Bitcoin regge circa 7 transazioni al secondo, e un blocco nuovo esce ogni dieci minuti circa.

Ethereum, sul suo livello base, sta intorno alle 25, ed è già il doppio di due anni fa perché il tetto per blocco è stato alzato.

Il circuito delle carte di credito ne macina in media più di diecimila al secondo, e nei picchi molti di più.

Sono numeri di agosto 2026: su questa roba invecchiano in fretta, quindi prendili con la data attaccata.

Confronto fra il registro della banca, una copia sola tenuta da un padrone, e quello della blockchain, decine di copie identiche confrontate di continuo, con sotto le transazioni al secondo ad agosto 2026: circa 7 per bitcoin, circa 25 per ethereum, più di diecimila per il circuito delle carte
Confronto fra il registro unico della banca, una copia sola tenuta da un padrone, e il registro della blockchain, migliaia di copie identiche confrontate fra loro. Sotto, le transazioni al secondo: circa 7 per bitcoin, circa 25 per ethereum, più di diecimila per il circuito delle carte.

Non sono numeri per dire “la blockchain fa schifo”. Sono numeri per dirti che è uno strumento con un mestiere preciso, e quel mestiere non è comprare il caffè.

Un registro che non ha padrone lo usi quando il padrone è esattamente il problema che vuoi togliere di mezzo. Per tutto il resto, la carta di credito funziona benissimo ed è più economica.

Le tre cose che da domani ti tornano utili

Bene, e in pratica? Cosa cambia per te, che magari le crypto le compri e basta?

Uno. Ora sai perché le commissioni ballano. Su bitcoin lo spazio in un blocco è limitato e ne esce uno solo ogni dieci minuti. Quando c’è coda si fa un’asta per entrare, e passa davanti chi paga di più per byte occupato, non chi paga di più in assoluto. Su ethereum il meccanismo è diverso, il prezzo base lo decide il protocollo, ma per te la sostanza è la stessa: quando c’è traffico si paga di più.

Due conseguenze che valgono soldi. La prima: la commissione non dipende da quanto mandi. Muovere dieci euro e muovere dieci milioni costa uguale, perché paghi il peso della transazione e non il valore. La seconda: la commissione di rete non la decide l’exchange, ma la commissione di prelievo che ti addebita lui è un’altra cosa, spesso fissa e spesso molto più alta del costo vero. Quella vai a controllartela.

Due. Ora sai perché quel bonifico è “in attesa”. Non sta viaggiando da nessuna parte. È in fila, e aspetta che qualcuno lo infili in un blocco.

Tre, e questa è la più importante di tutte. Una transazione confermata non si annulla. Non c’è nessun ufficio reclami. Se ti fai fregare, se clicchi sulla cosa sbagliata alle due di notte, o se mandi sulla rete sbagliata, quei soldi sono andati e basta.

Sul singolo carattere sbagliato invece sei coperto: gli indirizzi hanno dentro un codice di controllo e il wallet ti blocca prima di spedire. Sulla rete no. Quando preleghi da un exchange ti compare una tendina che ti chiede su quale rete mandare, e sbagliare quella tendina è il modo numero uno in cui un principiante brucia i soldi al primo trasferimento.

La stessa proprietà che rende il registro impossibile da truccare, a meno di avere in mano più potenza di calcolo di tutto il resto della rete messo insieme, lo rende impossibile da correggere quando l’errore lo fai tu.

E qui serve una precisazione che quasi nessuno fa: quello che non si trucca è il registro. Tutto quello che ci sta sopra e intorno, exchange, wallet, contratti, ponti fra catene, si buca con regolarità. Quando leggi di un exchange svaligiato non è la blockchain che ha ceduto.

Nel trading questa è l’unica riga di tutto il pezzo che ti può salvare dei soldi veri.

Dove andiamo la prossima volta

Se il registro non ha un padrone, la domanda successiva viene da sola: come fa il registro a sapere che quella riga l’hai scritta tu e non io?

Lì entrano in gioco le chiavi, ed è la lezione della settimana prossima. È anche quella dove si capisce cosa vuol dire davvero la frase “not your keys, not your coins”, che tutti ripetono e in pochi hanno capito.

Se invece vuoi già dare un’occhiata a cosa muove i prezzi di questa roba, ne ho parlato in bitcoin e i flussi degli ETF, che è un altro pianeta rispetto a questa lezione ma è dove finiscono i discorsi.

La blockchain non è sicura perché è segreta. È sicura perché è copiata, e quella stessa copia è il motivo per cui è lenta e cara.

— tradingblog.itPosta su X

Chiudo con la cosa che mi ripeto ogni volta che qualcuno prova a vendermi la parola blockchain come se fosse magia.

Non è magia. È un registro contabile con dentro una regola di buon senso: se lo tengono in tanti e lo confrontano di continuo, nessuno può riscriverlo di nascosto.

Tutto il resto, la finanza decentralizzata, i token, le stablecoin, sta sopra questa riga qui.

E quando uno ti spiega la roba che sta sopra senza averti mai spiegato questa, di solito è perché ha qualcosa da venderti.

Suerte Amigo!

Tiziano Brunno

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Disclaimer: contenuto puramente informativo ed educativo. Non costituisce consulenza finanziaria né un invito a operare. Il trading comporta rischio di perdita del capitale.

Enorme cisterna in penombra: da una breccia nella parete esce un torrente scuro e silenzioso, mentre da un piccolo tubo sul lato opposto cola un sottile filo di liquido ambra luminoso, minuscolo al confronto

Il sorpasso c’è stato, ma non dove lo stavi guardando

Ciao trader,

a metà luglio ti avevo lasciato con una domanda aperta.

Ethereum è il fratello sfigato che ha perso il treno, o è una molla compressa pronta a scattare?

Bene, un pezzo di risposta è arrivato. E come al solito non è arrivata dove la stavamo guardando tutti.

Il titolo che hai letto

Per la prima volta da quando esistono, i fondi ETF su ether hanno raccolto in un mese più di quelli su bitcoin.

Il titolo gira da settimane, in italiano e in inglese, quasi sempre con la stessa parola: sorpasso.

Ed è vero. Non è una bufala, il dato c’è.

Il problema è che il titolo finisce lì, e il numero invece continua.

Ora apriamo il numero

Luglio 2026. Ecco le due cifre, una accanto all’altra.

ETF su ether: 365 milioni di dollari di raccolta netta.

ETF su bitcoin: 205 milioni.

Sorpasso, appunto. Adesso però guarda le due etichette che nessuno ti ha messo sotto.

Quei 365 milioni sono il mese migliore di ether da quando i suoi ETF esistono, cioè da luglio 2024.

Quei 205 milioni sono il mese peggiore di bitcoin da quando i suoi ETF esistono.

Grafico a barre della raccolta netta di luglio 2026: gli ETF su ether a 365 milioni di dollari, il loro mese migliore da luglio 2024, contro gli ETF su bitcoin a 205 milioni, il loro mese peggiore di sempre
Le due barre della raccolta netta di luglio 2026, ETF su ether a 365 milioni contro ETF su bitcoin a 205 milioni, con sotto le due etichette: per ether è il mese migliore di sempre, per bitcoin il peggiore di sempre.

Rileggi la frase, perché è tutto lì dentro.

Il record di uno ha battuto il minimo storico dell’altro.

Non è la Ferrari che ha superato la McLaren in rettilineo. È la McLaren che si è fermata ai box, e la Ferrari, che stava andando alla sua velocità massima, se l’è trovata davanti.

Sempre un sorpasso è. Ma se scommetti sul pilota sbagliando la ragione, poi al giro dopo ti stupisci.

E il prezzo, che dice?

Qui arriva la parte che mi interessa davvero, perché è quella che ti tocca il conto.

Se i flussi comandano, e ether ha vinto il mese sui flussi, ether dovrebbe volare.

Ether, a metà agosto, sta poco sopra i 1.900 dollari.

Il picco del 2025 era intorno ai 5.000.

Bitcoin nel frattempo sta intorno ai 64.000, contro un massimo di 126.080 toccato a ottobre 2025.

Quindi il flusso ha vinto e il prezzo non se n’è accorto.

Non è una stranezza, ed è la stessa identica famiglia di cose di cui parliamo da un mese su questo blog. Quello che muove il tuo grafico spesso non sta sul tuo grafico, e quando finalmente riesci a vederlo, scopri che è più piccolo di come te l’avevano raccontato.

Il motivo è banale: le proporzioni

Trecentosessantacinque milioni di dollari sembrano tanti perché noi ragioniamo con lo stipendio.

Sul mercato di ether, che capitalizza centinaia di miliardi, sono un rubinetto. Non sono una diga.

Ci sono singole giornate storte in cui su ether si muove più valore di così in poche ore.

Quindi la domanda giusta non è mai “quanto è entrato?”.

È “quanto è entrato rispetto a cosa?”.

E qui ti do il numero che nessuno ha titolato, che è di gran lunga il più grosso di tutta la storia.

Il numero vero, quello senza titolo

Nel primo semestre del 2026 gli ETF su bitcoin hanno perso 5,4 miliardi di dollari netti.

È il primo semestre in rosso da quando esistono, cioè da gennaio 2024.

Il patrimonio gestito è sceso da oltre 70 miliardi a circa 55 a fine giugno.

Confronto di scala fra i 365 milioni di dollari raccolti dagli ETF su ether a luglio 2026 e i 5,4 miliardi netti usciti dagli ETF su bitcoin nel primo semestre dello stesso anno: la prima barra è quindici volte più piccola
Confronto di scala fra i 365 milioni raccolti dagli ETF su ether a luglio e i 5,4 miliardi netti usciti dagli ETF su bitcoin nel primo semestre 2026. La prima barra è quindici volte più piccola.

Guarda la figura e tieni a mente la proporzione, perché vale più di dieci articoli.

Il “sorpasso” da 365 milioni è quindici volte più piccolo del fiume che nel frattempo era uscito dall’altra parte.

Uno ha fatto notizia. L’altro no.

Ed è sempre così, tra parentesi: la notizia è l’evento raro, il numero grosso è la noia che nessuno racconta.

Dove il sorpasso c’è per davvero

Adesso ti dico l’unica cosa di questo pezzo che si può usare.

Se prendi il prezzo di ether e lo dividi per quello di bitcoin, tiri fuori il famoso ratio ETH/BTC. È il modo pulito di chiedersi chi dei due sta andando meglio, senza farsi sporcare il ragionamento dal dollaro.

Quel rapporto, a maggio, stava intorno a 0,024.

Adesso sta intorno a 0,030.

Ecco il sorpasso. È lì, non nel prezzo in dollari.

Ether ha guadagnato circa un quarto contro bitcoin, e nello stesso periodo ha perso valore contro il dollaro. Le due cose stanno insieme benissimo, perché sono due scommesse diverse.

E questa è la lezione operativa vera, che non riguarda le crypto ma qualunque mercato tu tocchi:

se compri A perché pensi che batterà B, la scommessa giusta è A contro B, non A contro il dollaro.

Chi a maggio si è messo lungo ether contro bitcoin ha avuto ragione e l’ha portata a casa.

Chi si è messo lungo ether e basta ha avuto la stessa identica intuizione, ha avuto ragione sulla tesi, e ha perso soldi lo stesso.

Se dopo questo pezzo ti resta una sola frase, fai che sia questa.

La spiegazione che gira, e quanto ci credo

Quelli che il mestiere lo fanno sul serio la raccontano più o meno così: chi vende gli ETF su bitcoin sta vendendo l’esposizione a una riserva di valore che il valore non lo stava riservando, mentre chi compra gli ETF su ether compra un’infrastruttura che qualcosa rende, tra il 2 e il 2,6 per cento netto di staking, e su cui si regolano le stablecoin.

È una spiegazione coerente. Mi piace pure.

Però mettiamoci d’accordo su cosa è: è una narrazione che si adatta bene ai dati, non una prova.

Le narrazioni che si adattano bene ai dati sono le più pericolose che esistano, perché sembrano capire e invece stanno solo raccontando all’indietro. Se domani il rapporto torna a 0,024 troveremo tutti, me compreso, un motivo altrettanto elegante per spiegarlo.

E agosto?

Agosto non te lo commento, e ti dico perché.

Nella prima settimana del mese gli ETF su bitcoin hanno raccolto oltre 750 milioni.

Nella settimana intorno a Ferragosto ne sono usciti quasi 390.

Due titoli opposti, tutti e due veri, a otto giorni di distanza.

Chiunque ti citi una singola settimana per dimostrarti che i soldi stanno entrando, o che stanno uscendo, sta scegliendo la settimana che gli serve.

È lo stesso identico difetto della statistica di cui parlavo mercoledì sui livelli: una cifra senza il periodo con cui è stata costruita non è un dato, è una posizione mascherata da dato.

Se vuoi guardare i flussi, guardali per mese e per semestre. Sotto quella soglia è rumore, e il rumore ti fa entrare male.

Cosa me ne faccio, in pratica

Poco, e onestamente.

I flussi degli ETF sono contesto lento. Ti dicono chi sta accumulando in silenzio nell’arco di trimestri, non se domani mattina compri o vendi.

Chiedere ai flussi il timing è come chiedere all’orologio del salotto che tempo fa fuori.

Quello che invece cambia davvero le cose, se il mondo crypto lo tocchi, è la size. Perché qui il “mese peggiore di sempre” e “il mese migliore di sempre” stanno dentro lo stesso trimestre, e la volatilità che c’è dietro quei titoli è la stessa che ti liquida di notte mentre dormi.

Se ci operi con la leva, il conto della size fallo prima di entrare e falla piccola: ho messo online il Crypto Risk Manager apposta, è gratuito e ti dice in dieci secondi quanto puoi permetterti di sbagliare.

Non è il tool che ti fa guadagnare. È quello che ti tiene al tavolo abbastanza a lungo perché la tua tesi, se è giusta, abbia il tempo di diventarlo.

Chiudo dove avevo aperto

A luglio la domanda era: fratello sfigato o molla compressa?

La risposta di oggi, onesta, è molla che si sta caricando, ma di poco, e contro bitcoin, non contro il dollaro.

Il sorpasso sui flussi è reale ed è la prima volta. Ma è successo ai minimi storici di tutti e due, dentro un semestre in cui dal settore sono usciti miliardi, e il prezzo in dollari non lo ha nemmeno salutato.

Se ti interessa il quadro completo, il pezzo di luglio su ether resta valido nelle premesse, e quello su bitcoin e i flussi degli ETF è il fotogramma prima di questo.

Un sorpasso ai minimi di entrambi non è una gara vinta. È una gara che ha smesso di correre uno solo dei due.

— tradingblog.itPosta su X

E la morale, che poi è sempre la stessa da quando ho iniziato a scrivere su questo blog.

I titoli ti danno il verbo. I numeri ti danno il soggetto e il complemento.

Se leggi solo il verbo, sai che è successo qualcosa e non sai né a chi né quanto, e con quella roba lì ci apri le posizioni.

Suerte Amigo!

Tiziano Brunno

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Disclaimer: contenuto puramente informativo ed educativo. Non costituisce consulenza finanziaria né un invito a operare. Il trading comporta rischio di perdita del capitale. I dati di flusso citati sono aggiornati al 18 agosto 2026.

Cascata di liquidazioni in rosso: 253 milioni di posizioni a leva chiuse a forza

Leva e liquidazioni: come ti spazzano via

Ciao trader,

lascia che ti racconti come si bruciano 253 milioni di dollari in un giorno.

Non serve un crollo epocale, basta una brutta notizia. Sono tornate le tensioni in Medio Oriente, il cripto è andato giù col resto del risk-off, e in poche ore 253 milioni di posizioni a leva sono stati spazzati via.

La domanda vera non è “perché è sceso”. È: perché così tanta gente è saltata tutta insieme? La risposta ha un nome, e si chiama leva.

La leva, spiegata senza paroloni

Ora te lo spiego semplice. La leva è un prestito che l’exchange ti dà per operare con più soldi di quanti ne hai. Metti 100, con leva 10x ne muovi 1.000. Se sale, guadagni come se ne avessi 1.000. Bello, no?

Aspetta a esultare. La leva taglia da tutte e due le parti. Se il mercato ti va contro anche solo un po’, quel prestito lo devi coprire. E se il margine non basta più, l’exchange non ti chiama e non chiede scusa: ti chiude il trade d’ufficio. Quella è la liquidazione. Con leva 10x ti basta un movimento del 10% contro, anzi un filo meno perché l’exchange chiude un attimo prima per non rimetterci, e sei fuori. Con leva 50x fai tu i conti.

La valanga: perché saltano tutti insieme

Qui c’è il pezzo che quasi nessuno ti spiega. Quando scatta la prima ondata di liquidazioni, quelle sono vendite forzate. E le vendite forzate spingono il prezzo ancora più giù. Un attimo dopo scatta la seconda ondata, che spinge giù ancora. E via così.

Si chiama liquidation cascade, una valanga. Non è il mercato che ha deciso di crollare. Sono migliaia di trade a leva che si trascinano a vicenda giù per il burrone. Quei 253 milioni sono il valore delle posizioni chiuse a forza, non soldi bruciati uno a uno, ma il meccanismo è quello. E bada bene, quella non era nemmeno una di quelle giornate davvero brutte: nei crolli veri si parla di miliardi. Immagina la slavina.

Come non finire nella lista

Poca teoria e molta pratica. Non ti dico “non usare la leva”, tanto non mi ascolteresti. Ti dico come non farti spazzare via:

  • Tieni la leva bassa. La differenza tra 3x e 50x non è “più coraggio”, è quanto vicino cammini sul bordo del precipizio.
  • Dimensiona la posizione sul rischio, non sul sogno. Prima decidi quanto sei disposto a perdere, poi calcoli la size. Mai il contrario.
  • Lo stop mettilo sempre. Uno stop tuo, deciso a mente fredda, è meglio della liquidazione decisa dall’exchange.
  • Non entrare a leva prima di una notizia grossa. Il Medio Oriente non manda il preavviso.

La leva non ti rende un trader migliore, ti rende solo più veloce, nel bene e nel male. E se non hai ancora un metodo che regge senza leva, la leva serve solo ad andare a sbattere prima.

La differenza tra chi salta e chi resta in piedi

Torniamo a quei 253 milioni, perché c’è una beffa. Una buona fetta di quella gente non si è fatta liquidare per un errore di analisi, si è fatta liquidare perché è entrata al buio. Non sapeva che c’era aria di tensione geopolitica, non sapeva dove stavano i grandi posizionamenti, non sapeva le zone dove il prezzo di solito reagisce.

Ecco il punto: il confine tra chi si fa spazzare via e chi porta a casa la giornata passa quasi sempre da lì, da quanto vedi prima di entrare. Il problema è che quei dati stanno sparsi in venti posti diversi, spesso a pagamento e in gergo da addetti ai lavori.

Per questo abbiamo costruito Thunder Desk, e te lo dico senza giri: se fai trading a leva e non hai davanti uno strumento così, stai guidando in autostrada con gli occhi chiusi. In un posto solo, gratis, ci trovi il calendario macro con l’impatto reale di ogni evento (così la prossima brutta notizia la vedi arrivare), il posizionamento di commerciali e speculatori dai report COT, la gamma exposure su S&P e Nasdaq e le zone di interesse su DAX, ES, NQ e Dow. Niente rumore, solo dati.

Creati l’account, aprilo cinque minuti prima di operare, e la differenza tra te e quei 253 milioni la fai proprio lì.

Non entrare più al buio

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Quando metti insieme ignoranza e leva finanziaria, ottieni risultati piuttosto interessanti.

— Warren BuffettPosta su X

Chiudo qui. Se conosci qualcuno che gioca col fuoco a leva 50, mandagli questo articolo: magari gli eviti il funerale del conto.

Suerte Amigo!
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Ethereum, il fratello rimasto indietro: può arrivare il sorpasso?

🤓 Nerd Mode

Mentre Bitcoin si prende tutti i riflettori, gli ETF spot e la narrativa da “oro digitale”, Ethereum è rimasto indietro. Non di poco. Il rapporto tra il prezzo di Ethereum e quello di Bitcoin, il famoso ratio ETH/BTC, viaggia da mesi vicino ai minimi degli ultimi anni.

La domanda che si fanno tutti è una sola: è il fratello sfigato che ha perso il treno, oppure una molla compressa pronta a scattare? Vediamo di rispondere senza tifoserie.

Perché Ethereum è rimasto indietro

Non è sfortuna, sono motivi precisi. Bitcoin ha una storia che un istituzionale capisce in dieci secondi: offerta limitata, “oro digitale”, riserva di valore. È una narrazione semplice, ed è proprio la semplicità che ha attirato gli ETF spot e i grandi capitali.

Ethereum è un’altra bestia. È una piattaforma, non solo una moneta: ci girano sopra applicazioni, stablecoin, finanza decentralizzata. Più potente, ma anche molto più difficile da raccontare in una riga. In più, ha dovuto convivere con la concorrenza di altre blockchain più veloci ed economiche e con l’incertezza normativa, in particolare sul nodo dello staking e su come la SEC lo tratta.

🧩 Spiegato Bene: il ratio ETH/BTC

Il ratio ETH/BTC misura quanto vale Ethereum rispetto a Bitcoin, ignorando il dollaro. È il grafico più onesto per capire chi sta vincendo dentro il mondo crypto.

Se il ratio sale, Ethereum sta sovraperformando Bitcoin. Se scende, sta perdendo terreno. Guardare solo il prezzo in dollari inganna: in un mercato in cui sale tutto, anche Ethereum sembra fare bene, ma se sale meno di Bitcoin sta in realtà perdendo la gara relativa. Il ratio ETH/BTC toglie il rumore e ti dice la verità.

Cosa servirebbe davvero per il sorpasso

Perché Ethereum torni a correre più forte di Bitcoin non basta l’entusiasmo. Servono catalizzatori concreti:

Catalizzatore Perché conta
Flussi veri sugli ETF spot ETH Non basta che l’ETF esista: servono capitali che entrano davvero, come è successo per Bitcoin
Chiarezza normativa sullo staking Se lo staking viene sdoganato dalla SEC, Ethereum diventa un asset che “rende”, molto più appetibile
Una narrativa forte e semplice Stablecoin e pagamenti che girano su Ethereum potrebbero dargli la storia da una riga che oggi gli manca

La molla compressa, insomma, esiste. Ma una molla compressa resta compressa finché qualcosa non la fa scattare. E il timing, nei mercati, è la cosa più difficile da indovinare.

I rischi, che nessun influencer ti racconta

Arrivare secondi non garantisce il sorpasso. Nella tecnologia il “quasi leader” a volte recupera, altre volte viene semplicemente superato da qualcun altro. Ethereum ha vantaggi enormi, ma anche concorrenti agguerriti e una complessità che è un’arma a doppio taglio.

Chi compra Ethereum “perché deve per forza recuperare su Bitcoin” sta facendo una scommessa sul quando, non solo sul se. E scommettere sul quando è il modo più veloce per farsi male, anche avendo ragione sulla direzione.

Come inquadrarlo nel tuo trading

Tre regole per non trasformare una tesi giusta in una perdita:

1. Guarda il ratio ETH/BTC, non solo il prezzo in dollari. È lì che si decide chi vince la gara interna al mondo crypto. Ne abbiamo parlato anche nell’analisi su Bitcoin e i flussi degli ETF.

2. Dimensiona la posizione prima di entrare. Le crypto si muovono forte in entrambe le direzioni: la size sbagliata su Ethereum ti può costare cara in una sola notte.

Apri il Calcolatore Lotti Forex

3. Traccia e resta oggettivo. Sul “quando arriverà il sorpasso” ci si innamora facilmente della propria tesi. Segna le operazioni sul TradingBlog Diary e lascia parlare i numeri, non le speranze.

Il mercato può restare irrazionale più a lungo di quanto tu possa restare solvibile.

— John Maynard KeynesPosta su X

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Bitcoin che si dissolve in flussi di luce assorbiti dai vault degli ETF

Bitcoin -20% a giugno: ora comandano gli ETF

🤓 Nerd Mode

Giugno 2026 verrà ricordato come il mese in cui Bitcoin ha smesso di ascoltare Twitter e ha iniziato ad ascoltare Wall Street.

BTC ha chiuso il 30 giugno intorno a 58.500 dollari, in calo di circa il 20% sul mese. Non un ritracciamento qualsiasi: parliamo del peggior mese rispetto alla stagionalità storica, secondo Fortune. E la parte interessante non è il numero. È il colpevole.

Non è stato il retail a vendere in preda al panico. È stato un flusso lento, ordinato, quasi burocratico: riscatti continui dagli ETF spot americani. Circa 4,4 miliardi di dollari di deflussi in una tredicina di sedute da metà maggio. Ogni giorno un pezzetto di offerta che torna sul mercato, senza urla, senza meme, senza capitolazione.

Benvenuto nel Bitcoin del 2026: dove il prezzo marginale lo decide chi gestisce un ETF, non chi posta rocket emoji.

Deflussi netti dagli ETF spot su Bitcoin: -4,4 miliardi di dollari a giugno 2026
Giugno 2026: il mese peggiore di sempre per i flussi degli ETF spot su Bitcoin. Fonte: CoinDesk / Fortune.

Chi tiene la penna adesso

Per anni la narrazione era semplice: il retail muove il prezzo, le balene lo anticipano, gli istituzionali arrivano tardi. Nel 2026 quella storia è invecchiata male.

Da quando gli ETF spot su Bitcoin sono diventati il canale d’accesso dominante per il capitale professionale, i loro flussi netti sono la variabile che conta. Quando entrano soldi, l’emittente compra BTC sul mercato per coprire le quote. Quando escono, vende. Il flusso ETF è domanda e offerta, tradotta in tempo reale.

Ed è per questo che i driver di giugno raccontano una storia coerente: una Fed più falco del previsto, che tiene alti i rendimenti reali e rende meno appetibile un asset che non paga cedole; e una rotazione del capitale verso l’equity legato all’intelligenza artificiale, dove nel 2026 sembra esserci la festa vera. In quel contesto, i gestori hanno semplicemente ruotato fuori. Il deflusso è la fotografia di quella decisione.

🧩 Spiegato Bene: cos’è un ETF spot

Un ETF spot su Bitcoin è un fondo quotato in borsa che detiene BTC “vero” e ne replica il prezzo, comprato e venduto come una normale azione. Ogni volta che entrano o escono capitali, l’emittente compra o vende Bitcoin sul mercato reale. Ecco perché i suoi flussi non seguono il prezzo: lo fanno.

Come funziona un ETF spot su Bitcoin: flusso in entrata e in uscita
Il meccanismo di un ETF spot: i flussi in entrata e in uscita si traducono in acquisti e vendite di BTC reale.

Ethereum, il fratello rimasto indietro

Se ti serviva una prova che ora comanda la domanda istituzionale e non l’entusiasmo generico “per la crypto”, guarda Ethereum.

A giugno gli ETF spot su ETH hanno registrato deflussi per più sedute consecutive, proprio mentre gli ETF su Bitcoin, per qualche seduta, tornavano brevemente in afflusso netto. Due prodotti sullo stesso scaffale, stesso wrapper regolamentare, comportamenti opposti. Il capitale professionale sta scegliendo, e sta scegliendo BTC.

Il risultato sul prezzo è brutale: il drawdown di ETH dal massimo di ciclo si è allargato verso il -60%, secondo Investing.com. Il divario di domanda tra i due asset non si sta chiudendo, si sta ampliando.

Drawdown dal massimo di ciclo 2026: Bitcoin -48% vs Ethereum -60%
Stesso wrapper, mandati diversi: il drawdown di Ethereum dal picco di ciclo è più profondo di quello di Bitcoin. Fonte: Investing.com.

La lettura da nerd è questa: nel mondo degli ETF non esiste “la crypto” come blocco unico. Esistono singoli asset con singoli mandati, e chi alloca decide riga per riga. Bitcoin si è conquistato lo status di “asset da portafoglio istituzionale”. Ethereum, per ora, resta l’esposizione più tecnica che fatica a trovare gli stessi compratori pazienti.

La SEC ridisegna quali ETF nasceranno

Qui arriva il pezzo che pochi stanno collegando, ma che potrebbe contare più di ogni singola seduta di deflussi.

Intorno al 30 giugno la SEC ha aperto una finestra di commenti di circa 60 giorni, fino a inizio settembre, su un nuovo framework unico e “asset-neutral” per gli ETF complessi e di nuova generazione. Fonte: The Block.

Un gateway regolatorio che filtra i token crypto in corsie approvate e respinte
Il nuovo framework “asset-neutral” della SEC decide in anticipo quali ETF crypto potranno nascere e quali no.

Cosa c’è dentro quel perimetro? Praticamente tutta la prossima ondata: gli ETF spot crypto, i prodotti con staking-yield, i basket di altcoin, e persino gli ETF legati ai prediction market. Non a caso, circa due dozzine di filing su event-contract risultano congelati da maggio, in attesa che le regole del gioco vengano scritte.

Tradotto: la SEC sta smettendo di valutare ogni ETF crypto caso per caso e sta provando a definire un modello unico. Un framework che decide in anticipo quali strutture sono ammissibili e quali no. Che tipo di prodotti potranno raccogliere capitale istituzionale nei prossimi anni. E se i flussi ETF sono ormai il prezzo marginale di Bitcoin, allora chi scrive le regole degli ETF sta scrivendo le regole del prezzo.

Non è più una questione di adozione. È una questione di architettura.

Cosa tenere d’occhio

Due appuntamenti, entrambi sul calendario a breve.

  • Verbali FOMC, 8 luglio. Se confermano il tono falco che ha guidato i deflussi di giugno, la pressione sugli afflussi ETF resta. Se aprono anche solo uno spiraglio più morbido, il flusso può girare in fretta, e ora sappiamo che il flusso è il prezzo.
  • Finestra SEC, fino a inizio settembre. Ogni commento, ogni bozza, ogni segnale su cosa entrerà nel framework “asset-neutral” è materiale per capire quale sarà la prossima generazione di prodotti crypto istituzionali. E quali asset ne resteranno fuori.

Il 2026 crypto non si legge più sui social. Si legge nei flussi e nei filing.

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Disclaimer: contenuto a scopo puramente informativo e didattico. Non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. Fai sempre le tue ricerche.